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DDL caccia, la petizione Lipu chiede lo stop del provvedimento

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DDL caccia, la petizione Lipu chiede lo stop del provvedimento ultima modifica: 2025-10-27T00:06:50+01:00 da Marco Grilli
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Il DDL caccia in discussione al Senato minaccia la biodiversità, la Lipu ha lanciato una petizione per fermare il peggior disegno di legge in tema di natura

“Non si può celebrare San Francesco e al tempo stesso distruggere gli uccelli. Presidente Meloni, intervenga e fermi la caccia selvaggia: non usa mezzi termini la Lega italiana protezione uccelli (Lipu), in occasione del lancio della sua petizione per fermare il disegno di legge 1552 di liberalizzazione dell’attività venatoria – presentato dal senatore Malan (Fratelli d’Italia) e sostenuto dalla maggioranza parlamentare e dal governo – che apporta devastanti modifiche alla legge 157 del 1992.

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Si tratta di “un provvedimento che smantellerebbe le legge 157/1992, la quale ha rappresentato un limite importante alla caccia e uno strumento di tutela delle specie, in particolare, degli uccelli selvatici. Una legge che andrebbe migliorata nel senso delle misure di protezione e dell’attuazione piena e non certo della distruzione di natura, tuona la Lipu, che bolla il DDL Malan come “una proposta che ci riporta indietro di 60 anni, quando si cacciava in primavera, si catturavano senza sosta piccoli uccelli migratori e pochissime regole governavano l’attività venatoria”.

La petizione

La raccolta firme promossa dalla Lipu si rivolge direttamente alla presidente del consiglio Giorgia Meloni e chiede di fermare questo provvedimento, attualmente in discussione al Senato, considerato il peggior disegno di legge della storia recente italiana in tema di natura.

Per l’organizzazione ambientalista tale norma contiene due elementi molto gravi (la riapertura degli impianti di cattura degli uccelli a fini di richiamo vivo e la caccia a febbraio in piena migrazione prenuziale degli uccelli), che rappresentano il pieno esaudimento dei desideri della lobby dei cacciatori e, da soli, meriterebbero il respingimento immediato della proposta.

“Ad aggravare il quadro, il disegno di legge prevede la caccia in aree demaniali, la liberalizzazione degli appostamenti fissi dai quali sparano i cacciatori, la caccia aperta tutto l’anno nelle aziende faunistico venatorie, la possibile riduzione delle aree protette, la licenza di caccia automatica ai cacciatori stranieri, lo svilimento del ruolo dell’Ispra (NdA, Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) e della scienza e altro ancora”, ribatte la Lipu.

Alessandro Polinori, presidente Lipu, chiede alla presidente Meloni di rispettare l’articolo 9 della Costituzione – che sancisce la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi – e di fermare un atto “che è gravissimo per la natura, portatore di infrazioni comunitarie, generatore di disturbo e pericolo per le persone e mortificante per decenni di crescita educativa e culturale del nostro Paese”. Tutto questo anche alla luce della recente istituzione, a partire dal prossimo anno, della festa nazionale di San Francesco (4 ottobre), Santo patrono d’Italia. “Alla Presidente Meloni diciamo inoltre: non si può celebrare San Francesco, che era consapevole, già secoli fa, di quanto gli uccelli siano preziosi, e al tempo stesso favorire atti che abbatteranno, cattureranno, uccideranno gli uccelli migratori. È irresponsabile e ingiusto. Intervenga e fermi caccia selvaggia, ribatte Polinori.

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Le misure contestate

Secondo la Lipu, il disegno di legge 1552 mette a grave rischio gli uccelli migratori “patrimonio straordinario di bellezza e utilità ecologica”, abbattendone le tutele ed al contempo allargando le maglie della caccia.

Entrando più in dettaglio nelle novità introdotte nel testo, l’organizzazione ambientalista critica apertamente la riproposizione della cattura di richiami vivi, ovvero dei piccoli migratori tenuti costantemente in gabbia per far sì che con il loro canto attirino gli uccelli liberi al fine della loro uccisione. Tale pratica, espressamente vietata a livello comunitario dall’articolo 5 della Direttiva 2009/147/CE (nota come Direttiva “Uccelli”), prevede solo un eventuale ricorso alla cattura in regime di deroga (art. 9), mantenendo comunque l’esclusione dell’utilizzo di reti, giudicate come mezzo non selettivo. Nel DDL, tra l’altro, non è previsto alcun riferimento alla necessità di dover ricorrere alle disposizioni dell’articolo 9.

Dopo la ferma condanna di tale pratica, la Lipu contesta l’utilizzo di mezzi optoelettronici per la caccia di selezione agli ungulati, in violazione – per quanto riguarda la specie camoscio (Rupicapra rupicapra), di quanto disposto dalla Direttiva 92/43/CEE.

Le osservazioni della Lipu in merito alle difformità del DDL 1552 rispetto alla Direttiva 2009/147/CE non finiscono qui, “viene consentito di esercitare l’attività venatoria nelle aziende agri-turistico venatorie anche al di fuori della stagione venatoria. Sebbene questa possibilità sia limitata alla fauna di allevamento, non viene stabilito alcun metodo che permetta la chiara e netta distinzione tra fauna allevata e fauna selvatica. Inoltre, si consente di esercitare la caccia su specie in fase di migrazione prenuziale o durante il periodo della riproduzione, in clamoroso contrasto con quanto disposto dall’articolo 7 della Direttiva (articolo 10)”, scrive Polinori.

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Sotto la lente d’ingrandimento dell’organizzazione ambientalista è finito pure l’allungamento dei tempi della stagione venatoria (limite massimo della prima decade di febbraio), con la contemporanea eliminazione del parere vincolante dell’Ispra, sostituito con un molto più innocuo parere consultivo. “Tale previsione consente alle Regioni di estendere l’attività venatoria anche nel mese di febbraio (se non addirittura oltre), ossia in piena fase di migrazione prenuziale degli uccelli e quindi in pieno contrasto con l’articolo 7 della Direttiva (articolo 11)”, sottolinea la Lipu nelle sue osservazioni.

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Oltre alla caccia nel delicato periodo della migrazione pre-riproduttiva, quando gli uccelli cercano di raggiungere le aree adatte alla riproduzione, la delegittimazione dei pareri scientifici dell’Ispra consentirebbe alle Regioni di poter organizzare i calendari venatori in piena autonomia, riducendo ancora di più le tutele per le specie selvatiche. Tra l’altro, con questo DDL il demanio diventerebbe in buona parte territorio di caccia, mentre le Regioni potrebbero ridurre le aree protette, in totale controtendenza con i dettami dell’Unione europea, che invoca il loro aumento. “L’impostazione generale della modifica della legge 157/92, con ad esempio lo svilimento del ruolo di Ispra a favore del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale (CTFVN) o degli istituti regionali, è totalmente sbilanciato in favore dell’attività venatoria anziché andare nella direzione della conservazione delle specie di uccelli, in particolar modo delle specie migratrici”, ribatte la Lipu.

Tra le misure contestate rientrano pure l’aumento senza limiti degli appostamenti fissi per la caccia ed il diritto automatico alla licenza di caccia in Italia per i cacciatori stranieri.

Come se non bastasse, il DDL 1152 prevede pure la cancellazione della protezione degli uccelli migratori sui valichi montani. Il provvedimento elimina infatti il divieto di caccia nel raggio di mille metri da tutti i valichi montani interessati dalle rotte di migrazione, previsto dall’attuale legge. “La norma prevista nel DDL è studiata ad hoc per favorire i cacciatori lombardi, considerato che il Tar Lombardia (con decisione confermata poi dal Consiglio di Stato) ha recentemente disposto il divieto di caccia su 475 valichi montani della regione. Tale norma elimina il divieto di caccia rimandando all’istituzione di una Zona di Protezione Speciale, nella quale la caccia è generalmente vietata solo in data antecedente al primo ottobre. Il divieto è dunque del tutto inefficace perché la maggior parte dei flussi migratori (per non dire la quasi totalità) avviene fra ottobre e novembre. Inoltre, la norma varrebbe solo per i valichi ad almeno mille metri di quota, escludendo tutti quelli che si trovano a quote inferiori. Per rendere l’idea degli effetti della norma, solo 110 dei 475 valichi della Lombardia sono sotto i mille metri di altitudine. Con questa previsione, sarebbero esclusi da qualsiasi protezione come altri centinaia in tutta Italia (articolo 14)”, chiarisce la Lipu.

La limitazione dell’attività venatoria presso i valichi – totalmente coerente con lo spirito della Direttiva 2009/147/CE – ha l’obiettivo di tutelare gli uccelli migratori in una fase cruciale del loro ciclo biologico annuale ed in un contesto di particolare vulnerabilità. Nei valichi possono transitare stormi molto numerosi formati anche da specie diverse, cacciabili e protette: ripristinare l’attività venatoria in tali siti rischia di aumentare l’abbattimento involontario di specie tutelate, alcune delle quali in declino o fortemente minacciate.

Nel DDL paiono dunque abbondare le misure a favore dei cacciatori, mentre mancano completamente i provvedimenti per uscire dalle procedure d’infrazione inflitteci dall’Unione europea (Ue). Si tratta della procedura di infrazione INFR (2023)218, che contesta all’Italia la violazione del Regolamento REACH (modificato dal regolamento (UE) 2021/57 del 2021) per il mancato divieto di utilizzo di munizioni contenenti piombo all’interno delle zone umide, e della Procedura Pilot EUP (2023)10542, per il mancato rispetto del diritto europeo della natura in relazione ad una serie di problematiche venatorie in Italia, quali la caccia durante la migrazione prenuziale e quella nei confronti di alcune specie di uccelli con stato della popolazione non favorevole.

Per il provvedimento, al momento al Senato, si prevede un iter ancora piuttosto lungo e tormentato. Le associazioni ambientaliste – e non solo – proseguono la loro battaglia per fermarlo.

[Crediti fotografici © jackmac34 su Pixabay]

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Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

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