Massimo Impatto è il nuovo progetto Lipu per armonizzare ed integrare il disegno delle reti ecologiche di Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta
“Mi sento rifiorire”, “posso tornare a muovermi liberamente”: con questi due brevi ed efficaci messaggi, ribattezzati le voci della rinascita, la Lega italiana protezione uccelli (Lipu) ha lanciato il suo nuovo progetto per il 2026-2028, “Massimo Impatto”, volto a rispondere alla perdita di biodiversità con il rafforzamento delle reti ecologiche in tre regioni italiane (Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta).
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“Oggi le nostre aree verdi – i boschi, i fiumi, le riserve naturali – sono come tante isole separate tra loro. Strade, città e attività umane hanno interrotto i fili invisibili che uniscono gli ecosistemi, creando barriere insormontabili. Questa frammentazione toglie spazio vitale agli animali e alle piante, impedendo loro di muoversi per nutrirsi, riprodursi o semplicemente adattarsi ai cambiamenti del clima. Quando un ecosistema perde i suoi collegamenti, diventa più debole, e noi rischiamo di perdere alcuni dei suoi benefici”, spiega la Lipu.
Il progetto è stato presentato ufficialmente lo scorso 30 giugno al Museo regionale di Scienze Naturali di Torino. Dedicato alla memoria di Massimo Soldarini – per molti anni guida dell’Ufficio volontariato, bilancio sociale e progetti Lipu – “Massimo Impatto” è sostenuto da Fondazione Cariplo, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte e della Liguria. Il lavoro si chiuderà nel 2028 e mira a supportare le Regioni nord-occidentali nell’attuazione del Piano nazionale di ripristino della natura, fino ad immaginare la stesura di un unico studio di fattibilità per le tre Regioni interessate con un possibile coinvolgimento anche della Liguria.
“Vogliamo anche raccontare perché la connessione tra gli habitat è tanto importante e lo faremo attraverso la campagna di comunicazione Ben Connessi, sviluppata insieme all’agenzia Being, che stiamo iniziando a diffondere online e offline”, ha chiarito Claudio Celada, direttore dell’Area conservazione della natura della Lipu.
La rete ecologica
La rete ecologica è definita dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) come “uno strumento di gestione del territorio atto a contrastare la sempre crescente frammentazione ecosistemica che è una delle principali minacce per la tutela della biodiversità”. Il suo obiettivo è dunque quello di creare e rafforzare un sistema di collegamento e di interscambio tra habitat ed elementi naturali altrimenti isolati.
Questo sistema interconnesso di habitat, come precisa l’Istituto superiore per la Protezione e la ricerca ambientale (Ispra), è costituito da quattro elementi fondamentali in relazione tra di loro, ovvero: le aree centrali (core areas), ad alta naturalità e spesso già soggette a regime di protezione (parchi o riserve); le fasce di protezione (buffer zones), ovvero le zone cuscinetto o di transizione collocate proprio attorno alle aree di naturalità al fine di garantire l’indispensabile gradualità degli habitat; le fasce di connessione (corridoi ecologici), che si configurano come strutture lineari e continue del paesaggio, di varie forme e dimensioni, che connettono le aree ad alta naturalità e costituiscono l’elemento chiave delle reti ecologiche, consentendo la mobilità delle specie e l’interscambio genetico fondamentale per il mantenimento della biodiversità, ed infine le aree puntiformi o sparse (stepping zones), elementi importanti del paesaggio che si caratterizzano per le loro superfici ridotte, la composizione e la posizione strategica, fondamentali per sostenere le specie in transito su un territorio o per ospitare particolari microambienti in situazioni di habitat critici (ad esempio i piccoli stagni in aree agricole).
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Al di là della conservazione della biodiversità, che è l’obiettivo primario di ogni rete ecologica, bisogna inoltre considerare la sua capacità di creare un sistema paesistico capace di supportare funzioni di tipo ricreativo e percettivo. “Il miglioramento del paesaggio infatti diventa occasione per la creazione, ad esempio, di percorsi a basso impatto ambientale (sentieri e piste ciclabili) che consentono alle persone di attraversare il territorio e di fruire delle risorse paesaggistiche (boschi, siepi, filari, ecc.) ed eventualmente di quelle territoriali (luoghi della memoria, posti di ristoro, ecc.)”, puntualizza l’Ispra.
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Il progetto
Proteggere, ripristinare e riconnettere sono le tre azioni chiave per la riuscita del progetto. Si tratta di mettere in sicurezza le aree verdi sorgenti di biodiversità, ricostruire gli habitat degradati per garantire le migliori condizioni di vita alle specie locali, ed infine creare corridoi ecologici sicuri al fine di garantire agli animali di muoversi liberamente, nutrirsi e riprodursi evitando pericoli.
“Le popolazioni di organismi vegetali ed animali più piccole e isolate sono anche le più vulnerabili. Per tutelarle, è fondamentale riuscire a favorire scambi e movimenti tra i vari gruppi già esistenti. È questo il ruolo delle reti ecologiche, con i loro corridoi sicuri”, ha spiegato Giuseppe Bogliani, zoologo e già docente presso l’Università degli Studi di Pavia, nel corso della presentazione ufficiale del progetto.
L’intervento sistemico garantito dal progetto Lipu mira a creare corridoi ecologici attivi, un ambiente più forte ed un nuovo equilibrio. Grazie ai primi, animali e piante potranno spostarsi in sicurezza tra le pianure e le montagne del nord-ovest del nostro territorio, riducendo il rischio di estinzione delle specie locali. Una natura connessa significa una natura più resiliente, che riuscirà a garantire risorse pulite (aria ed acqua) ed a proteggerci dalla crisi climatica. Infine, “Massimo Impatto” vuole dimostrare che lo sviluppo economico e sociale non è incompatibile con la tutela ambientale, mirando a creare un modello culturale replicabile in tutta Italia.
“La tutela della biodiversità richiede una visione condivisa, responsabilità diffuse e un’azione coordinata tra soggetti diversi. Con ‘Massimo Impatto’ vogliamo sostenere un modello di intervento basato sulla collaborazione tra attori, territori e livelli istituzionali, capace di superare i confini amministrativi tradizionali e di valorizzare competenze ed esperienze diverse. È questo il presupposto indispensabile per affrontare in modo sistemico le sfide legate alla biodiversità e contribuire concretamente agli obiettivi europei di ripristino della natura, generando risultati duraturi, misurabili e replicabili nei territori”, ha specificato Elena Jachia, direttrice dell’Area ambiente di Fondazione Cariplo, sostenitrice del progetto.
La natura in città, corrispondente alla voce della rinascita “Mi sento rifiorire” nella campagna mediatica del progetto, rappresenta così una sfida ecologica ben precisa, quella di ricucire il rapporto quotidiano tra le persone e la natura che rinasce vicino alle nostre case. “Posso tornare a muovermi liberamente” è invece la voce della rinascita dei boschi, per una sfida ecologica che corrisponde alla riconnessione dei polmoni verdi, al fine di ridare ossigeno e riparo alla fauna forestale.
Un’azione di ripristino concreta è oggi alla base sia della “Strategia europea per la biodiversità” che della “Nature Restoration Law”. Per sapere dove e come intervenire con efficacia è però necessario mettere a sistema le informazioni ed individuare le aree di intervento. “Massimo Impatto” nasce proprio da queste esigenze e punta a supportare le Regioni del nord-ovest coinvolte nell’attuazione del piano nazionale di ripristino, a partire dall’individuazione delle aree prioritarie fino alla definizione degli interventi sul territorio.
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“Il punto di partenza è la strutturazione di una rete ecologica sovraregionale che sia completa e coerente. Sia che si tratti di conservazione e gestione corretta, di deframmentare i corridoi ecologici o di rafforzare le aree sorgenti, siamo convinti che il concetto di Rete Ecologica rappresenti la migliore soluzione per mantenere in buono stato di conservazione la biodiversità del nostro territorio”, spiega la Lipu.
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Il progetto è strutturato in sei pacchetti di lavoro ed ha un macro-obiettivo, quello di “mantenere e migliorare lo stato di conservazione di habitat e specie e l’integrità ecosistemica tramite il completamento e l’armonizzazione delle Reti ecologiche in tre Regioni, garantendone la piena funzionalità e connettività”. Operativamente “Massimo Impatto” supporterà l’implementazione della “Nature Restoration Law” a livello regionale, individuando aree di intervento all’interno delle reti ecologiche, oltre ad integrare le esigenze di salvaguardia della biodiversità con quelle della pianificazione territoriale ed a far comprendere l’importanza della connettività per il futuro della biodiversità e quale strumento di adattamento ai cambiamenti climatici.
L’augurio è quello che il progetto abbia successo per poter esser replicato altrove. La natura ringrazierà.
[Credits foto: silviarita su Pixabay]
