7 Novembre 2014

Siamo in ritardo climatico. Agire per il clima è urgente e possibile

Ritardo climatico

Cosa è emerso dal Summary Report, presentato lo scorso 1 novembre a Copenaghen dall’IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change – che chiude definitivamente il quinto rapporto sul clima?

“Sono in ritardo!” La vita quotidiana occidentale somiglia molto a una discesa libera con gli sci: siamo consapevoli di fare parte di un ambiente ma, se qualcuno ci chiedesse di ricordare un particolare di ciò che abbiamo incontrato ai lati del nostro percorso, non sapremmo cosa rispondere.

Tuttavia, è così importante scendere sempre alla massima velocità? Un saggio risponderebbe che dipende dal motivo per cui si corre.

Il problema, quindi, non è la corsa in se stessa, ma la mancanza di un obiettivo preciso, ed è proprio ciò che ha portato tutti noi a perdere di vista il rapporto con il territorio e l’ambiente in cui viviamo, ed a ritrovarci senza più tempo per affrontare il cambiamento che, ormai, riempie di fango le nostre città (non abbiamo tempo per pulire i letti dei fiumi e monitorare le creste).

La conseguente emergenza è ciò che veramente emerge dal Summary Report.

“I leader devono agire. Il tempo non è dalla nostra parte“. Così il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha introdotto la presentazione, sottolineando con forti parole quanto sia urgente per la società attuale rivedere le proprie politiche ambientali, dando maggiore impulso e spazio alle energie rinnovabili e rispondendo seriamente all’impatto che il cambiamento climatico ha sulla popolazione umana.

Abbiamo i mezzi per limitare il cambiamento climatico“, ha detto poi Rajendra Pachauri, presidente IPCC, “Le soluzioni sono molteplici e permettono un continuo sviluppo economico e umano. Ciò di cui tutti abbiamo bisogno è la volontà di cambiare“.

Rajendra Pachauri
Rajendra Pachauri, presidente IPCC

Cosa aspettarsi adesso? I leader europei e mondiali avranno la volontà per cambiare le cose? Guardando all’Italia, non sembra così, ma la posta in gioco è troppo alta per basare le decisioni riguardanti questo tema su giochetti politici: se la temperatura terrestre dovesse ulteriormente aumentare di soli 2°, moltissimi stati sarebbero a rischio, e milioni di profughi si aggiungerebbero a quelli che già arriveranno a causa del clima.

tuvalu
Una giovane abitante di Tuvalu lancia l’allarme

Agire è urgente, necessario e ancora possibile. Ora, anche la scienza mondiale lo conferma inequivocabilmente, con uno studio che ha coinvolto 830 studiosi da 80 paesi diversi, e che, senza alcun dubbio, deve mettere in allarme e spingere ad agire ognuno di noi.

Nel libro 52 idee per salvare il pianeta“, troverete qualche spunto!

Silvia Faletto

25 anni, vive a Torino, dove studia geografia e lavora presso la scuola del Cottolengo con bambini meno fortunati di lei.
Orgogliosamente eporediese (abitante di Ivrea, per i neofiti), la battaglia delle arance è un nervo scoperto del suo carattere: a coloro che la definiscono "poco ecologista" è in grado di rispondere argomentando il contrario!
Ama andare in montagna, nuotare, viaggiare, conoscere ed aiutare gli altri.
Curiosa ed attenta al mondo, odia i pregiudizi ed il "è impossibile!".
Ritiene che l'esperienza e il confronto siano il fondamento della civiltà e della cultura, e per questo... Fa molti errori.
Ama scrivere, sorridere e prova ogni giorno a lasciare il mondo un po' migliore di come l'ha trovato.
Oltre a lavorare a scuola e studiare all'università, parla 4 lingue ed è un' europrogettista.
Ultimamente si sta appassionando alla fotografia.
Il suo motto? "la geografia salverà il mondo!".

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