A Milano i bambini fumano 445 sigarette all’anno senza accenderne una

Un bambino di nove anni chiede ai passanti di accendergli una sigaretta. Le persone si rifiutano: è troppo piccolo per fumare, gli dicono. Ma lui fuma comunque, ogni giorno, senza aver mai acceso una sigaretta. Il motivo è l’aria che respira. Il problema dell’inquinamento atmosferico a Milano, e non solo.

È questa la provocazione al centro di «Mi aiutate a smettere?», la campagna lanciata dall’associazione Cittadini per l’Aria per richiamare l’attenzione sull’inquinamento atmosferico a Milano e sulle conseguenze per la salute, soprattutto quella dei bambini.

Il video, ideato da Gibbo&Lori e prodotto da The BigMama, si conclude con una richiesta che interpella direttamente cittadini e istituzioni: se non possiamo chiedere a un bambino di smettere di respirare, dobbiamo impegnarci affinché possa respirare aria pulita.

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Anche l’inquinamento atmosferico mette a rischio la salute dei più piccoli. Con la campagna di Cittadini per l’Aria, l’attenzione si sposta sulle responsabilità delle città e sulla necessità di ridurre il traffico.

L’inquinamento atmosferico a Milano raccontato attraverso le sigarette

L’immagine delle sigarette è una metafora per rendere comprensibile un problema complesso.

Secondo la campagna di Cittadini per l’Aria, respirare l’aria di Milano equivale a fumare circa 445 sigarette all’anno. Non significa, naturalmente, che respirare smog sia identico a fumare tabacco: si tratta di un confronto comunicativo che aiuta a rappresentare l’esposizione prolungata agli inquinanti.

Attraverso l’iniziativa di milanocigarettes.com, il livello di inquinamento atmosferico a Milano viene tradotto in “quantità” di fumo attraverso una stima basata sulle concentrazioni di PM2.5, le particelle fini che possono penetrare in profondità nell’apparato respiratorio.

Le sigarette danneggiano profondamente l’ambiente: i dati

Il sito precisa che le sue stime si basano sui livelli di PM2.5 e su un’equivalenza relativa all’esposizione nel lungo periodo. Le cifre sono quindi indicative e dipendono dai dati utilizzati per il calcolo.

Dietro questa immagine, però, c’è un problema concreto. Le polveri sottili sono tra gli inquinanti che destano maggiore preoccupazione per la salute e la loro presenza nell’aria urbana rende necessario intervenire sulle principali fonti di emissione.

Smog, i dati che preoccupano

I dati riportati da Cittadini per l’Aria mostrano quanto sia difficile garantire una buona qualità dell’aria nelle città italiane, anche prima dell’accensione dei riscaldamenti.

A Milano, la stazione di monitoraggio ARPA Lombardia di viale Marche ha registrato, nei dieci giorni compresi tra il 29 settembre e l’8 ottobre 2026, una concentrazione media di PM2.5 pari a 24,2 microgrammi per metro cubo. Un valore nettamente superiore ai 15 microgrammi per metro cubo indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità come livello medio giornaliero da non superare più di tre o quattro giorni all’anno.

In quattro di quei dieci giorni, inoltre, la concentrazione ha superato i 25 microgrammi per metro cubo, il limite giornaliero previsto dalla nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria a partire dal 2030, con un massimo di 18 superamenti annuali.

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Il problema non riguarda soltanto Milano. Nel 2025, secondo i dati citati dall’associazione, la stazione di viale Marche ha registrato 66 giorni di superamento del limite giornaliero di legge per il PM10, a fronte dei 35 consentiti. A Palermo i giorni sono stati 89. In totale, i capoluoghi italiani che hanno superato il limite sono stati 13, tra cui Napoli e Torino.

Numeri che mostrano come l’inquinamento atmosferico non sia un’emergenza circoscritta a una sola città, ma una questione ambientale e sanitaria che coinvolge gran parte del Paese.

Il traffico stradale è tra le principali cause

Secondo l’inventario delle emissioni INEMAR di ARPA Lombardia, riferito al 2023, nel Comune di Milano il trasporto su strada è la prima fonte di emissioni dirette di diversi inquinanti: produce il 62% degli ossidi di azoto, il 39% del PM10 e il 31% del PM2.5.

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Sono percentuali che indicano quanto le scelte sulla mobilità urbana possano incidere sulla qualità dell’aria. Ridurre il numero di auto in circolazione, potenziare il trasporto pubblico e favorire gli spostamenti a piedi e in bicicletta non significa soltanto cambiare il modo di muoversi: significa anche intervenire su una delle principali fonti di inquinamento delle città.

Cittadini per l’Aria richiama inoltre l’attenzione sul rinvio al 1° ottobre 2027 del divieto di circolazione per i diesel Euro 5 in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, approvato dal Consiglio dei ministri il 25 settembre 2026. Una decisione criticata dall’associazione, che chiede misure più incisive proprio nelle aree più esposte all’inquinamento.

Perché i bambini sono più vulnerabili allo smog

I bambini non sono semplicemente adulti in miniatura. Il loro organismo è ancora in fase di sviluppo e l’esposizione agli inquinanti atmosferici può avere conseguenze particolarmente importanti.

Come ricorda Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria, i bambini respirano più velocemente degli adulti e vivono più vicini al suolo, dove alcuni inquinanti possono raggiungere concentrazioni elevate. Inoltre, il sistema respiratorio, quello immunitario e il sistema nervoso sono ancora in formazione.

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L’esposizione all’inquinamento atmosferico è associata a diversi effetti sulla salute, tra cui problemi respiratori, asma e alterazioni dello sviluppo polmonare. Per questo proteggere i più piccoli significa anche ripensare gli spazi in cui vivono: le strade che percorrono per andare a scuola, i marciapiedi su cui camminano e le aree in cui giocano.

Il diritto a un ambiente sano, in questo senso, non può essere considerato soltanto una questione individuale. Dipende anche dalle decisioni pubbliche sulla mobilità, sulla pianificazione urbana e sulla riduzione delle emissioni.

Ridurre il traffico è possibile, l’esempio di Londra

Che intervenire possa produrre risultati è dimostrato da alcune esperienze internazionali.

Secondo i dati citati da Cittadini per l’Aria, a Londra, tra il 2019 e il 2024, una serie di misure per limitare le emissioni, tra cui la zona a bassissime emissioni (ULEZ), ha contribuito a ridurre il biossido di azoto del 41% e il PM2.5 del 28%,

La stessa analisi, attribuita all’Imperial College London, segnala una diminuzione di circa il 40% dei decessi attribuibili all’inquinamento. Uno studio pubblicato ad agosto 2026 sulla rivista The Lancet Public Health, condotto su oltre 3.400 bambini tra i sei e i nove anni, ha inoltre associato l’introduzione della ULEZ a una migliore crescita della funzione polmonare.

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Sono risultati che indicano come politiche ambiziose sulla mobilità possano contribuire a migliorare la qualità dell’aria e a tutelare la salute. Non esiste una soluzione unica: servono interventi coordinati, continuità nel tempo e alternative concrete all’automobile privata.

Un appello alle città, meno auto e più spazio alle persone

Con «Mi aiutate a smettere?», Cittadini per l’Aria chiede al governo, ai sindaci e alle amministrazioni presenti e future di mettere la qualità dell’aria al centro delle decisioni pubbliche.

Tra le proposte ci sono la riduzione del traffico motorizzato, un trasporto pubblico efficiente e accessibile, strade più sicure per pedoni e ciclisti e zone protette intorno alle scuole. L’obiettivo indicato dall’associazione è dimezzare il traffico motorizzato nelle città italiane entro il 2030, accompagnando l’impegno con un piano pubblico, tappe annuali e risultati verificabili.

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La campagna ha raccolto il sostegno di personaggi pubblici, associazioni e realtà impegnate sui temi della salute, della mobilità sostenibile e dell’ambiente.

Ma il suo messaggio va oltre la sensibilizzazione. Ai cittadini viene chiesto di sostenere l’appello, mentre alle istituzioni spetta il compito di trasformare le richieste in politiche concrete.

Il bambino del video non può scegliere l’aria che respira, né può smettere di respirare. Può però chiedere aiuto. La domanda «Mi aiutate a smettere?» diventa così una responsabilità collettiva: non basta invitare le persone a comportarsi meglio se l’ambiente in cui vivono continua a esporle all’inquinamento. Occorre cambiare le condizioni che lo producono.

[Video @cittadini per l’aria]

Carlotta Cristina

Torinese, classe 1998. Archeologa laureata in Egittologia e appassionata di scienza, spazio e bricolage. Creativa, solare e ottimista, è alla costante ricerca di un qualcosa da imparare. È forse con la testa un po’ tra le nuvole, persa in un altro mondo… ma la vista del cibo la riporta sempre alla realtà. Oltre alla scoperta e allo studio, ama i pappagalli, lavorare all’uncinetto, la natura e lo sport.

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