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L’Europa blocca i fondi alle corride: una svolta storica che fa felici gli animalisti

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L’Europa blocca i fondi alle corride: una svolta storica che fa felici gli animalisti ultima modifica: 2015-11-03T08:00:44+00:00 da Valeria Rocca
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Folclore e tradizione, ma anche violenza gratuita e sofferenza per gli animali: è questa l’eterna contraddizione che caratterizza da sempre il discusso “spettacolo” della corrida. Diffusa già fra gli antichi Greci e Romani, la tauromachia ha trovato nel corso dei secoli la sua massima diffusione tra la Spagna, il Portogallo e il sud della Francia.

Oggi, però, il discusso mondo della corsa dei tori è in declino: proprio nei giorni scorsi il Parlamento europeo, con 438 sì, 199 no e 50 astensioni, ha bloccato per il 2016 i fondi della PAC (Politica Agricola Comune) agli allevamenti di tori e a tutte le attività taurine che implichino la morte dell’animale.

Una svolta importante che premia gli sforzi dell’Associazione animalisti italiani Onlus e di tutte le organizzazioni europee, in particolare AnimaNaturalis Internacional, che da anni si battono, con manifestazioni, presidi e raccolte di firme, per l’abolizione delle corride.

Manifestazione contro la corrida
Manifestazione contro la corrida

Una scelta europea che premia finalmente l’etica e la difesa degli animali: pensare che per anni gli aiuti comunitari, destinati ufficialmente all’agricoltura, siano invece serviti a finanziare la corrida è inaccettabile.

Per il mondo delle corride rinunciare ai finanziamenti europei è una grave perdita: c’è chi sostiene che questa mancanza sarà sopperita dallo stato spagnolo che considera la corrida forma di espressione culturale tradizionale, ma ciò non toglie che rimanga uno spettacolo barbaro, violento, sanguinario che fa soffrire gratuitamente l’animale e lo porta alla morte.

Immagine da La stampa.it
Immagine da La stampa.it

Chi si può divertire vedendo soffrire un animale? I dati ci mostrano che, negli ultimi anni il pubblico della corrida si è ridotto, soprattutto fra gli Spagnoli, mentre i turisti ne sono ancora attirati. Rimane invece invariata la partecipazione alle feste tradizionali con i tori, che purtroppo sono ancora molto seguite (vedi Pamplona ad esempio.)

Speriamo che chi sostiene ancora oggi la corrida si ravveda: l’espressione culturale tradizionale spagnola va ben oltre la corsa dei tori, c’è molto altro e della corrida si può fare a meno.

Ci auguriamo che le decisioni di Strasburgo siano il primo passo in direzione dell’abolizione di questa pratica ripugnante e violenta. Lunga vita ai tori!

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