30 Marzo 2016

‘Thule Tuvalu’, il global warming è qui e ora

Due splendide località, in cui l’uomo ha imparato a vivere in armonia con l’ambiente, subiscono oggi le conseguenze di un cambiamento di cui l’uomo stesso è responsabile. Da un lato Thule, cittadina a Nord della Groenlandia circondata dai ghiacci, dall’altra Tuvalu, un piccolo stato insulare nel mezzo del Pacifico.

Due terre lontane accomunate dallo stesso drammatico destino. La minaccia del global warming e dei cambiamenti climatici unisce le storie di questi luoghi e dei loro abitanti nel racconto di “Thule Tuvalu”, il bellissimo documentario diretto dal regista svizzero Matthias von Gunten.

Thule Tuvalu poster

Vincitore del Premio Miglior Documentario Internazionale a Cinema Planeta 2015, festival messicano membro della rete Green Film Network, il film mostra il modo in cui ogni giorno le due realtà affrontano le conseguenze tangibili di una questione oggi molto dibattuta, ma di cui raramente si ha una cognizione esaustiva.

A Thule lo scioglimento dei ghiacci minaccia la sopravvivenza della popolazione compromettendo le tradizionali fonti di sostentamento delle famiglie. Parallelamente l’isola di Tuvalu deve fare i conti con l’innalzamento del livello del mare, che distrugge le spiagge e inonda il terreno di acqua salata.

Quello di von Gunten è uno sguardo interno e diretto al cuore del problema, nelle sue ripercussioni più pratiche e attuali. “Sono sempre interessato alle questioni umane”, ci rivela il regista, con cui abbiamo parlato del film. “Penso che il fatto che stiamo cambiando il nostro pianeta, l’unica base che abbiamo per la nostra esistenza, sia un interessante e recente fenomeno della storia dell’essere umano. Ciò che mi interessava era raccontare le storie di persone che concretamente stanno sperimentando questo cambiamento nella loro vita quotidiana. Ho pensato che questo punto di vista potesse aggiungere qualcosa di interessante all’intero dibattito sul cambiamento climatico. Per questa ragione ho ritenuto importante evitare esperti o politici e mantenere il focus esclusivamente sull’esperienza umana”.

A Thule i ghiacci si sciolgono

In un gioco di rimandi tra causa ed effetto, Thule e Tuvalu sono i due volti di una stessa medaglia. Il film mostra come mai prima d’ora l’impatto che il riscaldamento globale sta avendo su tutti noi. Chi vive seguendo il ciclo della natura ne subisce gli effetti più immediati: tradizioni, culture e risorse smettono di essere compatibili con la sopravvivenza.

A Thule il ghiaccio arriva con due mesi di ritardo, stravolgendo i ritmi di vita e di lavoro. A Tuvalu il mare prende il posto della terra, riducendo la disponibilità di acqua potabile e accrescendo il fenomeno dei profughi ambientali. A molti abitanti, infatti, non resta che scappare o soccombere, mentre gli organi internazionali ignorano la loro emergenza.

Ci spiega von Gunten: “La forma deriva dal contenuto: la vicinanza di queste persone, i loro pensieri, la loro vita quotidiana, le loro lotte con i cambiamenti. Il ritmo del film deriva dal loro ritmo. In ogni cosa, anche nelle storie tristi, c’è una bellezza. Ho dovuto cercarla in due luoghi totalmente diversi, perché dovevo raccontare le mie storie come qualcosa di globale e non di locale. Una volta trovata, la profonda connessione fra le due località ha dato un’insita e implicita coerenza. Alla fine la vera sfida è stata quella di fare di questi due luoghi un unico posto”.

A Tuvalu il livello del mare aumenta

Ogni nostra azione nei confronti del pianeta comporta dei costi, anche molto pesanti e dolorosi, di cui occorre prendere consapevolezza. Non riguarda il futuro, la nostra vita sta cambiando adesso e in maniera sempre più determinante.

Il mio obiettivo non è mai stato quello di cambiare gli altri”, conclude il regista. “Questo non è il ruolo dell’arte o del cinema come lo intendo io. Il mio scopo è sviluppare un’immagine, una storia attraverso cui le persone hanno l’opportunità di immergersi nei loro pensieri. Io voglio invitare le persone a riflettere sul nostro tempo e su noi stessi. Credo profondamente nel potere di questo tipo di arte. Se continuiamo insieme a mantenere questo livello di riflessione, contribuiremo ad un naturale movimento umano, a evolvere senza indottrinare nessuno. Ancora di più credo che le storie più forti che possiamo raccontare siano le storie di esseri umani con cui abbiamo modo di entrare in empatia”.

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Alberto Pinto

Beneventano, laureato in comunicazione audiovisiva.
Appassionato di cinema, serie televisive, viaggi e di tutto ciò che è arte e comunicazione.
Creativo, curioso e sognatore, ama immergersi nelle storie e scoprirne dettagli e sfaccettature.
Per eHabitat scrive di musica e di cinema

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