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Programma Cortometraggi, al Torino Film Festival il paesaggio come sperimentazione

Al 38° Torino Film Festival cinema, videogiochi e realtà virtuale modificano e creano il paesaggio nel Programma Cortometraggi TFFDoc

Nel Programma Cortometraggi TFFDoc il paesaggio è un ambiente suscettibile. Suscettibile a cambiamenti. Sia oggettivamente, sia soggettivamente. Questo è anche il messaggio che ha portato avanti la 38 Edizione del Torino Film Festival con la sezione TFFDoc dedicata al paesaggio.

Il paesaggio è anche e soprattutto uno spazio emozionale nel quale si muove il filo della memoria. Un filo che si può rompere e che necessita di essere ricostruito. Oppure manipolato per essere di nuovo vivido allo scopo di ricreare delle sensazioni autentiche da qualcosa di artificioso. Siamo sempre nel disperato tentativo di coniugare l’esterno con l’interno. Cercando di rendere reale il fittizio. Un modo efficace per riottenere il nostro equilibrio.

Dear Werner – Al TFF38 un nuovo viaggio all’interno del paesaggio

Il Programma Cortometraggi di TFFDoc – Paesaggio, riflette appunto su questo. Come uno sconvolgimento, un trauma può devastare il nostro paesaggio interiore. A partire da quello esteriore, che esso sia naturale o urbano. Uno dei più devastanti sconvolgimenti in tal senso non può essere che la guerra. Essa, usando magari una frase fatta, cambia le persone. Spazza via la memoria e il ricordo lasciando solo macerie. Ma è necessario ricostruire per poter proseguire. In quella che si rivela essere una ricerca continua. Divenendo continua costruzione e manipolazione.

Programma Cortometraggi TFF38 | Backyard di Khaled Abdulwahed

Programma Cortometraggi TFF38: Backyard di Khalel Abdulwahed

Backyard di Khalel Abdulwahed è una ricerca. Una continua ricostruzione e decostruzione del paesaggio familiare. Nello specifico del campo di cactus che era presente nella sua casa nei pressi di Damasco. I cactus in Medio Oriente collegano la città con la campagna. I loro frutti vengono venduti al mercato d’estate. Un paesaggio che è stato, irrimediabilmente modificato. Nell’estate del 2012, i campi vengono distrutti. La causa è la ribellione in seguito allo sconfinamento della guerra civile siriana in Libano (2011- 2017). Nel corto, l’immagine è sgranata, la foto del ricordo diviene una diapositiva. Che viene proiettata su di una parete bianca. Il regista cerca di calcolare la posizione dei cactus rispetto allo sfondo.

Il campo viene cancellato e al suo posto vengono messi i carri armati e gli elicotteri. Dominano i dettagli tecnici, dalla pellicola al digitale per passare poi alla ricostruzione vera e propria. L’ambiente non è più un ricordo è solo una immagine sterile sulla quale si cerca di razionalizzare. Fino all’ultimo disperato tentativo, con una stampante 3D. Rinchiuso nel suo studio a Berlino il regista realizza una specie di diorama. Fotografandolo a sua volta riesce a riprodurre quella autenticità che la realtà ha perduto.

My Own Landscapes di Antoine Chapon

Per certi versi opposto è il secondo cortometraggio. My Own Landscapes è già diretto nel titolo. Antoine Chapon, artista, regista con sede a Parigi, nel suo lavoro mette in discussione il rapporto fra la realtà e la finzione. Riflettendo sulle nuove tecnologie cerca di dare nuove forme al concetto di cinema documentario nel periodo della riproduzione digitale.

Nel caso specifico racconta del videogioco/simulatore di guerra in dotazione all’esercito americano, American Army. Un gioco che è nato, nelle intenzioni, come un aiuto ai reduci per superare lo stress post-traumatico. Tramite la ricreazione, in maniera assolutamente accurata, di simulazioni delle operazioni di guerra. Poter ricreare la causa scatenante. In modo da poter cambiarne l’esito. Affrontare il proprio trauma e riuscire a superarlo. Si tratta di una maniacale raffigurazione di divise e ambienti.

Programma Cortometraggi TFF38 | My Own Landscape di Antoine Chapon.

Il cortometraggio è la storia di Cyril, un programmatore che è stato arruolato proprio per perfezionare questo “gioco”. Una volta ritornato dal fronte egli ha deciso di affrontare lo stress post traumatico a modo suo. Egli lo usa per immergersi nella natura. Ciò che, in teoria, in questi scenari, è lo sfondo. Lui utilizza il software per creare paesaggi verosimiglianti nel minimo particolare. Dalla disposizione degli scogli, fino al colore e al movimento delle foglie mosse dal vento. L’orizzonte diventa infinito. Le ore passano senza soluzione di continuità in una immersiva alienazione. Ad ascoltare il fruscio dell’erba e o il movimento delle onde. Attraversando montagne a colline a pianure. Oppure nuotando in un mare cristallino.

Il suo soldato è libero da qualsiasi equipaggiamento, solo con la biancheria. Non è neanche più un soldato. Viene spogliato della sua finta identità che gli conferisce la divisa. Cammina, cammina, cammina ed esplora. Tutto controllato e sicuro in questo simulacro della realtà che è perfettamente controllato. Togliendo da esso, gradualmente il controllo. Fino a risultare liberatorio. Noi spettatori diventiamo parte stessa di questa simulazione, di questa alternativa alla realtà.

Programma Cortometraggi TFF38: Operation Jane Walk Robin Klengel e Leonard Müllner

«Siamo in un gioco narrativo sparatutto multiplayer. Ma oggi cammineremo attraverso il campo di battaglia con un’intenzione pacifica di concentrarsi sulla città stessa.» Così recita la voce fuori campo in Operation Jane Walk, il terzo ed ultimo cortometraggio della sezione. Un cortometraggio che è una sintesi di una esperienza videoludica anomala. Operation, prima di tutto è una performance live della durata di un’ora e mezza. Viene effettuata tramite un gameplay dello sparatutto distopico Tom Clancy: The Division.

Programma Cortometraggi TFF38 | Operation Jane Walk di Robin Klengel e Leonard Müllner. Un cortometraggio che mostra un gameplaying anomalo.

L’ambientazione è una New York nella quale una pandemia globale ha portato all’applicazione della legge marziale. Un ambiente distopico nel quale si interpreta il ruolo di vigilantes nella città devastata per sopravvivere. Fra una missione e l’altra. Contravvenendo alle ‘regole’ che la trama del videogioco ha imposto, Robin Klengel e Leonard Müllner, i registi, deviano verso una soluzione pacifica. Non essendo mai stati nella vera New York si sono stupiti quanto la rappresentazione di strade ed edifici sia precisa nel minimo dettaglio. Danno vita ad una esplorazione turistica nel vero senso della parola, con una guida che spiega e conduce il percorso a una comitiva.

Evitando qualsiasi sparatoria o missione, la guida porta gli altri giocatori (e noi spettatori) in un viaggio storico ed architettonico della Grande Mela. Partendo dai caseggiati di ardesia marrone a Brooklyn (Brownstones) al palazzo dell’ONU a quello della PanAm fino alla Trump Tower. Discorrendo degli architetti che si sono succeduti nella ridefinizione del paesaggio urbano. Oppure sulle teorie antropologiche portate avanti da Jane Jacobs (1916-2006) sostenitrice del recupero a misura d’uomo per i centri urbani. Fino ad arrivare al neo-capitalismo e consumismo e come questo ha influito sull’architettura. Oltre che sulla vita delle persone.

Gunda – A TFF38 gli animali ci guardano e noi guardiamo loro

Dalla memoria intima, alla fuga, al recupero della memoria storica. Il paesaggio naturale e urbano diviene oggetto di sperimentazione. Di reinvenzione, ma anche alienazione. Una ridefinizione critica di questo concetto alla luce non solo delle nuove tecnologie. Ma di come la tecnologia stessa ci fa percepire ed assorbire da queste immagini. Coinvolgendoci molto più di quanto vogliamo ammettere. E di quanto ne siamo condizionati.

[In copertina un’immagine tratta da My Own Landscapes di Antoine Chapon]

Programma Cortometraggi, al Torino Film Festival il paesaggio come sperimentazione ultima modifica: 2021-01-10T08:00:31+01:00 da Emanuel Trotto
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