Lo stato del clima globale è in una situazione di emergenza, il report della WMO evidenzia lo squilibrio energetico della Terra ed il caldo record
Il periodo 2015-2025 è stato il più caldo di sempre, con 11 anni di temperature record e l’ultimo anno che ha fatto registrare 1,43°C in più rispetto alla media del periodo 1850-1900: è il ritratto impietoso che emerge dal rapporto sullo stato del clima globale 2025 realizzato dalla World Meteorological Organization (WMO), che per la prima volta include lo squilibrio energetico della Terra (al livello più alto degli ultimi 65 anni) tra gli indicatori climatici chiave.
“Il bilancio energetico della Terra misura la velocità con cui l’energia entra ed esce dal sistema terrestre. In un clima stabile, l’energia in entrata dal sole è all’incirca uguale alla quantità di energia in uscita. Tuttavia, l’aumento delle concentrazioni di gas serra che intrappolano il calore – anidride carbonica, metano e protossido di azoto – ai livelli più alti degli ultimi 800.000 anni ha sconvolto questo equilibrio”, si legge nel rapporto. Dall’inizio delle osservazioni nel 1960 lo squilibrio energetico della Terra è in costate aumento, soprattutto negli ultimi 20 anni ed in particolare nel 2025, che ha fatto segnare un nuovo picco.
I commenti al rapporto sullo stato del clima
“I progressi scientifici hanno migliorato la nostra comprensione dello squilibrio energetico della Terra e della realtà che il nostro pianeta e il nostro clima si trovano ad affrontare in questo momento. Le attività umane stanno alterando sempre più l’equilibrio naturale e dovremo convivere con queste conseguenze per centinaia e migliaia di anni. Quotidianamente, il nostro clima è diventato più estremo. Nel 2025, ondate di calore, incendi boschivi, siccità, cicloni tropicali, tempeste e inondazioni hanno causato migliaia di morti, colpito milioni di persone e provocato miliardi di perdite economiche”, ha commentato Celeste Saulo, segretario generale della WMO.
“Lo stato del clima globale è in una situazione di emergenza. Il pianeta Terra è spinto oltre i suoi limiti. Ogni indicatore climatico chiave lampeggia in rosso. L’umanità ha appena superato gli undici anni più caldi mai registrati. Quando la storia si ripete undici volte, non è più una coincidenza. È un invito ad agire”, ha ribattuto António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite.
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Il rapporto
Il rapporto è stato pubblicato il 23 marzo in occasione della Giornata mondiale delle Meteorologia, il cui tema –“Osservare oggi, proteggere il domani”- riflette l’importanza delle osservazione atmosferiche e climatiche per comprendere la nostra epoca ed, al contempo, mettere a punto strategie di adattamento per un futuro sostenibile.
Questo importante documento mira a fornire informazioni utili al processo decisionale ed è stato realizzato grazie ai contributi scientifici dei Servizi meteorologici ed idrologici nazionali e dei centri climatici regionali della stessa organizzazione, oltre che dei partner delle Nazioni Unite e di decine di esperti.
Il rapporto fa presente che il riscaldamento dell’atmosfera, compreso quello in prossimità della superficie terrestre, rappresenta solo l’1% dell’energia in eccesso, che per il 5% è immagazzinata nelle masse continentali, per oltre il 91% nell’oceano e per un ulteriore 3% nel ghiaccio. Ebbene, se da una parte, nel 2025, il contenuto di calore oceanico ha raggiunto un nuovo massimo storico, dall’altra le calotte glaciali dell’Antartide e della Groenlandia hanno entrambe perso massa in modo significativo.
Il riscaldamento degli oceani e lo scioglimento dei ghiacci stanno inoltre causando l’innalzamento a lungo termine del livello medio globale del mare, un fenomeno in netta accelerazione dall’inizio delle misurazioni satellitari nel 1993.
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Dovremo purtroppo confrontarci a lungo con queste problematiche di lungo periodo, perché “secondo le proiezioni del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), il riscaldamento degli oceani e l’innalzamento del livello del mare continueranno per secoli. Le variazioni del riscaldamento oceanico e del pH degli oceani profondi sono irreversibili su scale temporali che vanno da secoli a millenni”, chiarisce il rapporto.
Accompagnato da una mappa interattiva, il documento della WMO include pure un supplemento dedicato agli eventi estremi, evidenziandone gli impatti a cascata, ad esempio sulla produzione agricola. “L’insicurezza alimentare causata dai cambiamenti climatici è ora considerata un rischio, con effetti a catena sulla stabilità sociale, sulle migrazioni e sulla biosicurezza attraverso la diffusione di parassiti delle piante e malattie degli animali. Inoltre, continua a provocare nuovi e prolungati spostamenti di popolazione a livello globale, con conseguenze particolarmente gravi nelle regioni fragili e colpite da conflitti”, chiarisce il rapporto.
Un altro capitolo è dedicato agli impatti del clima e del calore sulla salute, vista l’incidenza dei cambiamenti climatici sulla mortalità, sui mezzi di sussistenza, sugli ecosistemi e sui sistemi sanitari. Amplificano infatti rischi, quali le malattie trasmesse da vettori e dall’acqua, oltre a rappresentare una minaccia per la salute mentale, specialmente tra le popolazioni vulnerabili.
Sotto la lente di ingrandimento sono finiti sia la febbre dengue – una malattia virale trasmesse dalle zanzare per cui circa metà della popolazione mondiale è a rischio, con un numero di casi segnalati che è attualmente il più alto mai registrato – sia lo stress da calore, che riguarda oltre un terzo della forza lavoro mondiale (1,2 miliardi di persone), in particolare nei settori dell’agricoltura e dell’edilizia, con impatti gravi su salute, produttività e mezzi di sussistenza.
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È dunque urgente l’integrazione dei dati meteorologici e climatici con i sistemi informativi sanitari, per consentire ai decisori di passare da una risposta reattiva ad una prevenzione proattiva capace di salvare vite umane.
Gli indicatori climatici
Gas serra
Dalle stazioni di monitoraggio emerge che i livelli dei tre principali gas serra (anidride carbonica, metano, protossido di azoto) sono in continua ascesa. Facendo riferimento al 2024 (ultimo anno per cui disponiamo di osservazioni globali consolidate), l’anidride carbonica ha toccato il livello più alto degli ultimi due milioni di anni (423,9 ± o,2 parti per milione – ppm, 3,5 ppm in più rispetto al 2024 e +157% a confronto delle concentrazioni pre-industriali). “L’aumento della concentrazione annuale di anidride carbonica (CO₂) nel 2024 è stato il maggiore incremento annuale da quando sono iniziate le misurazioni moderne nel 1957. Questo aumento è stato determinato dalle continue emissioni di CO₂ derivanti da combustibili fossili e dalla ridotta efficacia dei pozzi di assorbimento di carbonio terrestri e oceanici”, si legge nel rapporto.
Particolarmente preoccupanti si sono rilevati anche i livelli di metano e di protossido di azoto, i più alti degli ultimi 800mila anni.
Temperatura media globale in prossimità della superficie terreste
Per quanto riguarda questo indicatore, è stato già citato il record di caldo del periodo 2015-2025, con una temperatura media annua globale di circa 1,43 ± 0,13° C superiore alla media preindustriale del periodo 1850-1900. Il 2025 è stato il secondo o il terzo più caldo (a seconda del set di dati utilizzato) nei 176 anni di osservazioni, mentre il record assoluto spetta al 2024, contraddistinto da un forte El Niño nella fase iniziale, con circa 1,55°C al di sopra della media pre-industriale.
Contenuto di calore oceanico
Negli ultimi nove anni, ogni anno ha fatto registrare un record in merito a questo indicatore. Il tasso di riscaldamento degli oceani negli ultimi due decenni è più del doppio di quello osservato nel periodo 1960-2005, aggirandosi intorno agli 11,0-12,2 zetajoule all’anno, ovvero ad una cifra di circa 18 volte superiore al consumo energetico annuo dell’intera umanità.
Nel 2025 il contenuto di calore oceanico (fino a una profondità di 2.000 metri) ha raggiunto il livello più alto dall’anno d’inizio delle rilevazioni (1960): nonostante La Niña, il fenomeno climatico naturale caratterizzato dal raffreddamento delle temperature superficiali del Pacifico equatoriale, nell’anno appena trascorso circa il 90% della superficie oceanica ha subito almeno un’ondata di calore marina.
Oltre ad alimentare le tempeste tropicali e sub-tropicali e ad intensificare la perdita di ghiaccio marino nelle regioni polari, il riscaldamento degli oceani causa pure la perdita di biodiversità, il degrado degli ecosistemi marini e la riduzione del serbatoio di carbonio oceanico.
Livello medio globale del mare
L’innalzamento del livello del mare è all’origine delle inondazioni e della salinizzazione delle falde acquifere, con gravi danni per gli ecosistemi costieri. Nel 2025 il livello medio globale del mare è paragonabile a quello del 2024, quando fu stabilito il record nella serie storica dei dati altimetrici satellitari.
L’aumento su base annua, dal 2024 al 2025, è stato inferiore rispetto al periodo 2023-2024, vista la variabilità a breve termine dovuta alle condizioni della Niña. Nonostante ciò, il tasso di innalzamento del livello medio globale del mare dal 2012 è superiore a quello registrato nel primo periodo di osservazione satellitare, ovvero dal 1993 al 2011.
pH oceanico
L’acidificazione degli oceani rappresenta una vera minaccia per la biodiversità, la salute dell’ecosistema e le attività di pesca ed acquacoltura di molluschi. Secondo l’IPCC è molto probabile che gli attuali valori del pH superficiale non abbiano precedenti da almeno 26mila anni, con una diminuzione globale di 0,003–0,026 unità di pH per decennio negli ultimi 40 anni.
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“Le variazioni del pH oceanico mostrano differenze regionali. Le maggiori diminuzioni del pH superficiale a livello regionale si osservano nell’Oceano Indiano, nell’Oceano Antartico, nella parte orientale dell’Oceano Pacifico equatoriale, nella parte settentrionale del Pacifico tropicale e in alcune regioni dell’Oceano Atlantico”, specifica il rapporto.
Bilancio di massa dei ghiacciai
Continua il trend dell’accelerazione della perdita di massa glaciale a partire dal 1950: nell’anno idrologico 2024/2025 abbiamo assistito ad una tra le cinque peggiori mai registrate. Perdite eccezionali si sono registrate soprattutto in Islanda e lungo la costa pacifica del Nord America.
Estensione del ghiaccio marino
Nel 2025, l’estensione media del ghiaccio marino antartico è stata la terza più bassa in assoluto (dopo solo i due anni precedenti), mentre quella artica è stata la prima o seconda più bassa mai registrata nell’era satellitare (1979). “L’estensione massima giornaliera del ghiaccio marino artico (dopo il congelamento invernale) nel 2025 è stata la più bassa mai registrata (dal 1979), pari a circa 14,19 milioni di km². L’estensione minima giornaliera annuale del ghiaccio marino antartico (dopo lo scioglimento estivo) ha raggiunto il secondo valore più basso mai registrato. Negli ultimi quattro anni si sono registrati i quattro minimi di estensione del ghiaccio marino antartico più bassi di sempre”, precisa la WMO.
In conclusione, mentre infuriano le guerre, “lo stress climatico sta mettendo a nudo anche un’altra verità: la nostra dipendenza dai combustibili fossili sta destabilizzando sia il clima che la sicurezza globale. Il rapporto odierno dovrebbe essere accompagnato da un’avvertenza: il caos climatico sta accelerando e il ritardo è fatale”, conclude Guterres.
[Credits foto: geralt su Pixabay]
