Saving Mes Aynak, una lettera d’amore per il popolo afgano e la sua cultura

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Saving Mes Aynak, una lettera d’amore per il popolo afgano e la sua cultura ultima modifica: 2015-11-04T08:00:33+00:00 da Valentina Tibaldi
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Una denuncia gridata al mondo, una lotta contro il tempo per salvare Mes Aynak, un sito archeologico afgano di 5.000 anni, emblema di identità culturale dal valore storico inestimabile, minacciato di essere raso al suolo per fare spazio a una miniera estrattiva cinese.

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“Saving Mes Aynak”, documentario del regista, scrittore e giornalista Brent E. Huffman, racconta questo e molto di più. Incoronato “Miglior Mediometraggio” (categoria One Hour) a CinemAmbiente 2015, festival membro del Green Film Network, il film mostra la storia dell’archeologo afgano Qadir Temori che, con un gruppo di colleghi, fronteggia una battaglia- il cui esito pare già segnato- contro gli interessi economici di Cinesi, Talebani e politici locali per salvare il sito da un’imminente distruzione.

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Al momento sono stati compiuti scavi solo nel 10% della superficie di Mes Aynak che, stando ai materiali già rinvenuti, contiene potenzialmente tesori archeologici in grado di riscrivere la storia dell’Afghanistan e dello stesso buddismo.

Mi sono innamorato dell’Afghanistan nel 2004, quando ero a Kabul per seguire le prime elezioni democratiche della storia del Paeseci rivela Brent E. Huffman, che ha gentilmente accettato di rispondere alle nostre domande e ripercorrere con noi le motivazioni alla base del documentario. “Non vorrei cadere in stereotipi, ma dopo anni di guerra continua, il popolo afgano rimane uno dei più calorosi, ospitali e resilienti che io abbia mai incontrato. Per molti versi, “Saving Mes Aynak” vuole essere una lettera d’amore per il popolo afgano, minacciato ora dalla perdita della propria storia, così come dalla massiccia devastazione ambientale e dalla perdita di diritti umani che la miniera porterà con sé”.

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Presupposti inquietanti, che rendono spontaneo e doveroso domandare quali sono gli sviluppi attuali della situazione e in che modo si può contribuire a risolverla. “La situazione attuale a Mes Aynak è pessima. Molti archeologi hanno abbandonato per motivi di sicurezza un sito che di notte è preda di saccheggi, i pochi rimasti sono ogni giorno vittima delle minacce dei Talebani. E come se non bastasse, potrebbero essere cacciati da Mes Aynak da un momento all’altro, per lasciare campo libero ai lavori per una miniera che spazzerà via 5.000 anni di storia, una città di 500.000 metri quadrati e rovinerà l’ecosistema dell’area”.

Ma una speranza ancora c’è, ed è in mano a noi, spettatori attivi e membri della comunità internazionale. “Il cinema può rendere una problematica lontana in una questione emotiva, persino personale” continua il regista. “Una mia priorità era che l’urgenza di salvare questa eredità culturale fosse resa emozionale ed empatica dalla prospettiva in prima persona di un cittadino afgano (Qadir Temori, NdR) che è disposto a farlo rischiando persino la sua vita”. Ed ecco quindi che, fuori dalle sale cinematografiche, si può agire concretamente per sostenere la causa: “Il governo afgano possiede la chiave per salvare il sito. Le persone interessate possono firmare la petizione ufficiale e contattare direttamente il governo”.

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Sul sito dedicato e sulla pagina Facebook si può restare costantemente aggiornati sulla situazione e scoprire tutte le possibilità per essere coinvolti in questa importante missione di salvataggio: dall’organizzazione di proiezioni al sostegno economico, dalla semplice condivisione online alla proposta di nuove idee e iniziative per prolungare la vita del luogo. Il tutto, possibilmente, in fretta: perché il tempo scorre, e Mes Aynak deve rimanere.

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Lettrice accanita e scrittrice compulsiva, trova in campo ambientale il giusto habitat per dare libero sfogo alla sua ingombrante vena idealista. Sulla carta è laureata in Lingue e specializzata in Comunicazione per la Sostenibilità, nella vita quotidiana è una rompiscatole universalmente riconosciuta in materia di buone pratiche ed etica ambientale. Ha un sogno nel cassetto e nella valigia, già pronta sull’uscio per ogni evenienza: vivere di scrittura guardando il mare.

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