La Terra Buona – Un viaggio che fa bene alla salute e allo spirito

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La Terra Buona – Un viaggio che fa bene alla salute e allo spirito ultima modifica: 2018-04-08T08:00:43+02:00 da Emanuel Trotto
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Dopo E fu sera, e fu mattina torna Emanuele Caruso con La terra buona. Il regista racconta un paesaggio che fa bene alla salute e allo spirito.

Il fatto

La terra buona narra di Martino e Gea da Roma giungono in un remoto paesino della Val Grande. Qui, nel suo rifugio “Monte Paradiso” vive Padre Sergio, in una zona completamente libera e selvaggia. In esso, hanno trovato rifugio Mastro, medico accusato di cure fraudolente e il suo assistente Rubio. Forse Mastro ha trovato una cura per il cancro. Martino e Gea sono da lui proprio per questo….

 La terra buona poster

Il commento

Il cinema di Emanuele Caruso è un atto d’amore. Lo dico da cinefilo, naturalmente. Un tipo di amore incondizionato. Uno di quelli che, con poche battute, ti sa leggere dentro. È come una medicina che ti cura, senza controindicazioni. Ti lascia in pace e in serenità anche dopo l’assunzione. In pace con se stessi e pieni di quella catarsi aristotelica che è il piacere della visione. Perché è di questo ciò a cui si va incontro parlando del secondo lungometraggio di Caruso, La Terra Buona. Di amore e di medicina.

L’amore mio, egoistico e personale. Quando, quattro anni fa, fui invitato a una proiezione a scatola chiusa di un film di cui si sapeva poco e nulla: E fu sera e fu mattina (2014). La storia produttiva di quel film e la storia del film hanno fatto breccia. Si era nella Sala 1 del Cinema Multisala Reposi di Torino: si era in pochi, curiosi. Poi c’è stata la scintilla, e il passaparola. Siamo diventati tanti ad amarlo. E il film ha avuto, prima in Piemonte, poi in tutta Italia, quel successo che ci auguriamo per ogni film indipendente. Un amore grande, e su cui ci sto ricamando troppo sopra forse, ma del quale mi sento in debito. In un modo o nell’altro.

La terra buona film

Un amore, quello di Caruso, per la sua terra, per il Piemonte di Pavese e Fenoglio. Un Piemonte che, dopo quattro anni, torna ad essere raccontato. Non solo quella cuneese della Val Maira, ma anche il Verbano-Cusio-Ossola della Val Grande. Per raccontare tre storie vere che si sono incontrate solo nella finzione cinematografica. Sono la storia di Gea, una malata terminale in cerca di una cura alternativa. La storia di Mastro, un oncologo in fuga dall’Italia per le sue idee di cura poco convenzionali. La storia di Padre Sergio De Piccoli, monaco Beneddettino che ha costruito in Val Maira una biblioteca di 80.000 volumi. Tre storie che si intersecano nella zona wilderness più grande d’Europa: 152kmq al confine con la Svizzera senza alcun segno dell’uomo. Tranne Paradiso, l’eremo dove Padre Sergio, nella finzione, vive e ospita.

Un giorno, dopo quattro ore di viaggio a piedi e a dorso d’asina, Gianmaria, il tuttofare di Sergio, porta due ospiti. Sono Martino (Lorenzo Pedrotti) e Gea (Viola Sartoretto), due ragazzi poco più che trentenni. Entrambi sono al limite delle loro risorse: Martino è disoccupato da sei mesi, Gea è malata terminale. Lei decide di raggiungere l’eremo di Padre Sergio perché questi sta ospitando la sua ultima speranza. Questa speranza risponde al nome di Mastro, un medico oncologo che ha probabilmente trovato una cura alternativa al cancro. E per questo è stato perseguitato dalla legge. Per questo sta aspettando di espatriare in Svizzera con Rubio, un giovane chimico che lo aiuta da sempre. Dall’altra parte delle montagne, la sua cura sperimentale è vista con interesse.

Viola Sartoretto interpreta Gea, protagonista femminile de "La terra buona"
Viola Sartoretto interpreta Gea ne La Terra Buona.

In quest’eremo si vanno a sommare le due linee guida del film: l’amore e la medicina. L’amore per un territorio che diventa un ulteriore personaggio del film. Le sue vallate, le sue acque, i suoi paesaggi diventano uno snodo importante per la trama. Forse perché la vera cura, la vera medicina non è qualcosa che si assume ma è tutto quanto sta attorno a Noi. Ci circonda, ci avvolge e Noi la assorbiamo. È il paesaggio il vero medico. In quegli immensi spazi, nei cieli nuvolosi perché «anche Dio è un fumatore».

La vera cura è, innanzitutto, una cura dello spirito. Si tratta di qualcosa di profondo e che impiega anni e anni per poter dare dei buoni risultati. Solo dopo che questa medicina è stata assunta si può, forse, tornare ad affrontare il mondo esterno e guarire per davvero.

La terra buona

La Terra Buona è prodotto con il crowfounding della piattaforma Produzioni dal Basso. È stato inoltre supportato dalla Film Commission Torino Piemonte, dal Parco Nazionale della Val Grande e dall’Associazione Alpe Capraga. Al momento sta facendo un tour distributivo di città in città. Una città alla volta, un borgo alla volta. Un viaggio itinerante per immergersi in un territorio, in un ambiente che fa bene allo spirito. Un viaggio che, come recita il trailer, «comincia al cinema» e prosegue nei nostri cuori.

La terra buona | Scheda film

  • Regia e produzione: Emanuele Caruso;
  • Soggetto e sceneggiatura: Emanuele Caruso, Marco Domenicale;
  • Interpreti: Fabrizio Ferracane (Dott. Mastroianni, detto Mastro), Lorenzo Pedrotti (Martino), Viola Sartoretto (Giulia detta Gea), Cristian Di Sante (Rubio), Giulio Brogi (Padre Sergio De Piccoli), Orfeo Orlando (Gianmaria), Mattia Sbragia (Flavio), Sergio Albelli (Comandante dei NAS);
  • Origine: Italia, 2018;
  • Durata: 110′:
  • Temi: CINEMA, NATURA, SALUTE, MEDICINA, STILI DI VITA ALTERNATIVI

La Terra Buona – Un viaggio che fa bene alla salute e allo spirito ultima modifica: 2018-04-08T08:00:43+02:00 da Emanuel Trotto

Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

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