22 Maggio 2026

Caldo estremo, impatti preoccupanti sui sistemi agroalimentari

Caldo estremo

Il caldo estremo minaccia i mezzi di sussistenza e la salute di oltre un miliardo di persone in tutto il mondo, il rapporto FAO-WMO descrive gli impatti sui sistemi agroalimentari e le strategie

Uno dei pericoli più gravi per l’agricoltura a livello globale è il caldo estremo, che mette a rischio la sicurezza alimentare e produce impatti diretti e indiretti su tutti i sottosettori agricoli (colture, allevamenti, pesca e acquacoltura, silvicoltura). Il nuovo rapporto congiunto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), dal titolo “Calore estremo e agricoltura”, descrive la base scientifica di questo preoccupante fenomeno, analizzando gli impatti osservati e previsti sui sistemi agroalimentari, le strategie di adattamento ed alcuni casi di studio, fino ad offrire utili raccomandazioni per i decisori politici.

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“Questo lavoro evidenzia come il caldo estremo sia un importante moltiplicatore di rischio, esercitando una pressione crescente su colture, bestiame, pesca e foreste, nonché sulle comunità e sulle economie che da essi dipendono”, ha dichiarato Qu Dongyu, direttore Generale della FAO. “Il caldo estremo sta sempre più definendo le condizioni in cui operano i sistemi agroalimentari”, ha aggiunto Celeste Saulo, segretaria generale della WMO, evidenziando come questo fenomeno non si presenti come un semplice rischio climatico isolato, ma agisca “come un fattore di rischio complesso che amplifica le fragilità già presenti nei sistemi agricoli”.

Il caldo estremo

Il caldo estremo si verifica quando le temperature diurne e notturne superano i loro livelli abituali per un periodo prolungato, provocando stress fisiologico oltre a danni fisici diretti non solo agli esseri umani ma anche a colture alimentari, bestiame, pesci ed alberi. Il rapporto in questione esamina sia il modo in cui questo calore eccessivo tende a propagarsi nei sistemi agricoli, sia le interazioni delle ondate di calore con altre variabili climatologiche (precipitazioni, radiazione solare, umidità, vento, siccità) che causano effetti combinati nocivi.

Negli ultimi cinquant’anni la frequenza, l’intensità e la durata degli eventi di caldo estremo sono nettamente aumentate, incidendo negativamente sui sistemi agroalimentari e sui paesaggi. Siamo di fronte quindi ad un fenomeno che rappresenta una delle minacce più gravi e meno comprese per l’agricoltura e la sicurezza alimentare. D’altronde, a livello globale, l’aumento delle temperature, le frequenti e prolungate ondate di calore ed i cambiamenti climatici stanno già mettendo a repentaglio i mezzi di sussistenza rurali, le produzioni agricole, la salute del bestiame e la disponibilità idrica, con ricadute maggiori e particolarmente evidenti soprattutto per le fasce di popolazione più vulnerabili.

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L’analisi delle prove scientifiche e dei casi di studio presentati nel rapporto sono eloquenti e confermano le significative perdite di produttività causate dal calore estremo. “Ad esempio, le rese di colture di base come mais e grano sono diminuite del 7,5 e del 6% per ogni °C di riscaldamento e si prevede che diminuiranno di un ulteriore 10% per ogni °C di riscaldamento in futuro. In scenari ad alte emissioni, quasi la metà del bestiame mondiale potrebbe essere esposta a temperature pericolose entro il 2100 con perdite annuali che si avvicinano a 40 miliardi di dollari (in dollari del 2005). Negli ecosistemi acquatici, le ondate di calore marine hanno già causato ripetuti eventi di mortalità di massa e stanno costringendo interi stock ittici a migrare alla ricerca di acque più fresche. Anche gli alberi da frutto e da noce e le foreste naturali sono soggetti a perdite di produzione e al crescente rischio di incendi boschivi più frequenti e intensi”, si legge nel rapporto.

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Per compensare le perdite di produzione si rischia un’ulteriore espansione agricola, con conseguenti maggiori emissioni di gas serra che possono intensificare ulteriormente i cambiamenti climatici, creando così un pericoloso circolo vizioso. Sviluppare la resilienza tramite l’adattamento ai cambiamenti climatici già avvenuti ed a quelli imminenti è l’azione più urgente e necessaria, in primis per le comunità più vulnerabili delle regioni tropicali e subtropicali.

“Con le temperature medie globali sul punto di superare il limite di riscaldamento di 1,5 °C stabilito dall’Accordo di Parigi, l’urgenza di azioni di adattamento e mitigazione non fa che aumentare. L’unica soluzione duratura per proteggere il futuro dei sistemi agroalimentari globali dalla crescente minaccia del caldo estremo risiede in un’ambiziosa azione multilaterale di mitigazione dei cambiamenti climatici.

L’impatto del caldo estremo sui sistemi agroalimentari

La temperatura è il fattore abiotico dominante che determina la distribuzione della biodiversità sul pianeta. Le temperature estreme influenzano profondamente le prestazioni di tutte le specie (compreso l’uomo), determinando le aree in cui queste possono continuare a prosperare.

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Un altro concetto da tenere bene in mente è quello del margine di sicurezza termico, che indica la soglia di tolleranza di colture e bestiame alle variazioni di temperatura senza incorrere in danni irreversibili ai processi biologici essenziali, quali la fotosintesi, la rigenerazione cellulare e la riproduzione. Oggi purtroppo l’aumento delle temperature medie globali e la maggiore frequenza e intensità degli eventi di caldo estremo stanno riducendo significativamente questo margine, che resta un indicatore fondamentale per prevedere e monitorare l’insorgenza dei danni ed il ritmo del cambiamento nell’areale di una specie.

Tenendo conto dell’obiettivo dell’Accordo di Parigi di contenere l’aumento delle temperature medie globali a 1,5° C rispetto ai livelli preindustriali, il rapporto ha valutato che con uno scenario di riscaldamento globale di 2 °C l’intensità del caldo estremo raddoppierà, mentre con quello più catastrofico di 3 °C quadruplicherà.

La maggior parte delle principali colture agricole fa registrare cali di resa sopra i 30 °C, dando luogo all’indebolimento delle pareti cellulari, alla sterilità dei pollini ed alla produzione di composti ossidativi tossici. Temperature estreme provocano pure una divergenza fra i tassi di fotosintesi e respirazione degli alberi, originando uno squilibrio energetico che comporta una riduzione della crescita ed una minor capacità di rimuovere carbonio dall’atmosfera. Le evidenze dimostrano inoltre la forte correlazione  tra le ondate di calore e gli incendi boschivi, con quest’ultimi che colpiscono in modo sempre più intenso e per periodi decisamente più lunghi.

Per quanto riguarda il bestiame, invece, lo stress si manifesta al di sopra dei 25 °C ed a temperature pure più basse per polli e suini. “Al di sopra di questa soglia, gli animali iniziano a soffrire: inizialmente cercano l’ombra, bevono più acqua, mangiano e si muovono meno; se l’esposizione persiste, possono subire danni al tratto digestivo, insufficienza degli organi e shock cardiovascolare. Anche quando non è letale, il caldo estremo riduce la produzione di latte e ne abbassa il contenuto di grassi e proteine, aumentando al contempo l’impronta di carbonio degli alimenti di origine animale. Nel tentativo di mantenere alti ritmi respiratori, i pesci possono sviluppare insufficienza cardiaca in acque impoverite di ossigeno a causa del caldo estremo. Nel 2024, il 91% dell’oceano globale ha sperimentato almeno un’ondata di calore marino”.

Il caldo estremo provoca infatti anche impatti indiretti sulle specie agricole,  sui sistemi agricoli in generale e sulla salute, incidendo ad esempio nei cambiamenti delle popolazioni di insetti nocivi, predatori di parassiti e impollinatori, sui vettori di malattie e sugli agenti patogeni, nella disponibilità e qualità di mangimi per il bestiame, nelle risorse della catena alimentare acquatica, nella perdita di umidità del suolo e nella vegetazione, nel numero e nella gravità degli incendi e nei rischi per la salute dei lavoratori agricoli.

Stando ai dati forniti dal rapporto,  in ampie aree dell’Asia meridionale e dell’Africa subsahariana tropicale ed in alcune regioni dell’America centr0-meridionale, si potrebbe arrivare addirittura a 250 giorni all’anno con temperature  troppo elevate per poter lavorare.

Il rapporto  cita vari esempi sull’impatto degli eventi di caldo estremo: in un settore della catena montuosa del Fergana, in Kirghizistan, nella primavera del 2025  le temperature hanno toccato i 30,8 °C per un periodo prolungato (dieci in più rispetto alla norma), provocando uno shock termico alle colture di frutta e grano, un’invasione di locuste ed un calo del 25% nei raccolti di cereali.

Effetti combinati

Al di là degli effetti indiretti, il caldo estremo agisce anche come moltiplicatore di rischio, ad esempio amplificando lo stress idrico, innescando siccità improvvise, aumentando la probabilità di incendi boschivi e favorendo la diffusione di parassiti  e malattie. Il rapporto analizza approfonditamente questi effetti combinati e riporta vari casi di studio. Le siccità improvvise dovute al caldo estremo, ad esempio, esauriscono l’umidità nello strato superficiale del suolo e nell’area delle radici. In Brasile, tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, le rese di soia sono diminuite fino al 20% a causa di temperature medie di circa 7 °C superiori alla norma per periodi prolungati. “I dati mostrano che questi fenomeni iniziano sempre più precocemente, durano più a lungo ed espongono una quota crescente di terreni agricoli, aree forestali e popolazioni ai loro effetti. Possono inoltre lasciare conseguenze durature, come suoli induriti con minore capacità di assorbire acqua e maggiore vulnerabilità all’erosione”. 

Tra i casi di studio pure l’ondata di calore che nel 2021 ha riguardato un territorio di ben tre milioni di chilometri quadrati in Nord America, con drastico aumento degli incendi boschivi e forti cali di produzione nei frutteti e nelle piantagioni di alberi di Natale. “Analisi di telerilevamento e indagini sul campo hanno rivelato l’attivazione di molteplici circuiti di feedback, come le condizioni di suolo secco che hanno intensificato l’effetto di riscaldamento della radiazione solare”. 

Raccomandazioni

Rivolgendosi ai decisori politici, gli autori del rapporto raccomandano le necessità di innovare ed adottare efficaci misure di adattamento. Tra queste spiccano: la selezione genetica mirata; l’adozione di colture più adatte alla nuova realtà climatica; la ridefinizione delle finestre di semina e l’adeguamento delle pratiche di gestione agricola, al fine di  proteggere colture e attività produttive dagli impatti del caldo estremo. Molto utili si rivelano i sistemi di allerta precoce, mentre l’accesso ai servizi finanziari resta la base comune di ogni opzione di adattamento. Le soluzioni tecniche sono necessarie ma devono essere assolutamente integrate con la lotta alle  barriere socioeconomiche nei Paesi a basso e medio reddito, quali il limitato accesso all’informazione, all’istruzione ed alla formazione.

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“Proteggere il futuro dell’agricoltura e garantire la sicurezza alimentare globale richiederà non solo il rafforzamento della resilienza delle aziende agricole, ma anche solidarietà internazionale e una volontà politica condivisa per la gestione e la condivisione del rischio, oltre a una transizione decisa verso un futuro a basse emissioni”, conclude il rapporto.

[Credits foto: khw80 su Pixabay]

Marco Grilli

Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

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