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La storia di Chiara Vigo, ultima Maestra del bisso, l’unica a saper filare la seta del mare

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La storia di Chiara Vigo, ultima Maestra del bisso, l’unica a saper filare la seta del mare ultima modifica: 2017-10-23T08:00:39+00:00 da Mariangela Campo
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Chiara Vigo è la protagonista di una storia che sembra una favola antica: è l’ultima Maestra del bisso, un filamento naturale che è l’unica a saper tessere, trasformandolo in seta del mare.

Durante la cerimonia per diventare Maestra del bisso, Chiara ha giurato di servire e proteggere mare e terra, cui la sua arte è profondamente legata.

La donna vive esclusivamente di offerte, poiché quello che tesse non è suo, perché appartiene a tutti, e non può essere né venduto né comprato.

Le sue opere sono state dichiarate dall’Unesco patrimonio dell’umanità.

Chiara Vigo
Chiara Vigo (Fonte foto: YouTube)

Chi è Chiara Vigo

Chiara Vigo ha 62 anni, vive a Sant’Antioco, una cittadina del sud della Sardegna, affacciata sul Mediterraneo occidentale.

Da piccola guardava la nonna fare quello che adesso fa lei: immergersi nel Mediterraneo per radunare i preziosi filamenti marini, pulirli, lavorarli, tesserli e creare dei tessuti che sembrano lucenti come l’oro e morbidi come la seta.

Vanno in tanti, in tantissimi a trovarla e a imparare la sua arte: «Se un ragazzo viene da me con l’idea di guadagnare tanti soldi è meglio che non venga, la mia arte fa diventare ricchi dentro, nella mia stanza si impara a tessere anima» dice.

È stato aperto anche un museo, che però nell’ottobre 2016 – dopo undici anni – ha dovuto chiudere per ordine del Comune.

Così la Vigo ha deciso, poiché la sua arte è ancora viva e a disposizione di tutti, di aprire la sua casa, accogliendo – su prenotazione – nel laboratorio che fu di sua nonna, in viale Regina Margherita 168, a pochi passi dalla Basilica di Sant’Antioco, i ragazzi, i giovani, gli adulti e i vecchi curiosi di vederla all’opera, e curiosi soprattutto di vedere la seta del mare.

Gli incontri vanno avanti grazie alle donazioni delle persone, senza alcun contributo pubblico.

bisso
Il bisso (o seta del mare) tessuto (Fonte foto: artigianeide)

L’antica arte del bisso

Nel bacino di Sant’Antioco si riproducono le Pinne Nobilis, chiamate anche nacchere, un incrocio tra cozze e ostriche, che possono diventare alte fino a un metro e mezzo. Sono le bivalve più grandi del Mediterraneo.

Dal 1992 sono tutelate sia da una legge europea sia da una regionale, perché dichiarate in via di estinzione.

Il mollusco che le abita può pesare fino a un chilo e produce piccole perle colorate.

Si legge sul sito di Chiara Vigo: «La Pinna Nobilis nasconde una ghiandola setacea stimolata dal continuo movimento delle due valve. Di tanto in tanto sputa una bava formata di cheratina, come i capelli. La quale, però, a contatto con l’acqua, si solidifica e produce un bioccolo color marrone incrostato di conchigliette, alghe, piccoli coralli. In apparenza una sorta di radice: con essa la Pinna Nobilis si ancora al fondale. O piuttosto sembra una barba grezza e incolta, con la quale il mollusco si difende dai polpi. Ma una volta lavorata e sbiondata diventa bisso, splendente come oro, soffice e forte».

seta del mare
La seta del mare (Ph. Roberto Rossi)

Il processo di lavorazione della seta del mare

La maestra del bisso usa solo gli ultimi cinque centimetri sui quaranta di bioccolo che ogni nacchera adulta produce.

Con 300 grammi di fibra naturale riesce a produrre 30 grammi di bisso, che a loro volta restituiscono 12 metri di “seta del mare”.

La fibra grezza viene lavorata con un cardo a spilli che ne toglie le impurità, poi ne viene tolto il sale, lasciandola per 25 giorni in acqua dolce e cambiando l’acqua ogni 3 ore.

Dopo questo periodo si bagna con succo di limone per “sbiondarlo”, la si immerge in un miscuglio segreto di 15 alghe che la rende elastica, e infine si ritorce con un fuso di ginepro: la torsione deve essere a S per il ricamo, a Z per la tessitura con le unghie nel lino.

Il bisso marino non si rovina, non viene attaccato dagli insetti ed è più sottile di un capello, ma mille volte più resistente.

pinna nobilis
La Pinna Nobilis, più nota come nacchera

Il valore della seta del mare

Pare che di vesti in seta del mare si coprissero, nell’antichità, sacerdoti e re, e nelle occasioni speciali il tessuto veniva tinto di rosso.

Chiara Vigo conosce tutti i segreti della tintura naturale per ogni tipo di tessuto ed è in grado di riprodurre la porpora, il viola, lo scarlatto e l’oro attraverso l’estrazione del colore da foglie, radici, cortecce. Senza che un solo animale sia maltrattato o ucciso, e senza inquinare.

Per tessere un coprimano da sette centimentri per 28, la Maestra del bisso ha impiegato sette anni. Si racconta che un commerciante giapponese le abbia offerto milioni di euro per uno dei suoi tessuti, ma che Chiara abbia rifiutato l’offerta.

Lei stessa, intervistata dal The Post Internazionale, spiega il rifiuto: «Io non devo vendere niente perché quello che tesso sarà dei nostri nipoti, perché se mai penseranno di volerlo, io riconosco loro il diritto, ancor prima che quel pensiero nasca, di ritrovare intatto quello che io ho costruito. Questo è il concetto di maestria, poi il resto è altro».

La storia di Chiara Vigo, ultima Maestra del bisso, l’unica a saper filare la seta del mare ultima modifica: 2017-10-23T08:00:39+00:00 da Mariangela Campo
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Classe 1981, siciliana di origini e lombarda di adozione. È giornalista pubblicista, scrive per diverse testate online, svolge dei laboratori di giornalismo digitale nelle scuole medie ed elementari. Ha due bambini che le hanno insegnato a vivere green e a voler diffondere le buone pratiche della sostenibilità ovunque, soprattutto attraverso la scrittura. Ha studiato lettere, specializzandosi in scienze linguistiche italiane, perché è sempre stata convinta che solo imparando a parlare e a scrivere correttamente si possono diffondere messaggi che non si fraintendano. Ama leggere storie ai suoi figli e scovare sempre nuovi libri.

4 Commenti

  1. La signora Vigo non è l’unica a saper lavorare il bisso marino. A Sant’Antioco, ma non solo, ci sono anche altre donne che eseguono questa lavorazione.

    Le sue opere non sono state dichiarate patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

    Non risulta che la nonna della signora Vigo si immergesse a prelevare il bisso dalle nacchere né che si dedicasse alla lavorazione del bisso. Dopo la scuola del maestro d’arte Italo Diana aprì un suo laboratorio dove si dedicò alla tessitura con altri filati

    Il Comune non ha chiuso niente, ha solo chiesto alla signora Vigo di liberare l’immobile dove era ospitata gratuitamente da 11 anni. Purtroppo la signora si rifiutava di restituire l’immobile e continuava ad occuparlo arrivando persino a citare in giudizio il Comune il quale non le ha mai proibito di tenere aperto il suo laboratorio altrove. Infatti , dopo aver finalmente lasciato l’immobile comunale la signora si è trasferita in un altro immobile privato a pochi metri di distanza e qui continua la sua attività come sempre

    I filamenti di bisso non servono all’animale per difendersi dal polpo bensì per ancorarsi al fondale

    Di tutti i reperti in bisso marino rinvenuti nessuno di essi è tinto . Inoltre, non esiste nessun testo che attesti che il bisso marino venisse tinto

  2. Dimenticavo! La signora non si immerge a prelevare il bisso dall’animale perché la normativa non lo consente. La pinna nobili è sottoposta a protezione e tutela rigorosa.

    • Gli devi volere un mondo di bene alla signora Chiara. Invece di tutelare un’arte ormai in via di estinzione la vorresti fuori dalle balle.
      Complimenti per le tue attività che sicuramente avranno più interesse e seguito (forse)

      • Ciao Antonio.
        La vera tutela di una tradizione passa attraverso il suo rispetto e non
        attraverso la divulgazione di informazioni prive fondamento.
        Sei libero di apprezzare qualsivoglia cosa o persona, ma l’informazione corretta rimane comunque d’obbligo.

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