1 Luglio 2026

PollinALP, il progetto per la tutela degli insetti impollinatori

PollinALP

Parte PollinALP, il progetto coordinato dal Parco nazionale delle Cinque Terre per ripristinare, migliorare e connettere gli habitat degli impollinatori

Il declino degli insetti impollinatori, fondamentali per la sicurezza alimentare, l’equilibrio degli ecosistemi e la biodiversità, si configura oggi come una sfida ambientale particolarmente importante a livello globale.  Prova ad affrontarla il progetto “PollinALP”, coordinato dal Parco nazionale delle Cinque Terre in qualità di capofila e finanziato dal programma europeo “Interreg Alpine Space”, che coinvolge ben 11 partner internazionali di cinque Paesi (Italia, Francia, Austria, Germania e Slovenia).

“L’obiettivo è sviluppare per la prima volta un approccio condiviso tra i territori per ripristinare, migliorare e connettere gli habitat degli impollinatori, contrastando frammentazione ecologica, perdita di habitat e riduzione della biodiversità”, comunicano i coordinatori del Parco nazionale delle Cinque Terre.

Grazie a questo progetto verranno forniti strumenti per migliorare la connettività ecologica e definite strategie comuni tra le aree protette e le varie amministrazioni pubbliche. Una parte importante del lavoro sarà indirizzata inoltre alla formazione, che riguarderà le imprese agricole, gli  operatori turistici e più in generale i gestori del territorio. Infine verrà realizzato un importante portale, l’Osservatorio alpino digitale sugli impollinatori, che presenterà dati aggiornati, guide pratiche e strumenti di supporto per i decisori.

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Il commento 

Lorenzo Viviani, presidente del Parco nazionale delle Cinque Terre, ha sottolineato l’importanza della creazione di alleanze territoriali ampie e trasversali per l’opera di tutela della biodiversità, oggetto di questo interessante progetto che coinvolge amministrazioni locali, aree protette, agricoltori, imprese, operatori turistici, associazioni e semplici cittadini.

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“Gli insetti impollinatori, così come l’insieme della biodiversità funzionale che sostiene fertilità dei suoli, impollinazione e stabilità degli ecosistemi, rappresentano indicatori sensibili dello stato di salute degli agroecosistemi. Il loro declino non riguarda quindi soltanto alcune specie, ma la capacità dei territori di mantenere equilibrio ecologico, qualità ambientale e produzioni agricole nel tempo. Assumere il ruolo di capofila in questo progetto, significa portare questa consapevolezza in una dimensione europea, partendo da un lavoro che alle Cinque Terre il Parco porta avanti da anni sul monitoraggio degli impollinatori e della qualità biologica dei suoli”, spiega Viviani.

Il presidente del Parco si sofferma su un punto fondamentale: la sostenibilità è una possibilità e non un vincolo, in questa accezione positiva deve esser considerata tanto più in un territorio come quello delimitato dal Parco, dove la permanenza della comunità è strettamente correlata alla qualità del paesaggio, all’agricoltura redditizia ed alla tenuta della biodiversità. “Le Cinque Terre, nel solco di una tradizione agricola multifunzionale, possono tornare ad avere centralità come laboratorio di pratiche capaci di aumentare competitività e valore delle produzioni attraverso la tutela della biodiversità e degli equilibri naturali. È su questa integrazione tra ricerca, conservazione e agricoltura che il Parco intende continuare a investire”, conclude Viviani.

Interreg Alpine Space

“Interreg Alpine Space” è un programma europeo che finanzia progetti di cooperazione transfrontaliera tra sette Paesi alpini (Austria, Francia, Germania, Italia, Liechtenstein, Slovenia, Svizzera). Si tratta di un’area eterogenea  (superficie di 450.000 km², oltre 80 milioni di abitanti), che condivide però caratteristiche e sfide geografiche ed ambientali. “La regione alpina è interessata da problematiche legate al suo ambiente montuoso e alla sua cultura diversificata (accessibilità, una biodiversità e un ambiente ricchi e fragili, disparità economiche), ma anche da tendenze globali come il cambiamento climatico, la globalizzazione e la digitalizzazione. Queste sfide richiedono cooperazione e soluzioni comuni per ripensare le nostre economie, società e strategie di sviluppo”, commentano gli organizzatori del programma, che dal 2000 ha partecipato a 2086 progetti e ne ha cofinanziati 179. 

Il sostegno va dunque a beneficio di progetti che sviluppino soluzioni transnazionali per sfide transnazionali della regione alpina, promuovendo la cooperazione tra organizzazioni capaci di affrontarle e fornendo un cofinanziamento fino al 75% tramite il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr). In sintesi, riunendo le parti interessate provenienti da diversi ambiti, “Interreg Alpine Space” promuove l’integrazione tra lo sviluppo economico sostenibile, il benessere sociale e la salvaguardia della bellezza della regione alpina, battendosi per la transizione verso un territorio europeo unico, ad impatto zero in termini di emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici.

PollinALP” è uno dei 16 progetti che sono stati approvati dal Comitato del programma “Interreg Alpine Space” nella riunione del 19-20 maggio scorso a Vienna. Rientra nell’obiettivo strategico 1.2: “Migliorare la protezione e la conservazione della natura, della biodiversità e delle infrastrutture verdi, comprese le aree urbane, e ridurre tutte le forme di inquinamento”.

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Risultati attesi e strategie

Questo ambizioso progetto coordinato dal Parco ligure avrà una durata di 36 mesi, prevede ben 57 osservatori (tra cui la Convenzione delle Alpi) ed ha un valore complessivo di 2,9 milioni di euro. Nei suoi intenti dovrà aggiornare le politiche territoriali, coinvolgere ancora di più il settore agricolo e quello forestale nell’adozione di pratiche tese alla tutela degli impollinatori, permettere la partecipazione dei cittadini alle fondamentali attività di monitoraggio, ed infine creare modelli che siano replicabili in altri territori alpini.

Il Parco nazionale delle Cinque Terre si presenta giustamente come capofila del progetto avendo già lavorato con efficacia negli anni trascorsi sul rapporto tra biodiversità, agricoltura e paesaggio, tutti ambiti dove gli insetti impollinatori svolgono un ruolo cruciale. “Il Parco ha già promosso attività di ricerca dedicate al monitoraggio e alla conservazione delle comunità di impollinatori negli habitat terrazzati, insieme al Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA), al Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali dell’Università di Firenze (DAGRI), al Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova (DISTAV), con l’obiettivo di approfondire la conoscenza della biodiversità nei sistemi terrazzati e individuare pratiche agronomiche più sostenibili”, si legge sul sito del Parco.

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Queste attività, portate avanti dal 2020, sono state finanziate dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, attraverso la direttiva agli Enti parco nazionali ed alle Aree marine protette per la conservazione della biodiversità. È stato così possibile definire dei transetti permanenti di monitoraggio (percorsi standardizzati di osservazione ripetuti nel tempo), al fine di  studiare le comunità di insetti impollinatori presenti in diversi ambienti del territorio, così come costruire una check list degli apoidei, ovvero della superfamiglia di imenotteri che comprende anche i più importanti insetti impollinatori. Al contempo, il Parco sta studiando approfonditamente le dinamiche della biodiversità del suolo e gli effetti dei cambiamenti climatici e delle pratiche di gestione sulla qualità e funzionalità degli ecosistemi agricoli e naturali.

Grazie al lavoro svolto già dal 2007 in collaborazione con il Centro di ricerca difesa e certificazione del CREA (CREA-DC), il Parco dispone di un’importante serie di dati sulla complessità biologica del suolo e la presenza di microartropodi associati ai vigneti. “Si tratta di un patrimonio conoscitivo pluridecennale che permette di interpretare l’evoluzione degli ecosistemi non soltanto in relazione ai cambiamenti climatici, ma anche rispetto agli effetti prodotti dall’introduzione di pratiche agricole poco rispettose degli equilibri naturali. Esperienze che hanno contribuito a rafforzare una visione in cui la tutela della biodiversità riguarda non solo la conservazione delle specie, ma anche la resilienza delle produzioni agricole, la qualità degli habitat e la capacità dei territori di mantenere equilibrio e produttività nel tempo”, chiarisce il Parco.

Insetti impollinatori e salute degli agrosistemi

Oltre il 75% delle principali colture agrarie e circa il 90% delle piante selvatiche da fiore si servono degli insetti impollinatori per la loro riproduzione. L’impollinazione animale è quindi “la base fondamentale per l’ecologia delle specie e il funzionamento degli ecosistemi, la conservazione degli habitat e la fornitura di una vasta gamma di importanti e vitali servizi e benefici per l’uomo, inclusa la produzione di alimenti, fibre, legname e altri prodotti tangibili. In sintesi, l’impollinazione soprattutto entomofila è alla base della biodiversità, della nostra esistenza e delle nostre economie”, commenta l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Oggi, però, oltre il 40% degli impollinatori invertebrati è a rischio estinzione a livello globale, mentre considerando la sola Europa il declino riguarda la metà degli insetti impollinatori ed un terzo di quest’ultimi rischia di scomparire per sempre.

Questa grave crisi ecologica con fortissime ripercussioni in campo economico è dovuta ad una serie di fattori, quali: i cambiamenti climatici;  la degradazione e frammentazione degli habitat; l’inquinamento da agenti chimici e fisici; l’utilizzo sempre più massiccio di pesticidi in agricoltura e la diffusione di specie aliene invasive.

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Tra i servizi ecosistemici forniti dagli insetti impollinatori non vi è solo l’impollinazione, ma anche il controllo biologico dei fitofagi (organismi che si nutrono di piante) ed il mantenimento della fertilità del suolo, a loro volta  importanti indicatori dello stato di salute degli agroecosistemi. “PollinALP” ribadisce che la presenza, diversità e abbondanza degli impollinatori dipende anche dall’impiego di agrofarmaci e dall’adozione di pratiche agronomiche intensive o invasive. Le attività di ricerca e monitoraggio per rilevare la loro distribuzione e le dinamiche di popolazione sono dunque cruciali e consentono di definire strategie che sappiano coniugare sostenibilità ambientale, tutela della biodiversità e produttività agricola, nel rispetto dei valori e delle peculiarità delle agricolture storiche dei paesaggi rurali.

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Un agroecosistema in equilibrio non rappresenta soltanto un obiettivo ed una condizione ecologica intrinseca, ma si traduce in benefici concreti per chi lavora quotidianamente sul territorio, per la qualità delle produzioni e per la tutela della salute dei consumatori. Nel contesto delle Cinque Terre, dove la viticoltura costituisce un elemento identitario del paesaggio e della cultura locale, la conservazione della biodiversità e l’adozione di pratiche agronomiche sostenibili contribuiscono inoltre ad accrescere il valore aggiunto delle produzioni vitivinicole, rafforzandone la riconoscibilità, la qualità percepita e la competitività sui mercati sempre più attenti ai temi della sostenibilità ambientale e della tutela del territorio”, conclude il Parco.

[Credits foto: Nennieinszeidrei su Pixabay]

Marco Grilli

Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

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