Acquisti pubblici a deforestazione zero, già dal 2016, la Norvegia si era impegnata per limitare il disboscamento, favorendo la biodiversità. E l’Europa?
Il dibattito europeo sulla piena attuazione del Regolamento anti-deforestazione (EUDR) continua a tenere banco, dividendo governi e catene di approvvigionamento. Eppure, c’è un Paese che ha tracciato la strada con un decennio d’anticipo. Nel maggio del 2016, la Norvegia compiva un passo storico nella tutela dell’ambiente, diventando il primo Paese al mondo a impegnarsi affinché gli acquisti pubblici non contribuissero al disboscamento globale.
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Il Parlamento norvegese chiese allora al governo di introdurre criteri stringenti per escludere dalle forniture statali i prodotti legati alla distruzione delle foreste tropicali. Una decisione che ha segnato una svolta pionieristica nelle politiche ambientali internazionali e che oggi offre importanti lezioni all’Europa.
Le implicazioni della misura e il funzionamento sul campo
La misura norvegese fu approvata il 26 maggio 2016 nell’ambito del Piano nazionale per la biodiversità, trovando poi attuazione pratica con la riforma della legge sugli appalti pubblici entrata in vigore il 1° gennaio 2017. Da quel momento, le amministrazioni pubbliche scandinave sono state chiamate a privilegiare beni e servizi provenienti esclusivamente da filiere sostenibili.
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Contrariamente a quanto spesso riportato dalle cronache dell’epoca, la Norvegia non ha vietato in assoluto l’importazione, ma ha applicato il principio della responsabilità del compratore: lo Stato – che è il più grande acquirente del Paese – smette di finanziare chi distrugge il pianeta. L’obiettivo era e rimane quello di ridurre drasticamente la domanda di materie prime critiche come olio di palma, legname, soia e carne bovina, da sempre spine nel fianco per la conservazione delle foreste tropicali.
L’importanza delle foreste nella lotta ai cambiamenti climatici
L’urgenza di misure di questo tipo è evidente nei dati globali. Le foreste rappresentano uno dei principali alleati nella lotta alla crisi climatica: oltre ad assorbire enormi quantità di anidride carbonica, ospitano circa l’80% della biodiversità terrestre e garantiscono il sostentamento di milioni di persone. La loro distruzione accelera il riscaldamento globale e mette a rischio ecosistemi fondamentali per l’equilibrio del pianeta, rendendo la transizione verso i mercati “deforestation-free” non più rinviabile.
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Dalla strategia norvegese al Regolamento UE: una transizione complessa
La scelta della Norvegia ha dimostrato come le decisioni sugli acquisti pubblici possano influenzare il mercato globale, fungendo da apripista. Negli anni successivi, lo stimolo scandinavo ha spinto l’Unione Europea a strutturare norme ben più severe e vincolanti per le aziende private, culminate nell’approvazione del Regolamento anti-deforestazione (EUDR), adottato formalmente dal Parlamento e dal Consiglio UE nella primavera del 2023 ed entrato in vigore il 29 giugno dello stesso anno. L’obiettivo comunitario è ambizioso: bloccare l’ingresso sul mercato unico di prodotti provenienti da aree deforestation-intensive.
Tuttavia, tradurre i principi in pratica si sta rivelando più complesso del previsto. Per evitare un blocco delle catene logistiche e concedere più tempo alle imprese, le istituzioni europee hanno approvato il Regolamento (UE) 2025/2650, che posticipa l’applicazione dei principali obblighi di dodici mesi: i vincoli scatteranno così il 30 dicembre 2026 per le grandi aziende e il 30 giugno 2027 per le micro e piccole imprese.
A dieci anni esatti da quel voto a Oslo, l’esperienza norvegese dimostra che eliminare la deforestazione dalle catene di fornitura è possibile, ma richiede una burocrazia snella e una forte volontà politica.
Mentre l’Europa rimanda le scadenze e discute sulle tempistiche di applicazione dei suoi regolamenti, la lezione scandinava rimane un punto di riferimento imprescindibile: il potere d’acquisto pubblico può – e deve – essere usato come un’arma per salvare i polmoni verdi del pianeta.
[Foto di Elżbieta Michta da Pixabay]
