Contagion – Il cinema fra pandemia e distopia

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Contagion – Il cinema fra pandemia e distopia ultima modifica: 2020-03-07T08:00:18+00:00 da Emanuel Trotto
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Contagion, il fatto

Una donna d’affari in viaggio ad Hong Kong cade vittima di quella che può sembrare una comune influenza. Però, nel giro di poche ore, muore. Potrebbe essere la paziente zero di un nuovo ceppo virale? La notizia si diffonde. Mentre si cerca una cura il panico regna sovrano. E qualcuno cerca di lucrarci sopra…

Contagion poster

Contagion, il commento

In queste due (quasi tre) settimane, non si legge e non si parla d’altro che di pandemia. E, con le principali sale cinematografiche chiuse (o sottoposte a limitazioni), il caro vecchio home video sembra il rifugio più adatto per riuscire ad affrontare la situazione. E a dimenticare la situazione almeno per un paio d’ore. In teoria. Il pubblico in questo periodo infatti sembra invece invasato. Ovvero non vuole dimenticare il disagio odierno. Come se dimenticare significasse prendere sottogamba. Quando è vero proprio il contrario.

Contagion
Nel film Contagion Jude Law è un giornalista in cerca di visibilità

Si dice questo perché, a livello cinematografico, non si fa altro che parlare di film a tematica epidemiologica. Il più immediato è 28 giorni dopo (2002), per passare ai non troppo raffinati Virus letale (1995) o Cabin Fever (2002). Ho lasciato per ultimo Contagion (2011) di Steven Soderbergh, regista di Erin Brockovich. Contagion, in questi giorni, ha avuto il suo picco di notorietà. Sul Play Store della Warner Bros ha scalato la classifica dei film più visti dal distributore dal 270° posto fino al secondo. Non solo, nei Paesi in cui è in catalogo su Prime Video, ha una analoga crescita. Ed è fra i dieci film più visti su ITunes. Insomma, una vera e propria seconda vita per un film di nove anni fa che aveva una percentuale medio alta (fra il 70 e l’80 % di apprezzamenti) su Rotten Tomatoes e su Metacritic.

Buoni numeri ma non sufficienti per creare un cult. È certo uno dei film che affronta la tematica del contagio e della pandemia nella maniera più scientifica ed accurata. Per nulla spettacolarizzata. Anzi, nella prima parte possiede uno stile quasi documentaristico, con riprese rubate e l’interpretazione degli attori sulla medesima linea d’onda. La parola che giustifica la seconda vita di Contagion è “profetico”. Una parola, per chi scrive, è azzeccata solo in parte. Il rischio è quello di utilizzarla a sproposito.  

Marion Cotillard (a sinistra) è la dottoressa Leonora Orantes inviata in Cina per indagare su un possibile paziente 0
Contagion, Marion Cotillard (a sinistra) è la dottoressa Leonora Orantes inviata in Cina per indagare su un possibile paziente 0.

Gli elementi, nella parte iniziale del film sono decisamente “profetici”. Infatti tutto inizia con la storia di una donna, Beth (Gwyneth Paltrow) che è di ritorno da un viaggio di lavoro ad Hong Kong. Essa accusa sintomi influenzali piuttosto marcati. Non solo non passano con il tempo, ma peggiorano, fino ad arrivare alle convulsioni e alla morte. E non è la sola. Infatti, in montaggio alternato, un imprenditore giapponese e un giovane ragazzo cinese sembrano accusare i medesimi sintomi. Il primo si accascia addirittura in un autobus a causa delle convulsioni. E la gente si limita a osservarlo e a filmarlo col cellulare.

Poco dopo, grazie anche al filmato che viene postato in rete, e alla segnalazione di nuovi casi sospetti si iniziano a muovere le autorità. Vengono presentati personaggi appartenenti all’Organizzazione Mondiale della Sanità e al CDC (Centro prevenzione e controllo delle malattie). Si riconoscono dei termini che ci siamo abituati a sentire nelle ultime settimane. Fra cui è citabile R0 (ovvero il tasso di riproduzione del virus), asintomatologia, suscettibilità al virus. Ci sono le medesime opzioni per contenere il contagio e le stesse perplessità. «Dobbiamo avvisare o non avvisare la popolazione? Con la febbre suina abbiamo solo spaventato gente sana!».  «Dobbiamo chiudere le scuole? E chi sta allora a casa con i bambini? E chi lavora nei negozi, o gli impiegati statali?». Potrebbero essere state scritte qualche giorno fa. Non si può negare.

Matt Damon (al centro) è Mitch Emhoff, vedovo della prima vittima del misterioso morbo. Egli tuttavia risulta suscettibile al virus
Contagion, Matt Damon (al centro) è Mitch Emhoff, vedovo della prima vittima del misterioso morbo. Egli tuttavia risulta suscettibile al virus.

Qui finisce la parte profetica e inizia quella meno augurabile. Ovvero quella distopica. Infatti grazie al video un giornalista freelance (Jude Law) per acquisire visibilità – e denaro – decide di spargere la voce di essere stato affetto dal virus e di essere guarito. Ciò grazie agli estratti di forsizia in gocce. Decide di documentare tutto tramite video sul suo blog e diffama pubblicamente i membri del CDC. Una tattica che funziona, purtroppo. Abbastanza da dissuadere i suoi lettori a non vaccinarsi quando viene trovato finalmente un vaccino. Ci sono inoltre la fobia collettiva, la violenza vandalica, il timore di una nuova influenza spagnola. Qui davvero estremizzati e verosimili.

Il ruolo da leone in questo film è presentato proprio dai mass media. Dalle notizie vere e quelle fake. Non solo i blog ma anche i canali ufficiali. La televisione la fa da padrone. Con conferenze stampa e discorsi trasmessi in tutto il mondo in sale piene di persone a stretto contatto. Immobili, disposte in prospettiva nell’inquadratura. Ipnotizzate. E sempre di meno. La regia alterna inquadrature di questo genere per tutta la durata del film. Soderbergh lo fa invitando però gli spettatori a una specie di Cluedo. Ricostruire, con i virologi, quello che sta succedendo, capire da dove è nato tutto. Ci sono anche numerosi, numerosissimi particolari di mani che toccano ovunque. Già dai primi minuti di film. Con una soluzione che è la prova che noi stessi siamo la causa nel nostro male.

Contagion è stato realizzato grazie al sostegno di scienziati per una ricostruzione che fosse la più accurata possibile. Questo per non dimenticarci che si tratta di un film. Accurato, ma pur sempre un film. Questo per ricordarci che, non solo in esso, c’è un finale e la vita continua.

Contagion, scheda film

  • Regia: Steven Soderbergh
  • Soggetto e Sceneggiatura: Scott Z. Burns
  • Interpreti: Marion Cotillard (dott.ssa Leonora Orantes), Matt Damon (Mitch Emhoff), Laurence Fishburne (dott. Ellis Cheever), Jude Law (Alan Krumwiede), Gwyneth Paltrow (Beth Emhoff), Kate Winslet (dott.ssa Erin Mears), Bryan Cranston (Lyle Haggerty), Elliott Gould (dott. Ian Sussman), Jennifer Ehle (dott.ssa Ally Hextall);
  • Origine: USA, 2011:
  • Durata: 106’;
  • Temi: CINEMA, SALUTE

Contagion – Il cinema fra pandemia e distopia ultima modifica: 2020-03-07T08:00:18+00:00 da Emanuel Trotto

Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

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