Dopo la missione Artemis II, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) lancia l’allarme sull’impatto delle esplorazioni spaziali: occorre cooperare per la sostenibilità
Esplorazioni spaziali e Ambiente sono due tematiche sempre più intrecciate. A sottolinearlo è l’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, che in una recente nota ha richiamato l’attenzione sui rischi in termini di sostenibilità legati alla crescente presenza umana nello Spazio.
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L’occasione è stata il rientro della missione Artemis II: «La missione ha segnato un’orbita record attorno alla Luna, ma durante il viaggio di ritorno i quattro astronauti e la loro navicella Orion hanno attraversato qualcosa di preoccupante: una fascia dell’alta atmosfera ingombra di circa 130 milioni di detriti, dai frammenti di satelliti ai veicoli spaziali abbandonati».
Un dato che fotografa con immediatezza la portata del problema, anche se secondo l’UNEP i rifiuti sono solo una delle criticità che riguardano direttamente il rapporto tra esplorazioni spaziali e ambiente.
L’impatto dei razzi e dei rientri
Tra gli aspetti meno visibili ma più rilevanti c’è quello delle emissioni. «Ogni lancio di razzo rilascia fuliggine, particelle di alluminio, composti chimici e gas nell’atmosfera», con effetti che «possono influenzare la chimica atmosferica, aumentare l’inquinamento dell’aria e danneggiare lo strato di ozono», sottolineano dalla Nazioni Unite.
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Non solo: anche il rientro dei veicoli spaziali ha conseguenze ambientali. «Quando i veicoli spaziali tornano nell’atmosfera, lasciano una scia chimica di ossidi e metalli», che può contribuire alla riduzione dell’ozono e alterare la quantità di luce solare riflessa nello spazio, con possibili effetti sul clima.
Detriti spaziali e rischi globali
Il problema più evidente resta quello già citato dei cosiddetti “rifiuti spaziali”. «Vecchi satelliti e frammenti derivanti da collisioni si stanno accumulando, aumentando il rischio di impatti che generano ulteriori detriti», evidenzia l’UNEP.
Si tratta di una dinamica pericolosa: più oggetti orbitano, maggiore è il rischio di collisioni a catena. Le conseguenze sono doppie. Da un lato, «possono entrare in collisione con i satelliti da cui dipendiamo», compromettendo servizi essenziali; dall’altro, «se sopravvivono al rientro, possono ricadere sulla Terra, rappresentando un rischio per gli esseri umani e per gli ecosistemi».

A questo si aggiunge un impatto meno noto ma significativo: «le grandi costellazioni satellitari e i detriti orbitali stanno rendendo il cielo notturno più luminoso e rumoroso», interferendo con l’astronomia e con la capacità di osservare l’Universo.
Esplorazioni spaziali e Ambiente, che fare?
Per affrontare queste sfide, UNEP indica alcune linee d’azione. Innanzitutto, «è necessario colmare le lacune conoscitive», perché gli effetti complessivi delle attività spaziali su atmosfera, clima ed ecosistemi non sono ancora pienamente compresi.
In secondo luogo, serve migliorare il monitoraggio: «dati migliori, in particolare sulle emissioni dei lanci e dei rientri, aiuteranno a tracciare i rischi, prevedere gli impatti e rafforzare le risposte».
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Fondamentale anche una progettazione più eco-sostenibile: i veicoli spaziali dovranno essere concepiti per ridurre l’impatto lungo tutto il ciclo di vita, evitando collisioni, garantendo un rientro sicuro e utilizzando combustibili più puliti.
Infine, il punto decisivo: «Governi, agenzie spaziali, aziende private e Comunità scientifica devono lavorare insieme per stabilire e applicare standard globali di sostenibilità prima che le criticità si aggravino».
Che cos’è la “Space Sustainability”
Il concetto chiave è quello di sostenibilità spaziale, ovvero «utilizzare lo Spazio in modo da proteggere sia lo Spazio stesso sia l’ambiente terrestre nel lungo periodo».

In termini concreti significa ridurre i detriti, limitare le emissioni, proteggere i cieli notturni, usare le risorse in modo efficiente e garantire rientri sicuri. Ma anche assicurare che lo Spazio resti accessibile a tutti, come bene comune.
Il Trattato sullo Spazio extra-atmosferico
A livello giuridico, il riferimento principale resta l’Outer Space Treaty (Trattato sullo Spazio extra-atmosferico), approvato dall’Assemblea generale ONU nel 1966 ed entrato in vigore nel 1967. Si tratta del pilastro del diritto spaziale internazionale.
Il documento stabilisce alcuni principi fondamentali ancora oggi validi: lo spazio «deve essere esplorato e utilizzato per il beneficio e nell’interesse di tutti i Paesi», ed è «libero per l’esplorazione e l’uso da parte di tutti gli Stati». Inoltre, non può essere oggetto di appropriazione nazionale: nessuno Stato può rivendicare sovranità su spazio, Luna o altri corpi celesti.
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Tra i punti più rilevanti anche il divieto di collocare armi nucleari o di distruzione di massa nello Spazio e l’obbligo di utilizzare la Luna e gli altri corpi celesti esclusivamente per scopi pacifici. Gli astronauti vengono definiti “inviati dell’Umanità“, mentre gli Stati restano responsabili delle attività spaziali nazionali, anche quando svolte da soggetti privati.
Un principio particolarmente attuale, alla luce delle preoccupazioni ambientali, è quello secondo cui gli Stati devono «evitare la contaminazione dannosa dello Spazio e dei corpi celesti». Tuttavia, come sottolinea anche la stessa UNEP, questo quadro normativo non è ancora sufficiente ad affrontare le sfide odierne.
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Esplorazioni spaziali e ambiente: un vuoto da colmare
Nonostante la presenza ormai ultra-decennale di questo trattato, «non esiste ancora un quadro ambientale globale completo per lo Spazio». Ed è proprio su questo punto che si concentra l’azione delle Nazioni Unite.
UNEP, insieme all’Ufficio ONU per gli Affari dello Spazio extra-atmosferico, sta lavorando per «comprendere meglio i rischi ambientali, rafforzare la base scientifica e garantire che le questioni ambientali e la governance dello spazio procedano di pari passo».
Il messaggio finale è netto: «ciò che accade nello Spazio non è separato da ciò che accade sulla Terra». Esplorazioni spaziali e ambiente sono ormai due facce della stessa medaglia, e il futuro dipenderà dalla capacità di gestire questa nuova frontiera in modo sostenibile, prima che diventi una crisi globale.
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[Foto: NASA]
