Caldo estremo e fenomeni meteorologici sempre più intensi, legati alla crisi climatica, stanno mettendo alla prova anche una delle eccellenze agricole del Piemonte: il peperone di Carmagnola. Parla il presidente del Consorzio, Domenico Tuninetti
La crisi climatica sta mettendo a dura prova il modo di coltivare, anche in Italia. Lo dimostra la stagione 2026 del peperone di Carmagnola, simbolo dell’orticoltura piemontese ed eccellenza nazionale, che quest’anno ha dovuto fare i conti con temperature eccezionalmente elevate, eventi atmosferici violenti e un lavoro nei campi sempre più complesso.
«È stata un’annata difficile, come del resto per tutta l’agricoltura -spiega Domenico Tuninetti, presidente del Consorzio del Peperone di Carmagnola– Se questa dovesse diventare la nuova “normalità”, dovremmo ripensare profondamente i nostri sistemi di coltivazione».
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Peperone di Carmagnola, eccellenza piemontese ed italiana
Tra i prodotti-simbolo dell’orticoltura italiana, il peperone di Carmagnola rappresenta da decenni un punto di riferimento per qualità, biodiversità e tradizione agricola.
Coltivato nella pianura a sud di Torino e celebrato ogni anno dalla storica Fiera nazionale del Peperone, che richiama centinaia di migliaia di visitatori, è riconosciuto come un ambasciatore del Made in Italy agroalimentare.
Oggi, però, anche questa eccellenza deve fare i conti con gli effetti sempre più evidenti della crisi climatica. Temperature record, lunghi periodi di caldo eccessivo alternati a violente grandinate e raffiche di vento stanno modificando il lavoro degli agricoltori e imponendo nuove strategie di coltivazione.
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Il caldo eccessivo blocca la crescita delle piante
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il peperone non trae beneficio dalle ondate di calore estremo. Se il clima caldo favorisce normalmente questa coltura, oltre una certa soglia la pianta entra infatti in una sorta di “dormienza“.
«Quando le temperature diventano troppo elevate i peperoni smettono di crescere -spiega Tuninetti- È un meccanismo di difesa contro lo stress idrico e di prevenzione della siccità: la pianta non muore, ma interrompe il proprio ciclo vegetativo in attesa di condizioni migliori».
Il risultato si è visto già nei primi raccolti estivi, caratterizzati da frutti mediamente più piccoli e con uno spessore inferiore rispetto agli standard. I produttori confidano però in un recupero nelle settimane che precederanno la Fiera Nazionale del Peperone, grazie anche agli interventi effettuati in campo.
«Abbiamo diradato parte dei frutti per favorire una migliore maturazione di quelli rimasti e speriamo che le condizioni climatiche consentano alle piante di recuperare nelle prossime settimane».
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Più lavoro per difendere le colture
Le conseguenze del cambiamento climatico non riguardano solo la produttività, ma anche l‘organizzazione del lavoro agricolo: per proteggere le coltivazioni sono stati necessari interventi aggiuntivi, con l’impiego di sistemi di ombreggiatura, irrigazioni più frequenti e operazioni agronomiche supplementari.
«Ogni anno aumenta il lavoro necessario per mantenere le piante in equilibrio -osserva Tuninetti- E il problema non è soltanto il caldo: vento e grandine sono fenomeni sempre più intensi, mentre le strutture di protezione non rappresentano una soluzione semplice, perché il peperone richiede la rotazione dei terreni almeno ogni due anni e non permette di realizzare impianti fissi».
In questo scenario, Carmagnola continua però a beneficiare di una risorsa fondamentale: la disponibilità di acqua superficiale. «Sotto questo aspetto siamo fortunati -spiega il presidente del Consorzio- Abbiamo acqua in abbondanza e facilmente accessibile. Inoltre l’introduzione delle manichette per l’irrigazione ha consentito di ridurre notevolmente i consumi rispetto al passato».
Anche così, il futuro richiederà probabilmente un’evoluzione delle tecniche irrigue. «Stiamo già ragionando sulla possibilità di aumentare ulteriormente i punti di distribuzione dell’acqua per migliorare il benessere delle piante durante le ondate di calore».
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Produzione stabile, ma resta il problema dei costi
Nonostante le difficoltà climatiche, il bilancio della stagione resta nel complesso positivo. Il Consorzio riunisce circa 40 produttori, che coltivano complessivamente un centinaio di ettari, con una produzione che può raggiungere circa 3.200 tonnellate di peperoni in un’annata regolare.
Dopo le pesanti perdite provocate negli anni scorsi dalle virosi, il 2026 rappresenta fortunatamente il secondo anno consecutivo senza gravi attacchi delle malattie che in passato avevano compromesso anche metà dei raccolti.
Rimangono invece aperte altre criticità strutturali, dall’aumento dei costi di produzione alla difficoltà nel reperire manodopera stagionale.
«I prezzi sono rimasti sostanzialmente nella norma, forse persino più favorevoli ai consumatori che ai produttori -conclude Tuninetti- Negli ultimi anni sono aumentati in modo significativo i costi di semi, teli, carburanti e di tutti i materiali necessari alla coltivazione. A questo si aggiunge la crescente difficoltà nel trovare personale per le raccolte. Sono sfide che accompagneranno inevitabilmente il futuro dell’Agricoltura, che si intrecciano a quelle poste dal cambiamento climatico».
La 77ª Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola si tiene dal 28 agosto al 6 settembre 2026 nel centro storico della città.
[Foto di Roberto Gerbino]
