2022- I sopravvissuti: Umanità cannibale

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2022- I sopravvissuti: Umanità cannibale ultima modifica: 2014-08-24T08:30:03+00:00 da Emanuel Trotto
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Il fatto

In una New York del 2022 in cui il suicidio è legale e la popolazione è nutrita dalle industrie Soylent, il detective Thorn indaga su un omicidio. Nel corso delle indagini scoprirà una atroce verità sulla potente industria, che cerca di dissuaderlo dal divulgare quanto scoperto.

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Il commento

Il cinema di genere, meglio di qualsiasi altro, per parere di chi scrive, permette di trasmettere dei messaggi sociali e politici che difficilmente sarebbe possibile comunicare attraverso film che invece puntano direttamente l’argomento. Il cinema di genere riesce a trasmettere questo messaggio proprio grazie al filtro del genere stesso. E questo riguarda un po’ tutti i generi, dall’horror alla fantascienza, al western.

Ecco, fermiamoci alla fantascienza: da sempre questo genere è stato portatore di messaggi subliminali (ma anche no) fin dalle sue origini. Si pensi a titoli come Metropolis (1927, Fritz Lang) dal suo messaggio politico per niente velato; Ultimatum alla Terra (Robert Wise, 1951) con il suo messaggio pacifista (se non addirittura evangelico); L’invasione degli ultracorpi (Don Siegel, 1956) riflessione critica sulla modernità in cui l’uomo perde la sua umanità in favore del cinismo. Esempi recenti, uno su tutti Matrix (Andy & Larry Watchowski, 1999), metafora di una vita fatta totalmente di materialità che ci si illude possa essere vera.

E’ tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta però che il fenomeno di una fantascienza “sociologica” si manifesta in tutta la sua forza, e si impone con titoli come Arancia meccanica (Stanley Kubrick, 1971), 2002-La seconda Odissea (Douglas Trumbull, 1972), Il pianeta delle scimmie (Franklyn J. Schnaffer; 1968), 1975-Occhi bianchi sul Pianeta Terra (Boris Sagal, 1971), 2022-I sopravvissuti (Richard Fleicher, 1973), che divulgavano il loro messaggio attraverso la visione di un futuro inquietante e apocalittico. Nel 1973 la cosiddetta “fantascienza sociologica” va per la maggiore, raccogliendo e elaborando le inquietudini sessantottine e affrontando delle tematiche di forte attualità. In 2022 di Fleicher si tratta del sovraffollamento e dell’ecologia, ai quali si aggiunge come diretta conseguenza, il problema delle risorse alimentari.

Un imponente Charlton Heston interpreta Robert Thorn, un poliziotto che nella New York del futuro di 40 milioni di abitanti, si trova ad indagare sulla misteriosa morte di William Simmons, membro del consiglio di amministrazione della Soylent, società che produce in tutto il mondo quello che è oramai l’unico nutrimento dell’umanità, le gallette Soylent (tra cui quella verde che dà il titolo originale al film). Questo perché la natura incontaminata è scomparsa e il cibo “normale” è diventato una rarità per pochi privilegiati, dalla carne (prodotto più unico che raro) alla marmellata venduta a cento dollari il barattolo. Nel corso delle indagini, Thorn scopre il movente dell’omicidio in una realtà terrificante: per contenere il sovrappopolamento, il governo ha autorizzato l’eutanasia assistita e di contro ha abolito i funerali. I corpi perciò vengono portati fuori città e gettati in fosse comuni di smaltimento dei rifiuti per la produzione del Soylent verde.

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Il film è tratto dal romanzo Largo! Largo! (1966) di Harry Harrison e ispirato ad una ricerca del MIT i cui risultati furono pubblicati nel libro The Limits to Growth (1972), rapporto basato su una simulazione computerizzata che prediceva le conseguenze della crescita della popolazione sull’ecosistema e sulla stessa sopravvivenza della specie umana. Il limite dello sviluppo sul pianeta, se il tasso di crescita della popolazione e degli “sfruttamenti” fosse rimasto inalterato, sarebbe stato raggiunto nell’arco di un secolo, con tutte le conseguenze relative a un’inarrestabile decrescita demografica e industriale. Pubblicato negli anni della grande crisi petrolifera e dei mercati cerealicoli, inutile dirlo, produsse una grande attenzione ma il messaggio fu sostanzialmente rigettato anche da importanti premi Nobel, sostenitori che lo sviluppo tecnologico avrebbe sopperito alle mancanze naturali. La teoria negazionista appariva implausibile allora: oggi ancora di più visto che si rischia di arrivare ai nove miliardi di abitati e le risorse si stanno davvero esaurendo…

Quarant’anni dopo l’uscita del suo film, possiamo affermare che Fleicher non ha sbagliato. Anzi, il film mostra un futuro fin troppo inquietantemente simile agli anni Settanta in cui era stato girato, dove la donna è un oggetto di arredamento dato in dotazione con gli appartamenti, la politica corrotta va a braccetto con le multinazionali, l’effetto serra in cui la pioggia è solo un lontano ricordo e la casa in campagna semplicemente una fantasia. Inoltre il messaggio che manda è ancora più angosciante: non solo la crescita demografica e il crescente inquinamento distruggeranno l’intero ecosistema esistente – esplicitato già durante i titoli di testa composti da una serie di immagini che vanno dalla Rivoluzione Industriale alla “contemporaneità” in cui a farne le spese è l’ambiente – ma questa umanità al collasso finirà per mangiarsi l’un l’altra. Le vecchie generazioni, quelle che si ricordano ancora come fosse fatto il mondo in passato, divengono letteralmente carne da macello per le nuove masse ignoranti. Il nuovo letteralmente mangia il vecchio, la società si sazia di se stessa, in un circolo vizioso, unico, eterno.

Scheda film

Titolo originale : Soylent Green

Regia: Richard Fleicher

Soggetto: Harry Harrison (romanzo Largo! Largo!)

Sceneggiatura: Stanley R. Greenberg

Anno di produzione: Stati Uniti, 1973

Interpreti: Charlton Heston (Robert Thorn), Edward G. Robinson (Sol Roth), Chuck Connors (Tab Fielding), Joseph Cotton (William Simmons), Mike Henry (Sergente Kalozky), Whit Bissel (Governatore Santini), Celia Lovsky (Ente Supremo)

Durata: 97’

Tema: SOVRAPPOPOLAMENTO, RISORSE NATURALI, RISORSE ALIMENTARI

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Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

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