caramelle_colorate

E tu, che caramella mangi?

in Alimentazione
E tu, che caramella mangi? ultima modifica: 2014-12-12T08:00:51+00:00 da Annalisa Audino
da

Chi può resistere ad una caramella? Diciamoci la verità, forse nessuno. Numerosi studi, dedicati al tema del resistere alle tentazioni, hanno cercato di dimostrare, proprio con una caramella, che resistere è troppo complicato. Un esperimento di Walter Mischel, iniziato nel 1972, ha preso ad esempio in esame 600 bambini di quattro anni: “Ecco una caramella zuccherosissima e buonissima. Se resistete e non la mangiate subito, ve ne do un’altra”, è stata la premessa. Secondo voi com’è finita? Potete vedere un campione qui: qualcuno ha atteso qualche minuto, altri l’hanno mangiata pezzettino dopo pezzettino, ma la verità è che davanti ad una caramella la fame si fa sentire! Ovviamente lo studio aveva obiettivi ben più complessi, ma gommose, zuccherate, frizzanti, gelatinose, nessuno resiste agli svariati tipi del dolce più amato dai bambini.

  309438-002

Vi siete però mai chiesti se siano tutte uguali e così numerose in tutto il mondo? Il bambino norvegese mangerà la stessa caramella dell’indiano o dell’americano? A che gusto? Quando e perché?

Se lo sono chiesti anche gli ideatori del The Candy Project, uno sfizioso e curioso progetto che ha l’intento di creare una mappa delle caramelle di tutto il mondo. Sviluppato per il Ristorante Mugarits, nei Paesi Baschi, dallo chef Andoni insieme a Iñaki Martínez de Albéniz, professore presso l’Università dei Paesi Baschi – UPV/EHU, e con il sostegno di Slow Food Internazionale e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, il progetto vuole sviluppare una ricerca sulle caramelle a livello sociale, psicologico ed etnografico, per analizzare la sua potenzialità in diversi ambiti e principalmente nella nutrizione e nell’educazione.

bocadillo
In Colombia esiste un frutto tropicale che si chiama Guava. E’ l’ingrediente principale di alcune caramelle locali: nella foto la “bocadillo” (sandwich), ricoperta con una foglia di palma.

Lo studio, che si dividerà in due parti, offrirà, da un lato, informazioni più teoriche sulla storia e la produzione delle varie caramelle esistenti e, dall’altro, si focalizzerà sul ruolo delle caramelle nella società e sui loro possibili usi in un contesto gastronomico. Le tradizioni “caramellose” che si stanno scoprendo grazie al progetto sono davvero curiose. In Colombia ad esempio viene consumata una caramella a base di guava (frutto tropicale locale) e foglie di palma, mentre in Giappone esistono caramelle a base di pesce essiccato, miele e semi di sesamo. In India invece esiste una caramella fritta a base di lenticchie bianche e sciroppo di zucchero.

Nella foto una tipica caramella indiana, chiamata "Jalebi". E' prodotta con un impasto di lenticchie bianche fermentate e fritte in uno sciroppo di zucchero. Può essere mangiata anche calda.
Nella foto una tipica caramella indiana, chiamata “Jalebi”. E’ prodotta con un impasto di lenticchie bianche fermentate e fritte in uno sciroppo di zucchero. Può essere mangiata anche calda.

Potete contribuire anche voi alla ricerca, visitando il sito e completando il questionario che il Ristorante Mugaritz ha elaborato. Potete anche inviare fotografie e campioni delle vostre caramelle preferite, raccontando la loro e la vostra storia. Grazie alla semplice collaborazione di tutti potremmo sviluppare un catalogo mondiale delle caramelle ed essere così capaci di sfruttare tutta la sua potenzialità, oltre ad osservare le curiose differenze che questi tipi di cibo hanno in ogni zona del pianeta e scoprire nuove vie di sviluppo a partire da un alimento globalmente diffuso.

E tu, che caramella mangi? ultima modifica: 2014-12-12T08:00:51+00:00 da Annalisa Audino
Tags:
E tu, che caramella mangi? ultima modifica: 2014-12-12T08:00:51+00:00 da Annalisa Audino

Laureata in Culture Moderne Comparate e giornalista pubblicista, legge, scrive, ama le passeggiate in montagna, ma anche andare in moto. Visita mostre, ascolta musica e non ne ha mai abbastanza di imparare. Adora le cose fatte in casa e cerca di vivere in modo sostenibile. Attualmente è impiegata presso l'Ufficio Comunicazione di Slow Food.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non verra pubblicato

*

Ultimi articolo di Alimentazione

Go to Top