In Finlandia sono stati abbattuti 250 mila alberi per fare spazio a un data center di Google

data center in Finlandia

Un nuovo data center in Finlandia, più precisamente a Muhos, sta accendendo la polemica: abbattuti circa 250 mila alberi per preparare il terreno. La vicenda solleva interrogativi sulle autorizzazioni ambientali e sul costo ecologico della corsa alle infrastrutture digitali.

Il progetto di un nuovo data center in Finlandia legato a Google è finito al centro delle polemiche dopo il taglio di una vasta area boschiva, avvenuto mentre la procedura di valutazione ambientale era ancora in corso.

Secondo quanto ricostruito a Muhos, sarebbero stati abbattuti circa 250 mila alberi, su un’area di circa 330 ettari. Il terreno è destinato a ospitare un data center.

Si tratta di una struttura che ospita i server necessari ad archiviare dati e a far funzionare servizi online e AI, che richiede ampie superfici e una disponibilità consistente di energia elettrica.

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La corsa ai data center presenta sempre un conto da pagare, ma la questione non riguarda soltanto la perdita degli alberi. È infatti estremamente importante il rispetto delle procedure previste per valutare in anticipo gli effetti di un progetto sull’ambiente.

La valutazione ambientale contestata

Al centro della vicenda c’è Tuike Finland, la società finlandese coinvolta nello sviluppo dei progetti di Google. Secondo alcune ricostruzioni, sembra che i lavori di disboscamento a Muhos siano iniziati nel marzo 2026 e si siano conclusi ad agosto dello stesso anno.

La mancata conclusione della valutazione di impatto ambientale (VIA) è il punto più controverso. Questa, infatti, è la procedura che serve a individuare e valutare le possibili conseguenze di un progetto prima che venga realizzato.

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Può riguardare, per esempio, gli effetti sugli habitat naturali, sul suolo e sulle acque, oltre alle misure necessarie per ridurre i danni.

L’autorità finlandese competente per i permessi e la vigilanza ambientale che ha sollevato la questione è la Lupa- ja valvontavirasto (LVV).

La società Tuike Finland avrebbe chiesto, infatti, di essere esentata dalla valutazione nelle prime fasi del progetto, sostenendo che la norma applicabile non riguardasse direttamente un intervento edilizio e che il terreno fosse già stato drenato.

La LVV ha respinto questa interpretazione, ritenendo la procedura applicabile anche in presenza di un bosco utilizzato per la produzione di legname. Il caso ha quindi assunto una dimensione che va oltre il numero degli alberi tagliati.

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Le conseguenze ambientali sono state valutate al momento giusto, quando era ancora possibile considerare alternative e prevenire parte dei danni?

Il fermo ai lavori di disboscamento

La vicenda non si è conclusa con il disboscamento. Il 6 ottobre 2026, la LVV ha chiesto a Tuike Finland di sospendere i lavori preparatori che modificavano in modo significativo il territorio nei siti di Muhos e Kajaani, fino al completamento delle valutazioni ambientali.

Il provvedimento è arrivato quando una parte consistente delle opere preliminari era già stata eseguita. Il 22 ottobre, secondo un successivo comunicato dell’autorità, la società avrebbe dichiarato di aver interrotto i lavori in entrambi i siti.

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Per il progetto di Muhos, inoltre, sono state richieste informazioni più dettagliate sulla gestione delle acque, a causa dei possibili rischi legati alle caratteristiche del terreno e al deflusso delle acque meteoriche.

È importante sottolineare come lo stop alle attività preparatorie non equivale necessariamente all’abbandono definitivo dei data center.

Perché la Finlandia “attira” i data center

La scelta della Finlandia per questo tipo di infrastrutture non è casuale. Il paese dispone di un clima freddo che, in determinate condizioni, permette di sfruttare l’aria esterna per raffreddare i server e ridurre parte dell’energia necessaria al raffreddamento.

Il Paese scandinavo conta anche la disponibilità di infrastrutture elettriche e l’interesse del governo ad attrarre investimenti tecnologici.

Ma un vantaggio per l’efficienza energetica non significa automaticamente un impatto ambientale ridotto in ogni ambito.

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La costruzione di un data center può comportare il consumo di suolo, l’eliminazione della vegetazione, modifiche al drenaggio e nuove esigenze per le reti elettriche e idriche. Anche quando l’elettricità proviene da fonti a basse emissioni, questi effetti devono essere valutati separatamente.

A settembre 2026, Google ha annunciato un investimento da 13 miliardi di euro legato ai progetti finlandesi. Il caso di Muhos si inserisce quindi in una strategia di espansione di grande portata, nella quale gli obiettivi economici e tecnologici si confrontano con la necessità di tutelare gli ecosistemi locali.

La domanda che riguarda anche il resto d’Europa

Il caso del nuovo data center in Finlandia apre una questione più ampia. I data center sono diventati infrastrutture essenziali per la vita digitale, dai servizi cloud alle piattaforme online, fino ai sistemi di intelligenza artificiale.

La loro crescita, però, richiede spazi, energia e risorse, e può entrare in conflitto con la conservazione degli ambienti naturali.

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La sfida non consiste necessariamente nello scegliere tra tecnologia e natura, ma nel decidere come e dove realizzare queste strutture, con quali garanzie e dopo quali verifiche. La disponibilità di energia relativamente pulita o un clima favorevole al raffreddamento non può sostituire la valutazione degli impatti sul suolo, sulle foreste e sulle risorse idriche.

La vicenda di Muhos mostra perché sia fondamentale svolgere le verifiche ambientali prima di avviare le trasformazioni più invasive. Quando gli alberi sono già stati abbattuti e il terreno modificato, proteggere la natura diventa molto più difficile. E la domanda resta aperta: quanto può dirsi sostenibile un’infrastruttura digitale se, per costruirla, è necessario cancellare una porzione così estesa di foresta?

[Foto di Kerstin Riemer da Pixabay]

Carlotta Cristina

Torinese, classe 1998. Archeologa laureata in Egittologia e appassionata di scienza, spazio e bricolage. Creativa, solare e ottimista, è alla costante ricerca di un qualcosa da imparare. È forse con la testa un po’ tra le nuvole, persa in un altro mondo… ma la vista del cibo la riporta sempre alla realtà. Oltre alla scoperta e allo studio, ama i pappagalli, lavorare all’uncinetto, la natura e lo sport.

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