20 Ottobre 2014

Donne in bicicletta e la solidarietà per coloro che non possono pedalare

Donne in bicicletta. Due video: un tutorial e un trailer per promuovere i diritti fondamentali delle donne di cui sono ancora prive in diverse parti del mondo

Le donne, la bicicletta, i diritti e l’emancipazione femminili. Due video a raccontare tutto questo. Immagini tanto belle quanto drammatiche atte a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle restrizioni e sulle discriminazioni del tutto ingiustificate che subiscono milioni di donne.

Pedalare per emanciparsi: corsi di bicicletta per donne migranti

Piccole grandi campagne di solidarietà tra donne che hanno in comune la passione per le due ruote. Tutto comincia da un video, che dà il via al progetto “Penny in yo pants”. In poco tempo questa sorta di tutorial fa il giro del mondo e colleziona più di 3 milioni di visualizzazioni su Vimeo. La trovata, per certi versi rivoluzionaria, spiega come sia possibile andare in bici in tutta disinvoltura anche con la gonna. Basta munirsi di una moneta e di un elastico e il gioco è fatto. Confesso, io stessa rinuncio alla gonna proprio perchè sono sempre di fretta e in bici i pantaloni mi permettono di muovermi più liberamente. Ora che l’ho scoperto, presto proverò il metodo del penny.

Le ragazze inglesi di “Penny in yo pants” hanno pensato di sfruttare la loro visibilità per aiutare quelle donne a cui la bicicletta è del tutto vietata con o senza la gonna.

Il penny si potrà infatti presto acquistare e parte dei proventi andranno alla squadra di ciclismo femminile Afghana, protagonista di Afghan Cycles, un breve documentario che mostra la condizione e la coraggiosa battaglia di questo gruppo di donne. Con tale supporto economico, le atlete potranno allenarsi e gareggiare regolarmente nelle competizioni internazionali, portando alla ribalta la loro causa e cercando di dare opportunità a tutte quelle donne a cui vengono negati diritti fondamentali.

 

Come si evince dal trailer di Afghan Cycles, alle ragazze non sembra vero di poter andare in bicicletta. Per loro è un sogno e ha dell’incredibile anche solo avere avuto la possibilità di imparare a pedalare. La bicicletta dà loro un forte senso di libertà. Una libertà che in Afghanistan e in altre nazioni stenta a realizzarsi. Donne libere quando si muovono sulla bicicletta ma pur sempre imprigionate in una cultura opprimente.

La bicicletta diventa quindi simbolo di emancipazione femminile, un po’ come lo è stato nell’Italia del Secondo Dopoguerra e prima ancora negli Stati Uniti. Celebre la frase di Susan B. Anthony, l’attivista che svolse un ruolo cruciale nel movimento per l’emancipazione delle donne del XIX secolo, volto ad assicurare il diritto di suffragio alle donne. La Anthony a proposito dell’andare in bici disse: «[…] Ha permesso alle donne, maggiore emancipazione di ogni altra cosa al mondo. Ha dato a loro senso di sè e di indipendenza nel momento in cui sono montate in sella; e per quanto vadano lontano, rappresenta una incondizionata femminilità».

Takeve, il primo delivery al femminile

Facciamo gli imbocca al lupo a queste donne, sia a quelle afghane che a quelle inglesi, nella speranza che possano raggiungere i loro obiettivi e che tutte queste azioni possano contribuire a rafforzare le reti internazionali di solidarietà e sostegno. Ci auguriamo inoltre di poter vedere presto questo documentario nelle sale italiane.

eleonora anello

Vive a Torino. E' giornalista pubblicista, laureata in scienze della comunicazione. Vegetariana ed ecologista, è appassionata di ambiente e di come viene comunicato. Ama il sole e non potrebbe fare a meno del mare. Si sente la paladina dell'ambiente. Per fortuna nella vita privata è mamma di due splendide bimbe che la portano con i piedi per terra. Odia parlare in pubblico e per questo... scrive.

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