Birdwatching nelle discariche e rischio Hantavirus: come i rifiuti stanno cambiando gli ecosistemi e aumentando il pericolo di zoonosi.
L’immaginario collettivo del birdwatching è fatto di paludi silenziose, boschi incontaminati e binocoli puntati verso cieli limpidi. Eppure, le cronache sanitarie degli ultimi giorni sulla diffusione dell’Hantavirus hanno acceso i riflettori su un palcoscenico decisamente meno poetico: le discariche.
Malattie zoonotiche, le cause e i focolai globali di rischio
Sempre più appassionati si ritrovano a setacciare distese di rifiuti alla ricerca di specie rare. Ma quello che sembra un innocuo (seppur bizzarro) hobby nasconde dinamiche ambientali profonde e rischi sanitari che non possiamo più ignorare.
Il caso della MV Hondius: cronaca di un contagio
L’allerta è scattata all’inizio di maggio 2026 a bordo della nave da crociera MV Hondius, battente bandiera olandese, durante la sua navigazione nell’Atlantico verso Tenerife. Il bilancio attuale parla di otto casi complessivi, di cui tre decessi.
Le vittime
Il “paziente zero” è stato identificato in Leo Schilperoord, un turista olandese di 70 anni, grande appassionato di ornitologia, deceduto a bordo della nave. La seconda vittima è sua moglie, morta in una clinica di Johannesburg dopo essere sbarcata con sintomi gravi durante uno scalo. Una terza persona è deceduta successivamente, mentre altri passeggeri sono monitorati in diversi paesi, inclusa l’Italia.
Quattro passeggeri italiani, rientrati tramite un volo KLM (lo stesso su cui viaggiava una vittima), sono stati posti sotto monitoraggio e in isolamento in Calabria, Campania, Toscana, Veneto.
La quarantena è necessaria a causa del lungo tempo di incubazione del virus, che può andare da pochi giorni fino a 42 giorni.
La discarica
L’ipotesi principale degli inquirenti sanitari e dell’Istituto Malbran è che il contagio sia avvenuto a Ushuaia, in Argentina nella Terra del Fuoco. La coppia di turisti olandesi avrebbe effettuato un’escursione di birdwatching presso questa discarica a cielo aperto della città, un’area che ha superato i limiti di capienza e che è diventata un enorme serbatoio di roditori.
Gli ornitologi frequentano la zona per osservare uccelli necrofagi rari, come il caracara golabianca, che si radunano proprio sui cumuli di rifiuti.
Perché è un caso speciale?
Il ceppo identificato è l’Andes virus, particolarmente temuto perché, a differenza di altri Hantavirus, ha dimostrato in passato la capacità di trasmettersi da uomo a uomo. Questo spiega l’innalzamento dei controlli negli scali europei (porti e aeroporti) per passeggeri provenienti da zone a rischio.
Perché i birdwatcher scelgono la discarica?
Per molte specie di uccelli, una discarica a cielo aperto è l’equivalente di un “buffet all-you-can-eat”. I gabbiani (i cui esperti sono chiamati ironicamente laridologi) e i corvidi vi trovano cibo facile senza dover faticare. Ma non sono i soli: la densità di roditori che popolano queste aree attira anche grandi rapaci come nibbi e aquile.
Questi luoghi sono diventati, di fatto, ecosistemi artificiali. Gli uccelli seguono i nostri sprechi perché offrono energia a basso costo, trasformando aree di degrado in tappe obbligatorie per le rotte migratorie.
Il triangolo del rischio: rifiuti, roditori e Hantavirus
Il problema sorge quando la fauna selvatica entra in contatto stretto con i roditori infestanti. Gli Hantavirus sono un gruppo di virus trasmessi principalmente dai roditori attraverso l’inalazione di polveri contaminate da urine, feci o saliva.
In una discarica, il rischio per l’uomo è doppio:
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Esposizione diretta: chi lavora o frequenta queste zone respira aerosol infetto.
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Passaggio di specie: la concentrazione massiccia di animali diversi aumenta le probabilità di “salto di specie” o di trasporto del patogeno verso zone abitate.
Quanto è probabile una nuova pandemia?
Molti si chiedono se l’Hantavirus possa diventare “il nuovo Covid”. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e i centri per il controllo delle malattie (CDC), la risposta risiede nel concetto di One Health: la salute umana, animale e ambientale sono indissolubilmente legate.
Il rischio spillover
Gli scienziati (tra cui la virologa Ilaria Capua e il divulgatore David Quammen, autore di Spillover) avvertono che la distruzione degli habitat naturali spinge gli animali selvatici verso le città e i nostri scarti, aumentando la frequenza di contatti pericolosi.
Trasmissibilità dell’Hantavirus
A differenza del SARS-CoV-2, la maggior parte dei ceppi di Hantavirus non si trasmette facilmente da uomo a uomo, ma la loro letalità può essere molto alta: fino al 38% per la sindrome polmonare.
Secondo uno studio pubblicato su Nature Communications, la probabilità di pandemie originate da zoonosi è in aumento a causa del cambiamento climatico e dell’urbanizzazione selvaggia.
Il paradosso
Alla luce di quello che sta accadendo, sembra assurdo che l’uomo crei degli ecosistemi artificiali (le discariche) che diventano tappe obbligatorie per le rotte migratorie. Questo fenomeno è una forma di adattamento opportunistico: gli uccelli “seguono” i nostri sprechi perché offrono energia a basso costo, ma questo li espone e ci espone a nuovi rischi sanitari.
Il caso del birdwatching in discarica ci deve far riflettere sul fatto che non esiste più una separazione netta tra “natura” e “città”. I nostri rifiuti stanno riscrivendo la biologia delle specie.
Lo scenario è in continuo aggiornamento. Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito dell’Istituto Superiore di Sanità che sta monitorando la situazione nazionale.
[Foto di copertina generata dall’intelligenza artificiale]
