Foraggiamento ungulati in Trentino, ecco gli ultimi aggiornamenti dopo la denuncia di questa pratica venatoria da parte della Lav
Si aggiunge una nuova pagina nella lunga battaglia della Lega antivisezione (Lav) contro il foraggiamento degli ungulati in Trentino, una pratica ritenuta dannosa per gli animali selvatici, l’ambiente e la sicurezza dei cittadini.
In seguito alla denuncia presentata dall’organizzazione animalista nel 2023, il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti è stato chiamato a rispondere dinnanzi al Tribunale del capoluogo trentino, dove è stata discussa l’opposizione della Lav alla richiesta di archiviazione della stessa denuncia.
Nell’udienza davanti al giudice delle indagine preliminari Gianmarco Giuia, la Lav ha chiesto nuovi approfondimenti oltre all’ascolto del responsabile dell’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) Piero Genovesi, ribadendo il mancato rispetto del divieto di foraggiamento da parte di numerosi distretti venatori trentini.
“Il foraggiamento si è originato come consuetudine dei cacciatori mitteleuropei, che durante il periodo invernale riempiono di appositi alimenti delle mangiatoie sparse per i boschi al fine di tenere forzatamente alta la quantità di ungulati presenti, così da avere più vittime a cui sparare nella successiva stagione venatoria. La Provincia di Trento continua ostinatamente a nascondere l’effettiva finalità di questa pratica, sostenendo nel Piano Faunistico Provinciale che viene implementata per tutelare le popolazioni di animali selvatici e per ridurre i danni cagionati da questi animali alle comunità antropiche, nonostante l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale abbia smentito sonoramente entrambe le giustificazioni e da tempo esorti a vietare il foraggiamento su tutto il suolo nazionale”, sostiene la Lav.
Fugatti, che andrà pure a processo per l‘uccisione nel 2024 dell’orso M90 a seguito dell’ordine di abbattimento di sua emanazione – risulta imputato per il reato di uccisione di animale con crudeltà o senza necessità – sarà chiamato a giustificare il mancato divieto dell’attività di foraggiamento degli ungulati anche in sede amministrativa, nel corso dell’udienza che si terrà il prossimo 29 gennaio nelle aule del Consiglio di Stato a Roma.
Il foraggiamento
L’organizzazione animalista ritiene che l’aggregazione degli ungulati nei pressi delle mangiatoie, con il conseguente aumento delle loro popolazioni, comporti danni notevoli agli stessi animali selvatici, all’ambiente ed ai residenti.
La convergenza nello stesso punto di attrazione da parte di molti animali favorisce infatti la diffusione di patologie e aumenta lo stress e la mortalità delle femmine e degli esemplari più giovani.
Per quanto riguarda l’aspetto ambientale, tale situazione tende ad alterare l’equilibrio spontaneo tra le popolazioni di ungulati e le risorse disponibili sul territorio, provocando danni al rinnovamento forestale. Infine, è facilmente intuibile che l’avvicinamento di un numero crescente di animali selvatici alle popolazioni umane provochi un aumento degli incidenti stradali e perdite per il settore agricolo.
C’è inoltre un altro aspetto molto importante da tenere in considerazione: il foraggiamento sarebbe all’origine dell’aumento delle interazioni tra gli orsi del Trentino e le popolazioni locali, con ulteriori notevoli rischi per la sicurezza delle persone, degli orsi stessi potenzialmente più esposti agli incidenti stradali e degli agricoltori per i danni alle loro colture.
“La letteratura scientifica specialistica ritiene che l’approvvigionamento dei plantigradi dalle mangiatoie possa comportare l’aumento della loro popolazione, la riduzione del loro periodo di ibernazione, l’avvicinamento alle aree antropizzate, ma soprattutto l’abituazione degli orsi alla presenza umana come già segnalato nello Studio di fattibilità del 1997 preposto alla reintroduzione dei plantigradi sulle Alpi italiane. Proprio per prevenire quest’ultima conseguenza estremamente pericolosa per l’incolumità pubblica, da diversi anni l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale sta sollecitando la Provincia autonoma di Trento non solo a rendere inaccessibili i cassonetti dei rifiuti urbani agli orsi, ma a eliminare qualsiasi fonte alimentare antropica a cui riescono ad accedere”, chiarisce la Lav.
In Trentino il foraggiamento degli ungulati è disciplinato dalla Deliberazione provinciale 2852/2013, che prevede l’esclusione di siti: a vegetazione fitta; in zone aperte prive di vegetazione arbustiva o d’alto fusto; in aree sensibili come quelle prossime a laghi, punti panoramici o vicine a contesti urbanizzati o ad elevato disturbo antropico; in zone che possono comportare l’aggravamento della problematica degli incidenti stradali per investimento fauna selvatica e, non da ultimo, in aree che potrebbero accentuare la problematica relativa all’impatto sulle coltivazioni agricole o alla presenza di individui della specie Orso bruno. Quest’ultima sottolineatura è ampiamente disattesa secondo la Lav, tanto che l’amministrazione locale non pare interessata a far rispettare, rafforzare o ad estendere tale divieto, come dimostrerebbe il Piano faunistico provinciale emanato lo scorso maggio.
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“In aggiunta, come si evince dalle Relazioni triennali sul foraggiamento, l’Associazione Cacciatori Trentini non è in grado oppure, più probabilmente, non ha alcun interesse a controllare quest’attività, infatti parecchi distretti venatori non hanno nemmeno contezza della quantità di mangiatoie e di animali foraggiati sul loro territorio, ma soprattutto nessuno di loro svolge un effettivo monitoraggio dei siti di alimentazione, incuranti delle innumerevoli ripercussioni disastrose dal punto di vista socio-ecologico di questa pratica venatoria”, ribadisce la Lav.
La controversia giudiziaria
Tutto ebbe inizio nell’aprile 2023 quando alcuni Comuni trentini, in primis quello di Cles, chiesero un corposo risarcimento danni alla Lav per un presunto stato di rischio per la popolazione trentina a seguito della sospensione dell’uccisione dell’orsa JJ4, disposta dal Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Trento dopo i ricorsi dell’organizzazione animalista contro le ordinanze ed i decreti del presidente Fugatti.
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Dopo tale causa di risarcimento, la Lav ha diffidato la Provincia autonoma di Trento ed i Comuni trentini, al fine di rimuovere le mangiatoie artificiali per il foraggiamento degli ungulati. “La pericolosissima pratica del posizionamento delle mangiatoie per il foraggiamento degli ungulati, oltre a comportare l’esplosione della popolazione dei cinghiali, squilibri ecosistemici e la diffusione di malattie tra gli animali che potrebbero avere ripercussioni sulla sanità pubblica, ha causato l’avvicinamento e l’abituazione degli orsi alle aree antropizzate […]. In questo modo individui timorosi, schivi ed elusivi si assuefanno al cibo, all’odore o addirittura alla presenza dell’uomo diventando confidenti e potenzialmente pericolosi, insomma vengono trasformati in ‘orsi problematici’ ”, scriveva la Lav nelle motivazioni della diffida, invitando le istituzioni a fare reale prevenzione.
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La stessa organizzazione animalista aveva individuato, nel 2023, ben 137 siti di foraggiamento autorizzati nella aree abitudinariamente frequentate dagli orsi.
Il nuovo piano faunistico della Provincia autonoma di Trento
Dal 26 maggio scorso nella Provincia autonoma di Trento è in vigore il nuovo Piano faunistico provinciale, che sostituisce il documento precedente del 2010. Questo strumento normativo accoglie finalmente le riserve espresse dagli ambientalisti e non solo sui rischi del foraggiamento degli ungulati. “Fornendo cibo agli animali, si altera la pressione selettiva esercitata dall’inverno sugli individui meno robusti, favorendo, attraverso la sopravvivenza, e quindi la riproduzione, dei soggetti meno robusti, l’indebolimento dell’intera popolazione. Inoltre, il richiamo dei siti di foraggiamento ostacola una distribuzione omogenea degli animali negli habitat di svernamento. La concentrazione innaturale nei pressi delle mangiatoie può sia essere fonte di stress, sia accentuare i fenomeni di competizione intra e interspecifica, favorendo l’insorgere di epizoozie. Il foraggiamento, inoltre, può avere effetti anche sul comportamento dei grandi carnivori. La presenza delle mangiatoie può agevolare il lupo nell’attività di predazione, riducendo il ruolo selettivo a carico degli individui fisicamente più deboli. Nel caso dell’orso, invece, la presenza costante di cibo in siti di foraggiamento posti nei pressi di contesti antropizzati, favorisce l’avvicinamento del plantigrado aumentando la probabilità di interazione con l’uomo. Tale disponibilità di cibo può anche aumentare la capacità portante dell’ambiente, favorire la concentrazione degli orsi e alterare i cicli di ibernazione”, si legge nel documento.
Il nuovo Piano prevede l’attivazione del foraggiamento dopo l’approvazione da parte della struttura competente in materia di fauna di specifici progetti, della durata massima di tre anni, chiamati a tenere conto di alcune prescrizioni. Quest’ultime prevedono la georeferenziazione del sito di foraggiamento, l’identificazione della tipologia costruttiva, il tipo di alimento (erba medica e fieno) e la frequenza di rifornimento. “Il foraggiamento deve iniziare gradualmente a metà novembre ed essere sospeso, sempre in modo graduale, quando la neve non è più uniformemente presente sul suolo”, precisa il documento.
La Lav afferma che la Provincia di Trento avrebbe potuto adottare tali indicazioni già da anni se avesse seguito un approccio scientifico. Inoltre esprime forti perplessità sulla parte del documento che si limita a sconsigliare – e non a vietare il foraggiamento – nelle vicinanze della viabilità pubblica e di abitati, nel caso in cui si verifichino epizoozie, nelle zone ad alta densità di cervo e soprattutto nei siti frequentati abitualmente da orsi bruni, lupi e cinghiali, oltre che laddove si verifichino danni alla rinnovazione forestale ed a meno di 100 metri dalle aree precluse all’attività venatoria.
“Nonostante sia risaputo che il foraggiamento favorisce l’interazione con gli orsi, la documentazione in nostro possesso dimostra che la Provincia di Trento non sa neppure quante strutture siano utilizzate sul suo territorio, né dove si trovino, gravissime lacune che sono state avallate dal TAR di Trento quando ha respinto il nostro ricorso che chiedeva la rimozione di tutte le strutture di foraggiamento”, ha commentato Massimo Vitturi, responsabile Lav area animali selvatici.
L’organizzazione animalista promette di continuare a monitorare la reale attuazione ed il rispetto delle disposizioni del nuovo Piano, dichiarandosi pronta ad intervenire in caso contrario per tutelare la sicurezza di orsi e cittadini.
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