2 Novembre 2026

COP31, ecco la risoluzione del Parlamento europeo

COP31

In vista della COP31 di Antalya, il Parlamento europeo chiede di accelerare l’uscita dai combustibili fossili e migliorare la finanza climatica

In prossimità della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP31), che si terrà ad Antalya (Turchia) dal 9 al 20 novembre 2026, il Parlamento europeo ha approvato una proposta di risoluzione con le principali priorità che dovrebbero essere rispettate, evidenziando come siano rimasti irrisolti alcuni rilevanti dossier alla COP30 e nei successivi negoziati tecnici di Bonn.

La COP31 affronterà principalmente alcune tematiche più urgenti, quali la transizione verso l’abbandono dei combustibili fossili, l’avvio del processo per il prossimo bilancio globale (global stocktake) dei progressi compiuti nell’attuazione dell’Accordo di Parigi e l’aumento dei finanziamenti per il clima, a partire dalla messa in atto del nuovo obiettivo collettivo quantificato (NCQG), concordato alla COP29.

La risoluzione sulle priorità del Parlamento europeo ha evidenziato che il 2025 è stato uno degli anni più caldi mai registrati, con l’Europa che resta il continente che si sta riscaldando più velocemente, tanto da rendere urgente il rafforzamento delle azioni per il clima e l’accelerazione della transizione globale verso l’abbandono definitivo dei combustibili fossili. Limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C richiede riduzioni profonde, rapide e durature delle emissioni globali di gas a effetto serra, pari al 43% entro il 2030 e al 60% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2019, fino a raggiungere la neutralità climatica nel 2050 e successivamente emissioni nette negative. Tuttavia, la piena attuazione di tutti i contributi determinati a livello nazionale (NDC) per il clima presentati di recente comporterebbe riduzioni pari solo al 19-24% entro il 2035.

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Per quanto riguarda la questione dei finanziamenti, gli eurodeputati ritengono che vada alleviato l’onere del debito per i Paesi più vulnerabili e che debbano essere garantite maggiori risorse al Fondo per le perdite e i danni (Loss and Damage), destinato ai Paesi più colpiti dai drammatici effetti della crisi climatica.

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Il contesto

La legge europea sul clima mira a ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030, al fine di raggiungere il più grande obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 (ovvero le zero emissioni nette intese come completa compensazione fra le quantità di gas serra immesse in atmosfera e quelle assorbite tramite i pozzi naturali e le tecnologie di cattura del carbonio). Nel febbraio 2026 è stata aggiornata la normativa e il Parlamento Ue ha fissato un obiettivo di riduzione delle emissioni del 90% nel 2040.

I parlamentari europei hanno sottolineato che i dati preliminari Eurostat mostrano un effettivo aumento delle emissioni dell’1% tra il 2024 e il 2025: un divario che deve essere ora colmato dagli Stati membri e dalla Commissione europea, mantenendo l’allineamento di tutte le politiche comunitarie all’Accordo di Parigi e continuando a farsi guidare dalle migliori conoscenze scientifiche disponibili. C’è preoccupazione per il ritardo Ue rispetto agli obiettivi giuridicamente vincolanti per il 2040 e il 2050 stabiliti dalla normativa europea sul clima, poiché dalle proiezioni le misure attuali e previste consentiranno di raggiungere solo riduzioni rispettivamente del 69% entro il 2040 e del 78% entro il 2050.

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I ritardi

Il documento della Commissione ENVI si concentra su tre tappe fondamentali: la COP30 di Belém (novembre 2025), la prima Conferenza di Santa Marta sulla transizione dai combustibili fossili (aprile 2026) e  la 64ª  sessione degli organi sussidiari (SB64) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), tenutasi a Bonn (Germania) nel giugno 2026.

Per quanto riguarda la COP30 – che ha adottato gli indicatori di adattamento di Belém e finalizzato la tabella di marcia da Baku a Belém per un valore di 1,3 trilioni di dollari – gli eurodeputati evidenziano che sono state purtroppo rinviate le questioni più controverse, ovvero: la tabella di marcia per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili; l’attuazione del nuovo obiettivo collettivo quantificato sulla finanza climatica (NCQG) e gli indicatori dell’obiettivo globale  di adattamento (GGA).

D’altro canto, la prima Conferenza di Santa Marta ha avviato un processo di coordinamento volontario del TAFF (Transitioning and Affinity Facility), che fissa una tabella di marcia globale per i combustibili fossili ma non prevede impegni vincolanti per la loro graduale eliminazione.

Infine, le riunioni della SB64 hanno segnato dei progressi nel meccanismo di transizione giusta e nel rafforzamento istituzionale dell’articolo 6, lasciando però in stallo sia il GGA sia il Programma di lavoro per l’attuazione e l’ambizione di mitigazione di Sharm el-Sheikh (MWP), con un rinvio alla COP31 senza un testo concordato. La questione finanziaria è stata il punto di rottura in ogni sala negoziale durante la SB64, a causa del rifiuto dei Paesi sviluppati di integrare l’impegno di Belém di triplicare i finanziamenti per l’adattamento entro il 2035 nel testo del GGA.

Le richieste

Il documento del Parlamento Ue invita tutti gli attori coinvolti a proseguire la tabella di marcia per la transizione dai combustibili fossili, rispettando quanto stabilito dalla COP30. L’Ue dovrebbe guidare i negoziati per un trattato di non proliferazione dei combustibili fossili, definendo piani con scadenze precise per l’eliminazione graduale della loro produzione e dei sussidi, attraverso un proprio calendario e una strategia globale che coinvolga tutti i settori dell’economia, a integrazione delle politiche esistenti.

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Gli eurodeputati vogliono dunque che l’Ue sia di esempio, evidenziando inoltre le vulnerabilità dovute alla dipendenza dai combustibili fossili in un momento di instabilità geopolitica e l’importanza della decarbonizzazione per l’autonomia strategica dell’Ue.

C’è inoltre un altro problema significativo, ovvero il divario rilevante e in costante aumento tra il fabbisogno di finanziamenti per il clima e le disponibilità attuali, che i parlamentari europei chiedono di affrontare urgentemente.  Se è pur vero che l’Ue e i suoi Stati membri risultano tra i maggiori fornitori di  finanziamenti pubblici per il clima, la risoluzione degli eurodeputati fa presente che serve un continuo aumento dei contributi finanziari per il clima attraverso i bilanci dell’Ue e nazionali – in particolare sotto forma di sovvenzioni e finanziamenti altamente agevolati – ed esorta a evitare il doppio conteggio o la riclassificazione dei fondi esistenti per raggiungere il nuovo obiettivo collettivo quantificato sui finanziamenti per il clima (NCQG).

Questi ultimi, inoltre, dovrebbero essere allocati senza aggravare l’onere del debito per i Paesi vulnerabili ai cambiamenti climatici, dando priorità ai finanziamenti a fondo perduto e agli strumenti di alleggerimento del debito.

Nei contesti particolarmente colpiti dai cambiamenti climatici vivono fino a 3,6 miliardi di persone: i deputati europei invocano dunque un rapido incremento dei finanziamenti prevedibili e accessibili per il Fondo per le perdite e i danni, triplicandoli entro il 2035 grazie all’impegno di tutte le parti. È necessario infatti intensificare l’adattamento, la resilienza e la preparazione in materia di clima all’interno dell’Ue e a livello mondiale, al fine di ridurre al minimo gli effetti negativi dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità. L’adattamento ai cambiamenti climatici dipende da ecosistemi sani, sui quali deve dunque basarsi, mentre è sempre più urgente lo sviluppo di strategie globali per prevenire e gestire gli eventi meteorologici estremi, garantendo al contempo un accesso equo a un adeguato sostegno finanziario e tecnico.

Gli europarlamentari sottolineano l’importanza di rafforzare i partenariati bilaterali e regionali per la resilienza ai cambiamenti climatici, le soluzioni innovative, le infrastrutture sostenibili, i sistemi alimentari resilienti, la gestione efficiente delle risorse idriche e la condivisione delle conoscenze, promuovendo al contempo la titolarità locale e lo sviluppo di capacità.

I cambiamenti climatici impattano in particolar modo sui piccoli Stati insulari, siti in gran parte nella regione del Pacifico, dove risultano enormi gli sforzi di adattamento da mettere in campo. Sulla questione della mobilità umana, gli eurodeputati invitano ad adottare misure che riducano il rischio di sfollamento, rafforzino la resilienza e sostengano l’azione preventiva e i sistemi di allarme rapido. Tutte le parti che non hanno ancora predisposto e presentato i loro piani nazionali di adattamento dovrebbero farlo il prima possibile (alla COP30 lo hanno fatto 108 Paesi che rappresentano il 71% delle emissioni globali), mentre quelle che hanno già soddisfatto tali requisiti sono chiamate a compiere progressi nella loro attuazione entro il 2030, privilegiando le soluzioni basate sulla natura.

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Le promesse devono finalmente trasformarsi in realtà. La risoluzione invita ad attuare urgentemente il meccanismo di transizione giusta concordato alla COP30, affiancando all’azione per il clima misure a sostegno dei green jobs, della riqualificazione professionale e del dialogo sociale.

L’Ue non si tira indietro e sottolinea il suo impegno ad abbandonare i combustibili fossili, triplicare la capacità di energia rinnovabile e raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2030 come già stabilito alle COP28 e 30, pur mantenendo una certa preoccupazione per gli insufficienti progressi compiuti verso il raggiungimento di tali obiettivi. Questi ultimi dovrebbero esser fatti propri anche dalla COP31, quale evento che darà il via al processo del prossimo bilancio globale.

Il Parlamento Ue accoglie favorevolmente la proposta della presidenza della COP31 di introdurre obiettivi di trasformazione concreti, misurabili ed estesi all’intera economia per colmare il divario di attuazione, “tra cui il rapido aumento della quota di elettrificazione nella domanda finale di energia, la riduzione significativa della produzione di rifiuti e delle relative emissioni di metano, il progresso dell’industrializzazione verde attraverso il sostegno all’economia circolare e il miglioramento sostanziale dell’efficienza energetica quale pilastro fondamentale delle città climaticamente neutre e resilienti”.

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Gli europarlamentari sottolineano il ruolo fondamentale svolto dal multilateralismo e invitano nuovamente gli Stati Uniti a riconsiderare il loro abbandono dell’Accordo di Parigi. Infine, il Parlamento Ue propone di attuare politiche ambientali in linea con l’approccio “One Health” – mirato  a equilibrare e a ottimizzare in modo sostenibile la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi – deplora i costi elevati dell’inquinamento chimico a livello mondiale e sostiene la necessità di individuare e massimizzare le potenziali sinergie tra la biodiversità e l’azione per il clima, tra cui la protezione, il ripristino e la gestione degli ecosistemi e delle specie importanti per i cicli del carbonio.

[Credits foto: TheDigitalArtist su Pixabay]

Marco Grilli

Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, collabora con l’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Runner, si muove in mountain bike, segue una dieta veg e ama gli animali e la natura. Tra i suoi hobby il cinema, la lettura, le mostre d'arte e la musica rock con gli immancabili live.

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