9 Giugno 2026

Cornacchia di Pordenone salva per ora, in Friuli previsto un piano di abbattimento di 13 mila corvidi

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Il Tar salva per ora la cornacchia di Pordenone, ma il Friuli Venezia Giulia mantiene il piano che prevede l’abbattimento di 13 mila corvidi. Ecco perché.

La cornacchia di Pordenone è davvero salva? Solo in parte. La decisione del Tar del Friuli Venezia Giulia che ha sospeso l’abbattimento dell’esemplare diventato un caso nazionale non chiude affatto la partita. La sospensiva riguarda infatti una vicenda specifica, legata a un’ordinanza comunale motivata con ragioni di sicurezza pubblica. Ma nello stesso territorio regionale continua a esistere un piano di controllo che prevede abbattimenti di circa 13 mila corvidi, tra cornacchie grigie, gazze e corvi, per motivi agricoli.

La cornacchia di Pordenone è salva: il Tar accoglie il ricorso degli animalisti e blocca l’abbattimento

È qui che emerge la contraddizione, almeno sul piano politico e culturale. Da una parte un tribunale blocca la soppressione di un singolo animale perché ritiene necessario valutare soluzioni alternative e proporzionate. Dall’altra la macchina amministrativa regionale continua a considerare legittimo l’abbattimento su larga scala dei corvidi come strumento ordinario di gestione faunistica e difesa delle colture.

Cosa ha deciso il Tar sulla cornacchia di Pordenone

Il Tar del Friuli Venezia Giulia ha accolto la richiesta cautelare contro le ordinanze con cui il sindaco di Pordenone aveva disposto l’abbattimento della cornacchia di via Damiani, accusata di aver aggredito alcuni passanti mentre difendeva il nido. La sospensione ha effetto immediato, ma il merito della vicenda sarà discusso in udienza nelle prossime settimane.

Il caso era nato dopo alcune segnalazioni di ferite e abrasioni alla testa provocate dal comportamento difensivo dell’animale nei pressi del nido. Il Comune aveva giustificato l’intervento con la necessità di tutelare l’incolumità pubblica, in particolare delle persone più fragili.

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Ma il punto decisivo è un altro: il Tar non ha affermato che ogni intervento sia sempre illegittimo. Ha invece fermato, almeno per ora, una misura estrema adottata in via urgente. In altre parole, il giudice amministrativo ha ritenuto necessario verificare se l’abbattimento fosse davvero proporzionato e inevitabile.

Perché la cornacchia non è “salva” in senso assoluto

Dire che la cornacchia è salva è corretto solo se si aggiunge una formula fondamentale: per ora. In realtà si tratta di una salvezza temporanea, legata alla sospensiva concessa dal Tar.

LAV, che ha presentato il ricorso, chiede ora al sindaco di aprire un tavolo con associazioni, ornitologi ed etologi per individuare una soluzione incruenta. L’associazione sostiene che il comportamento del corvide sia legato alla difesa dei piccoli e che fossero praticabili misure alternative, anche molto semplici, per ridurre i rischi ai passanti.

Il nodo, quindi, non è solo la sorte di un animale urbano diventato mediatico. È il principio per cui l’abbattimento di fauna selvatica dovrebbe essere l’ultima opzione, non la prima risposta amministrativa.

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Perché in Friuli possono essere abbattuti 13 mila corvidi

Il piano regionale sui corvidi si muove però su un terreno giuridico diverso. Non nasce da un’ordinanza urgente di un sindaco per ragioni di sicurezza pubblica, ma da un piano di controllo numerico legato alla gestione faunistica e ai danni alle colture.

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Con la Delibera della Giunta Regionale di approvazione del “Piano di controllo della cornacchia grigia e della gazza“, il Friuli Venezia Giulia ha previsto per il 2025 un abbattimento di circa 13 mila corvidi, con numeri più alti rispetto agli anni precedenti. L’obiettivo dichiarato è contenere una presenza ritenuta eccessiva e limitare i danni agricoli, quantificati in decine di migliaia di euro.

Tra il 2020 e il 2024 sono stati abbattuti in Friuli Venezia Giulia quasi 20 mila cornacchie grigie in deroga, oltre a migliaia di altri esemplari in attività ordinaria, più decine di migliaia di gazze. Numeri che mostrano come non si tratti di un’eccezione, ma di una pratica già strutturata dentro la gestione faunistica regionale.

Due casi diversi sul piano giuridico

La contraddizione, dunque, è reale sul piano etico e comunicativo, ma non è identica sul piano giuridico.

Nel caso di Pordenone siamo davanti a una misura amministrativa locale, adottata per un’emergenza urbana e contestata perché ritenuta sproporzionata.

Nel caso dei 13 mila corvidi, invece, si parla di un piano regionale di controllo della fauna selvatica, inserito nel quadro della normativa sulla tutela della fauna e della prevenzione dei danni all’agricoltura. È questa differenza che consente alla Regione di procedere, almeno finché quei piani non vengono a loro volta contestati o sospesi.

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In termini semplici: il Tar ha bloccato un’ordinanza specifica, non l’intero modello di gestione dei corvidi in Friuli Venezia Giulia.

Perché una cornacchia in città commuove più di migliaia di corvidi in campagna?

La vicenda di Pordenone ha avuto un forte impatto emotivo perché racconta una storia precisa: una madre che difende il nido, una strada cittadina, cittadini impauriti, volontari in presidio, il ricorso al Tar, la sospensione. È una storia visibile, personalizzabile, quasi narrabile come un caso simbolico.

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I 13 mila corvidi previsti dal piano regionale, invece, restano una cifra astratta. Non hanno un nome, non hanno una via, non hanno una foto virale. Eppure è proprio qui che la questione si fa più scomoda: se il principio è evitare l’abbattimento quando esistono alternative, perché questo discorso sembra valere soprattutto per il singolo caso urbano mediatico e molto meno per la gestione ordinaria della fauna in ambito agricolo?

È una domanda che tocca il modo in cui selezioniamo l’empatia. Un animale sotto casa mobilita più facilmente l’opinione pubblica di migliaia di animali inseriti in una categoria amministrativa come “nocivi” o “dannosi”.

Sicurezza pubblica e danni agricoli non sono la stessa cosa

C’è però un elemento che va tenuto fermo per evitare semplificazioni. La sicurezza di chi transita in una strada urbana e la tutela delle colture agricole non sono lo stesso problema. Le amministrazioni, dal loro punto di vista, usano strumenti diversi proprio perché diversi sono i beni che dicono di voler proteggere.

Questo non significa che il piano regionale debba essere considerato intoccabile. Significa però che, per contestarlo seriamente, non basta richiamare il caso della cornacchia di Pordenone come prova automatica. Serve entrare nel merito dei criteri con cui si definisce una specie “in eccesso”, dei danni realmente documentati, delle alternative ecologiche disponibili e del ruolo degli enti tecnico-scientifici coinvolti.

La vittoria animalista è simbolica, non definitiva

La decisione del Tar rappresenta senza dubbio una vittoria per gli animalisti, ma è soprattutto una vittoria simbolica e cautelare. Simbolica, perché mette un freno all’automatismo con cui si può pensare di risolvere un conflitto uomo-fauna con la morte. Cautelare, perché non annulla ancora in via definitiva il quadro amministrativo e non mette in discussione i piani regionali di abbattimento già attivi.

Il caso solleva una questione più ampia: la gestione della fauna selvatica in Italia continua a essere affrontata soprattutto in termini emergenziali o di contenimento numerico, molto più raramente come convivenza, prevenzione e adattamento.

Cosa insegna il caso Pordenone

Il caso della cornacchia di Pordenone insegna almeno tre cose.

La prima: non ogni misura urgente contro un animale selvatico è automaticamente legittima o proporzionata.

La seconda: il linguaggio della “salvezza” rischia di essere fuorviante se non chiarisce che si tratta di una sospensione temporanea.

La terza: la vera questione non è solo una cornacchia in città, ma il modello con cui continuiamo a classificare e governare intere specie considerate problematiche.

Per questo cantare vittoria troppo presto sarebbe sbagliato. Più di un caso chiuso, quella di Pordenone è l’inizio di una discussione più scomoda: perché un singolo corvide può essere difeso in tribunale mentre migliaia di altri continuano a essere abbattuti nel silenzio amministrativo?

[Immagine di copertina Kev © Pixabay]

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