13 Maggio 2015

Los Rosales, quando la speranza è una rosa

Los Rosales, il cortometraggio animato di Daniel Ferreira mostra un mondo robotizzato dove, nonostante la tecnologia avanzata, rinunciare all’elemento naturale è impossibile

La tecnologia è certamente una grande conquista e rende la nostre vite più semplici e veloci, ma ogni tanto sento la necessità di ritornare al naturale ritrovando la bellezza di quel mondo in cui non hai il comando per cancellare ciò che è stato fatto e devi imparare dai tuoi errori. Noi siamo tutti esseri umani imperfetti e ogni errore conta“.

Parole queste di Daniel Ferreira, regista di Los Rosales: cortometraggio prodotto da Fabrica, il centro studi di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group, e vincitore al CineAmazonia Festival (membro della rete Green Film Network) nel 2014 come miglior sceneggiatura, miglior animazione e miglior film. È stato inoltre premiato come miglior cortometraggio animato al festival di Palm Springs, sempre nel 2014.

In un ambiente post-apocalittico alla Blade Runner un robot, giorno dopo giorno, compie le stesse faticose operazioni: servono a far nascere una rosa rossa, unico elemento naturale in un mondo completamente robotizzato e meccanico. Questa rosa è il suo unico cibo, ma non solo; è la sola fonte di nutrimento spirituale in un mondo brutto e ripetitivo. Dove tutto è grigio questa rosa è l’unico particolare colorato, una fonte di bellezza che, come nel “Piccolo Principe”, tiene in vita la speranza. Il mondo del robot è tutto lì, in una ripetizione infinita di atti tesi unicamente a far sbocciare la rosa, e ciò che esiste al di fuori rimane sconosciuto e mette paura.

Los rosales | cortometraggio

Come dice Daniel Ferreira: “L’idea principale che ho cercato di condividere è la paura dell’ignoto che vive in ogni essere umano…. Ogni tanto troviamo più confortevole vivere in un quadrato con macchine che rendono la nostra vita più semplice, quando invece potrebbero spingerci a fare di più.

Questo equilibrio forzato dura fino a quando qualcosa va storto e la rosa non sboccia più… Cosa potrà fare allora il nostro robot? Sarà costretto ad affrontare la sua paura, tanto fondamentale era la rosa nella sua esistenza.

Los rosales

Los Rosales è un film in stop-motion. Il regista ci racconta infatti come: “muovi un pupazzo di un millimetro, fermi un’immagine, muovi di nuovo e prendi un’altra immagine; alla fine ottieni una sequenza di immagini con i pupazzi che si muovono autonomamente senza che le mani umane si vedano. Come regista sono soprattutto un creatore, di parole e fantasia. Ma ogni lavoro ha un momento creativo, in ogni settore si dà un contributo al mondo”.

Un mondo in cui, per quanto la tecnologia possa affermarsi, evolversi e persino prevalere, non si potrà mai prescindere dall’elemento naturale: “Se perdiamo il senso del gioco e smettiamo di vedere il bello nel naturale (opposto al meccanico), allora siamo persi alla ricerca del senso, allora siamo già delle macchine. Dovremmo amare ciò che facciamo, un amore che non è la pace di tutto ma è conflitto, mutamento, conquista e ogni giorno cambia un po’“.

Sara Panarella

Vive a Torino, bibliotecaria. Si laurea in Filosofia interessandosi di bambini e multiculturalità e si avvicina alla psicoanalisi e alla cura del pensiero. Ha poi quattro bimbi e un cane che insieme a tanta effervescenza aggiungono interessi nuovi, maggior attenzione per l’ambiente e gli antichi mestieri e saperi, lavorazione dell’argilla, uncinetto, raccolta e utilizzo delle erbe. Una moderna “Strega in famiglia”!

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