Da Ostuni alla Sardegna, fino all’Albania: come i mega-resort per super-ricchi stanno privatizzando e cementificando le ultime coste selvagge del Mediterraneo.
C’è una sottile linea rossa che unisce le dune incontaminate della Puglia, le coste selvagge dell’Albania e i fragili ecosistemi della Sardegna: la progressiva trasformazione di paradisi naturali protetti in riserve dorate per l’élite globale, in altre parole la gentrificazione costiera.
L’ultimo capitolo di questa strisciante privatizzazione della bellezza porta il nome di Bill Gates. Tramite la catena di lusso Four Seasons (di cui il fondatore di Microsoft detiene la quota di maggioranza), il magnate americano ha messo gli occhi su Ostuni, in Puglia, scatenando un acceso dibattito che riaccende i riflettori sul fenomeno della gentrificazione costiera per super-ricchi.
Il progetto pugliese prevede la riconversione dell’ex villaggio turistico di Ostuni in un resort extra-lusso a cinque stelle, situato in una zona costiera di altissimo pregio paesaggistico e parzialmente vincolata. Se da un lato la politica locale esulta per l’arrivo di capitali stranieri e di un turismo ad altissima capacità di spesa, dall’altro associazioni ambientaliste e cittadini denunciano l’impatto sul fragile ecosistema delle dune e la privatizzazione di fatto di interi tratti di spiaggia pubblica.
Quando scompare un paesaggio, dall’Arco degli innamorati ai luoghi perduti del pianeta
La Sardegna e il caso Tavolara Bay: la revoca del resort tramite ZES
Quello che sta accadendo ad Ostuni trova un parallelismo immediato e caldissimo in Sardegna, dove lo scontro tra la tutela del paesaggio e i tentativi di speculazione edilizia ha recentemente toccato l’apice con il caso di Cala Finanza, nel comune di Loiri Porto San Paolo.
Al centro delle polemiche è finito il progetto del mega-resort di lusso Tavolara Bay, che aveva inizialmente ottenuto il via libera sfruttando le procedure semplificate della ZES Unica (Zona Economica Speciale) gestita direttamente dal Governo, scavalcando di fatto i rigidi vincoli paesaggistici regionali. L’approvazione ha sollevato un’ondata di indignazione popolare, culminata nel ricorso formale della Regione Sardegna a difesa delle proprie coste. Di fronte alla mobilitazione e alla palese violazione delle tutele ambientali, il Governo è stato costretto a fare marcia indietro, revocando ufficialmente l’autorizzazione per la realizzazione del resort. Una vittoria fondamentale per chi sostiene che le semplificazioni burocratiche non possano diventare una sanatoria per cementificare le coste più fragili dell’isola.
La nuova frontiera della gentifricazione costiera e del cemento d’élite: il saccheggio dell’Albania
Se in Italia la presenza di vincoli paesaggistici e la vigilanza delle istituzioni locali riescono, come nel caso sardo, a frenare o revocare i progetti più invasivi, dall’altra parte dell’Adriatico la corsa alla gentrificazione costiera sta assumendo contorni predatori. L’Albania è diventata la nuova meta d’elezione per le speculazioni dei miliardari.
Il governo di Tirana ha recentemente modificato le leggi sulle aree protette nazionali per favorire investimenti turistici strategici. Il caso più clamoroso riguarda l’isola di Saseno (Sazan), un’area militare e naturale fino ad oggi completamente incontaminata. Qui, Jared Kushner — genero di Donald Trump, attuale Presidente degli Stati Uniti — ha pianificato la realizzazione di un mega-resort ecologico di lusso. Un’operazione miliardaria che rischia di devastare un ecosistema costiero unico nel Mediterraneo, sacrificato sull’altare del profitto e delle relazioni geopolitiche.
Di chi è la bellezza? La necessità di una resistenza ecologica
Il resort di Bill Gates a Ostuni, le spiagge blindate dei super-ricchi e la svendita delle isole albanesi rispondono alla medesima logica: la trasformazione di un bene comune – il paesaggio e la biodiversità costiera – in un bene di consumo esclusivo.
Il turismo non può essere considerato sostenibile se cancella l’identità dei luoghi, altera gli ecosistemi locali e baratta la tutela della biodiversità con la promessa di posti di lavoro stagionali.
La sfida per territori fragili come la Puglia e l’intero bacino del Mediterraneo sarà quella di saper dire di no ai giganti della finanza globale, prendendo esempio dalla revoca di Tavolara Bay in Sardegna, per ribadire che la bellezza della natura non è in vendita, nemmeno al fondatore di Microsoft.
[Immagine di copertina @eleonora anello]
