10 Dicembre 2020

Corrida, Patrimonio dell’Umanità? L’Unesco respinge la candidatura

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La corrida non sarà Patrimonio dell’Umanità. L’Unesco ha deciso di respingere la candidatura per un vizio di forma.

La corrida è una pratica antica che da tempo viene osteggiata dalle associazioni animaliste indignate dalla noncuranza per la salute e la dignità dei tori.

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Non stupisce, dunque, che la richiesta di inserire la corrida nella lista 2021 dei beni culturali immateriali dell’umanità abbia provocato un certo sdegno.

Il 17 giugno e il 6 agosto scorsi, l’Asociaciòn Intergubernamental de la Tauromaquia aveva inviato la richiesta all’Unesco per far fronte a una situazione di emergenza. La pandemia ha, infatti, messo in crisi un settore che già da tempo navigava in cattive acque.

L’obiettivo dell’associazione era quello di far diventare la corrida patrimonio dell’Unesco in modo da far sopravvivere il settore grazie ai fondi pubblici. Le organizzazioni animaliste si sono, naturalmente, opposte. Hanno portato avanti la campagna #NoTauromaquiaEnUnesco, un hastag che era entrato in tendenza in diversi Paesi come Spagna, Portogallo, Colombia e Perù.

Alla fine la richiesta è stata respinta.

Dunque si può dire che gli animalisti abbiano vinto?

Non proprio.

La proposta è arrivata tramite una semplice lettera indirizzata al direttore generale senza un dossier provvisto di motivazioni accurate. Inoltre, la domanda proveniva da un’ente privato e non da uno Stato.

Non si tratta, dunque, di un rifiuto volto a tutelare gli animali, come si sperava, ma la ragione risiede in un burocratico “vizio di forma“.

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Marta Esteban, presidente di “La Tortura Non è Cultura” a tal proposito ha affermato: “Sarebbe incomprensibile che mentre un organismo delle Nazioni Unite, il Comitato sui diritti dell’infanzia, esorta a proteggere i bambini dalla violenza di un evento come la corrida, un altro organismo delle Nazioni Unite, in questo caso l’Unesco, lo includesse nell’elenco del patrimonio immateriale dell’umanità da trasmettere a questi stessi bambini e giovani e sovvenzionati con denaro pubblico. In questi tempi difficili che viviamo è fondamentale difendere le espressioni culturali che promuovono la vita, non la morte, e che facilitano la coesione della società, non lo scontro tra cittadini come avviene nel dibattito sulla corrida“.

Fabrizio Simone

Nato a Torino, dopo aver conseguito la laurea in Dams si iscrive a un master in progettazione della comunicazione digitale. Oltre a scrivere, lavora come guida al Museo Nazionale del Cinema di Torino. Nel tempo libero si dedica alle sue passioni che comprendono il cinema e la lettura di libri e fumetti.

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