E se smettessimo di fingere?

E se smettessimo di fingere? Il libro di Jonathan Franzen sulla crisi climatica

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E se smettessimo di fingere? Il libro di Jonathan Franzen sulla crisi climatica ultima modifica: 2020-11-02T08:00:58+01:00 da Davide Mazzocco
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In E se smettessimo di fingere? lo scrittore statunitense si confronta con il tema del riscaldamento globale proponendo di dare un nuovo significato alla parola “speranza”

Jonathan Franzen è uno dei più acclamati scrittori statunitensi e, sin dagli esordi, ha sempre dimostrato una grande attenzione al cambiamento climatico, tanto da inserire questo argomento decisamente inconsueto per un romanzo nel suo libro più noto: Le correzioni. Sul tema del riscaldamento globale Franzen è poi tornato nei saggi raccolti da Einaudi sotto il titolo La fine della fine della terra. Qualche settimana fa la casa editrice di via Biancamano ha pubblicato E se smettessimo di fingere? , un breve saggio che raccoglie l’articolo pubblicato dal New Yorker nel 2019 e un’intervista rilasciata successivamente a Wieland Freund di Die Literarische Welt.

A differenza del collega Jonathan Safran Foer che nei suoi saggi si è limitato a proporre soluzioni riduzioniste e integrate all’interno del sistema socio-economico vigente, Franzen si colloca nella minoranza di pensatori e intellettuali secondo i quali la sfida climatica è già stata persa e quel che resta da fare è formulare e attuare strategie di resilienza atte a ridurre le conseguenze del riscaldamento globale.

Nell’imminenza di una totale destabilizzazione della vita sulla terra, con “carestie su vasta scala, incendi apocalittici, implosione di intere economie, immani inondazioni, centinaia di milioni di rifugiati in fuga da regioni rese inabitabili dal caldo estremo o dalla siccità permanente”, si possono assumere due atteggiamenti: illudersi che la catastrofe sia ancora evitabile “oppure accettare l’idea che il disastro sta arrivando e cominciare a ripensare il significato della parola ‘speranza’”.

Secondo Franzen, il fatto che la maggior parte delle persone sensibili alle conseguenze del cambiamento climatico opti per la prima ipotesi è legato al fatto che “di fronte alla scelta tra un’allarmante astrazione (morte) e la rassicurante evidenza dei miei sensi (colazione!), la mia mente preferisce concentrarsi su quest’ultima”. Non solo. A differenza delle apocalissi religiosa, termonucleare o asteroidale, quella climatica è caotica, non ha una natura binaria (il mondo c’è e poi non c’è più), ma è contraddistinta da un andamento disordinato e progressioni irregolari.

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Lo scrittore statunitense Jonathan Franzen

Guardando alla politica statunitense, Franzen prende le distanze sia dal negazionismo del Partito Repubblicano, sia da quello del Partito Democratico: “Il new deal verde, il piano che contiene alcune delle proposte più concrete per affrontare il problema, è ancora presentato come la nostra ultima possibilità di scongiurare la catastrofe e salvare il pianeta tramite mastodontici progetti di energia rinnovabile. Molti dei gruppi che sostengono queste proposte parlano di ‘fermare’ il cambiamento climatico, o suggeriscono che ci sia ancora tempo per impedirlo”.

Ai modelli degli scienziati e dei climatologi Franzen oppone un proprio modello che tiene conto della psicologia umana, della realtà politica, del crescente consumo globale di energia e degli scenari in cui l’azione collettiva scongiurerà la catastrofe collettiva.  Tre sono, per lo scrittore, le condizioni necessarie affinché si possa invertire il trend che sta portando il mondo verso il collasso. La prima è che i Paesi più inquinatori istituiscano misure draconiane di conservazione, chiudano le loro infrastrutture energetiche e riorganizzino l’economia. La seconda è che le azioni siano giuste e non a favore di lobby interessate a sostituire il capitalismo tradizionale con un capitalismo verde altrettanto dannoso. La terza è che “moltissimi esseri umani, compresi milioni di statunitensi avversi al governo centrale, dovranno accettare senza ribellarsi un aumento delle tasse e un forte ridimensionamento del tenore di vita a cui sono abituati. Dovranno accettare che il cambiamento climatico è reale e avere fede nelle misure estreme adottate per combatterlo. Non potranno rifiutare come false le notizie che non gradiscono. Dovranno mettere da parte nazionalismo, classismo e odio razziale. Dovranno fare sacrifici per lontane nazioni in pericolo e lontane generazioni future”.

Lo scrittore è scettico riguardo a “un’imminente trasformazione radicale della natura umana” ed esclude che si possano realizzare gli scenari di coloro che credono che le conseguenze catastrofiche del cambiamento climatico possano essere arrestate. Allo stesso tempo, Franzen non è d’accordo con la tesi secondo la quale l’ammissione della sconfitta di fronte alla crisi climatica porterà le persone a non fare nulla per migliorare le cose:

“Gli attivisti che la pensano così mi ricordano i leader religiosi convinti che senza la promessa dell’eterna salvezza la gente non si sforzerebbe di comportarsi bene. Secondo la mia esperienza, i non credenti amano il loro prossimo non meno dei credenti. E così mi domando cosa succederebbe se, anziché negare la realtà, dicessimo le cose come stanno”.

La ricetta di Jonathan Safran Foer per salvare il pianeta

Se qualcosa si può fare è ridurre l’impatto, mettere in atto strategie di resilienza, avere cura della biodiversità, questione che per Franzen è assolutamente primaria e che, molto spesso, si scontra con i progetti della green economy come le centrali idroelettriche o fotovoltaiche che riducono la capacità di recupero di un mondo naturale che lotta per la propria sopravvivenza.

È necessario prepararsi agli incendi, alle inondazioni e a un crescente afflusso di profughi in fuga da territori divenuti inabitabili. In un’epoca di recrudescenza del tribalismo, del razzismo e dell’uso delle armi, Franzen è convinto della necessità di mantenere democrazie, sistemi giuridici e comunità funzionanti, perché “ogni movimento verso una società più giusta e civile può essere considerato un’azione significativa per il clima”. Garantire elezioni eque, combattere la diseguaglianza economica e le macchine dell’odio sui social network, istituire politiche migratorie umane, sostenere l’uguaglianza razziale e promuovere il rispetto delle leggi e la loro applicazione sono tutte azioni che in maniera più o meno diretta contribuiscono a mantenere più forti e sani sistemi naturali o umani chiamati ad affrontare la crisi climatica.

La guida indispensabile al cambiamento climatico: un libro racconta cosa sta succedendo alla Terra

Il breve saggio di Franzen si chiude con l’auspicio di un impegno personale capace di affiancare quello della politica e dei decisori: “continuate anche a cercare di salvare ciò che amate nello specifico – una comunità, un’istituzione, un luogo selvaggio, una specie in difficoltà – e a rallegrarvi per i vostri piccoli successi”.

[Foto di David Shankbone – Opera propria, CC BY 3.0 e Pixabay]

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Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui La Stampa Tuttogreen, Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow Food, Ciclismo, Alp ed ExtraTorino. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online”, “Propaganda Pop” e "Cronofagia".

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