22 Marzo 2026

Il gender gap è il tema della Giornata mondiale dell’acqua 2026

giornata mondiale dell'acqua 2026

L’amplificazione delle disuguaglianze di genere nell’accesso alle risorse idriche è il tema della Giornata mondiale dell’acqua 2026 del 22 marzo

Oggi domenica 22 marzo 2026, si celebra la Giornata Mondiale dell’acqua.

La carenza di risorse idriche è diventata uno dei principali fattori di instabilità geopolitica. Secondo la Water Conflict Chronology del Pacific Institute (aggiornato a fine 2025), gli episodi di violenza legati all’acqua sono aumentati del 150% nell’ultimo decennio. Il database dell’osservatorio ne ha documentati 1428 fra il 2020 e il 2025. Le principali aree di crisi sono il Medio Oriente (in particolare il bacino del Tigri e dell’Eufrate e i territori israelo-palestinesi), il Nord Africa, l’Africa Subsahariana, l’Asia Centrale (in particolar modo Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan) e i fiumi condivisi da India e Bangladesh.

L’Africa ha sete, i conflitti in atto per le risorse idriche

Ma la disomogeneità nell’accesso alle risorse idriche non è soltanto un fenomeno dovuto agli equilibri geopolitici e agli impatti del riscaldamento globale nelle varie aree del Pianeta. In tutto il mondo la popolazione femminile è colpita in modo sproporzionato dai problemi legati all’acqua a causa di ruoli di genere radicati, infrastrutture inadeguate, sottorappresentazione politica, finanziamenti limitati e norme sociali restrittive. Per queste ragioni, la Giornata mondiale dell’acqua 2026 del 22 marzo chiede un’inversione di questa tendenza mettendo in evidenza cinque dati (provenienti da report di UN, UNEP e OMS e altri osservatori internazionali) che evidenziano questo  grave gender gap:

  • a livello globale, più di un miliardo di donne, ovvero più di un quarto della popolazione femminile (27,1%), non ha accesso a servizi di acqua potabile gestiti in modo sicuro;
  • nei contesti di grave scarsità idrica, in due famiglie su tre, la raccolta dell’acqua ricade principalmente sulle donne;
  • nei 53 paesi per i quali sono disponibili dati, donne e ragazze trascorrono 250 milioni di ore al giorno a raccogliere acqua, tre volte di più rispetto ai loro colleghi maschi;
  • acqua non potabile, sistemi igienico-sanitari inadeguati e scarsa igiene causano ogni giorno la morte di mille bambini sotto i cinque anni;
  • circa il 14% dei paesi non dispone ancora di meccanismi per garantire la pari partecipazione delle donne nei processi decisionali e nella gestione delle risorse idriche

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La crisi idrica globale colpisce tutti, ma non allo stesso modo. La mancanza di acqua pulita e di sistemi igienico-sanitari aggrava le disuguaglianze, a scapito delle donne e delle ragazze. Sono loro che raccolgono l’acqua e la gestiscono e sono loro a occuparsi di chi si ammala a causa dell’acqua non potabile. Questo lavoro non retribuito, fa perdere alle donne tempo e opportunità, compromette la loro salute, la loro emancipazione e la loro sicurezza. Nonostante ciò, troppo spesso la popolazione femminile viene esclusa dalle decisioni, dalle responsabilità e dai finanziamenti dei sistemi che governano l’acqua.

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La campagna della Giornata mondiale dell’acqua 2026 dedicata alla disuguaglianza di genere chiede alle istituzioni internazionali l’adozione di un approccio trasformativo basato sui diritti che dia alle donne la possibilità di avere voce, potere decisionale e pari opportunità nelle questioni relative all’acqua, affinché questa sia una risorsa per un futuro più sano, prospero ed equo.

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L’auspicio delle Nazioni Unite è che le donne diventino la forza trainante del cambiamento nel settore idrico, in qualità di ingegnere, agricoltrici, ricercatrici, operatrici ecologiche e leader delle comunità. Il cambiamento climatico, i disastri idrologici, le carenze di finanziamento e le carenze di governance, richiedono un’azione comune e un contributo maschile allo scardinamento delle norme e dei comportamenti che impediscono alle donne di partecipare allo sforzo per l’accesso universale all’acqua pulita. Un obiettivo ancora molto lontano dall’essere raggiunto visto che 2,1 miliardi di persone non dispongono di acqua potabile gestita in modo sicuro, fra queste 106 milioni continuano a raccogliere l’acqua da fonti superficiali come fiumi e laghi, con tutti i rischi che questa pratica comporta per la salute.

[Foto ©Pixabay]

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui Materia Rinnovabile, La Revue Dessinée, La Stampa Tuttogreen, Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow News, Slow Food. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online”, “Propaganda Pop”, "Cronofagia" e "Geomanzia", "Prime" e "Riconquistare il tempo".

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