Le quattro volte: una ritualità a rischio estinzione

in Animali|Cinema|Natura
Le quattro volte: una ritualità a rischio estinzione ultima modifica: 2015-08-09T09:00:27+00:00 da Emanuel Trotto
da

Le quattro volte poster

Il fatto

Monti della Calabria, un paesaggio ancora incontaminato. In essi vengono a intrecciarsi quattro storie che raccontano il rapporto dell’uomo con la natura e il territorio. Esse seguono l’adagio pitagorico nel quale gli uomini sono minerali, vegetali, animali e umani: dai carbonai di Serra San Bruno a un vecchio pastore, alle capre, a un pino divenuto albero della cuccagna e poi ancora carbone…

Il commento

Il cinema italiano non è soltanto quello dei prodotti para-televisivi, che fa rimpiangere un altro cinema italiano, quello che fu, quello di genere e degli autori con la A maiuscola. Esiste anche, se si può dire così, un “terzo cinema”, ovvero quel cinema italiano, estremamente eterogeneo, che cerca di farsi strada fra piccole e minuscole produzioni, lavorando immensamente per non essere solo “bello e invisibile”. In questo terzo cinema si può inserire Michelangelo Frammartino, per anni attivo nel cinema underground e nella video arte (collaborando con Studio Azzurro); e fra questi piccoli e validissimi film possiamo inserire il suo Le quattro volte (2010), realizzato in cinque anni e finanziato, fra gli altri, dal Torino FilmLab.

Il film – girato in Calabria fra Alessandria del Carretto, Caulonia e Serra San Bruno – racconta quattro storie: un vecchio pastore malato si affida a una antica cura popolare (polvere benedetta raccolta in chiesa sciolta nell’acqua); un capretto nasce e fa i primi passi nella vita; un pino attraversa tutte le stagioni fino a divenire un albero della cuccagna; un pezzo di carbone, come molti altri, fra le mani dei carbonai. La quarta storia fa da cornice e collante a tutte le altre.

Le quattro volte pastore

Frammartino espone ed esprime il volto antico della sua terra di origine (nonostante sia milanese, i suoi genitori sono calabresi) preservando la memoria di un mondo che rischia di perdersi per sempre: un universo che è fatto di pastorizia, di un attaccamento febbrile alla religione, alle sagre di paese legate a riti ancestrali. Una ritualità a rischio di estinzione, anche se bene arroccata in piccoli paesini fra le montagne, dove il massimo della tecnologia sembrano essere (ma è solo un’impressione) furgoni e automobili.

Non è solo questo che racconta il film. In una maniera del tutto atipica, parla del rapporto dell’uomo con il territorio, e quindi  con la Natura stessa. Le quattro storie sono presentate senza alcun intento moralistico. Tutti si trovano in un ciclo che gira attorno a se stesso e, quando si arriva alla fine, non è che di nuovo il principio. La Natura è incontaminata, è rispettata, amata, non assoggettata dall’uomo a suo uso e consumo. L’uomo è quello che raccoglie le lumache per metterle in pentola, ma non è onnipotente e non può impedire loro di uscire fuori; l’uomo è quello che dirige le capre, ma è il cane che le guida e, a un certo punto, le fa evadere per muoversi con disinvoltura nei vicoli del paese. Gruppi di capre e greggi di persone.

Le quattro volte capra

Il regista narra un rapporto complesso mediante un cinema che non vuole essere cinema, ma qualcosa di più, raggiungendo la pura forma, eliminando quasi del tutto il montaggio, e annullando la colonna sonora, dando unicamente la voce alle immagini e ai paesaggi. Gli unici suoni che si sentono sono il fruscio delle foglie al vento, il crepitare del fuoco, i belati, gli scampanellii e i colpi di tosse. Le quattro volte è un piccolo ma potente film, nel quale la vera protagonista è proprio lei, la Natura e gli altri sono tutti “personaggi secondari”.

Il regista

Michelangelo Frammartino

Michelangelo Frammartino nasce a Milano, da genitori calabresi, nel 1968. Nel 1991 si iscrive alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, nella quale matura il gusto della relazione fra gli spazi e l’immagine, sia fotografica, che cinematografica. Approfondisce questa sua propensione alla Scuola Civica del Cinema di Milano nel 1994 nella quale si diploma nel 1997 con il cortometraggio L’occhio e lo spirito. Si occupa di video-installazioni, cortometraggi e insegnamento del cinema ai giovanissimi. I suoi due lungometraggi sono ambientati in Calabria, terra d’origine e d’adozione, nella quale la natura e le tradizioni locali sono raccontate per immagini, come testimonianza di un mondo che sta scomparendo: Il dono (2003) e Le quattro volte (2010). Una delle sue ultime video-installazioni,  Alberi (2013) è stata presentata al MoMA (Museum of Modern Art) di New York.

 Scheda film

  • Regia, soggetto, sceneggiatura: Michelangelo Frammartino;
  • Fotografia: Andrea Locatelli;
  • Montaggio: Benni Atria, Maurizio Grillo;
  • Origine: Italia, Germania, Svizzera, 2010
  • Interpreti: Giuseppe Fuda (vecchio pastore), Nazareno Timpano, Bruno Timpano, Artemio Vellone (carbonai di Serra San Bruno); Domenico, Santo e Beppe Cavallo (altri pastori), Iolanda Manno (perpetua), il cane Vuk, le capre di Caulonia, il carbone delle Serre calabresi.
  • Temi: CINEMA, NATURA, ANIMALI, ALLEVAMENTO, RAPPORTO UOMO E AMBIENTE

Le quattro volte: una ritualità a rischio estinzione ultima modifica: 2015-08-09T09:00:27+00:00 da Emanuel Trotto
Tags:
Le quattro volte: una ritualità a rischio estinzione ultima modifica: 2015-08-09T09:00:27+00:00 da Emanuel Trotto

Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non verra pubblicato

*

Ultimi articolo di Animali

Go to Top