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Rischio trivelle in Algarve: con gli attivisti della PALP per conoscere i possibili danni su salute e ambiente

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Rischio trivelle in Algarve: con gli attivisti della PALP per conoscere i possibili danni su salute e ambiente ultima modifica: 2017-10-06T08:00:29+00:00 da Daniela Zora
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E se in Portogallo si cominciasse a trivellare proprio adesso, mentre si sta guardando con sempre più concretezza alle fonti rinnovabili?

Il rischio purtroppo è reale e imminente: una prima perforazione, a carattere esplorativo, è prevista per la prossima primavera nel tratto posto al confine tra le regioni dell’Algarve e dell’Alentejo. Dunque, pochi sono i mesi a disposizione di cittadini, attivisti e ONG della PALP (Plataforma Algarve Livre de Petróleo) per bloccare tutto. Una volta compiuta la prima trivellazione, infatti, l’operazione avrà preso il via e non sarà più possibile fermare – per i prossimi 55 anni – le estrazioni di petrolio e il relativo impatto ambientale. Abbiamo incontrato alcuni attivisti della PALP per chiedere delucidazioni in merito.

Maglietta simbolo della lotta contro il petrolio in Algarve - Foto: Daniela Zora
Maglietta simbolo della lotta contro il petrolio in Algarve – Foto: Daniela Zora

La PALP è un movimento nato nel 2015 per dimostrare il proprio dissenso alle concessioni decise dal governo senza interpellare i cittadini, tantomeno i sindaci delle regioni interessate, e per difendere un Algarve sostenibile, contro l’estrazione di petrolio.

Un Paese pieno di risorse che torna indietro?

Chi è stato in Algarve lo sa, conserva paesaggi ancora incontaminati e acque limpide. Sapere questi luoghi minacciati dalle trivellazioni è un vero peccato, soprattutto in ragion del fatto che, come abbiamo già trattato in passato, il territorio naturale del Portogallo possiede tutte le caratteristiche naturali per impiegare le energie rinnovabili. Addirittura, per i primi cinque mesi dello scorso anno, è stato in grado di mantenersi autosufficiente con le sole fonti rinnovabili per ben 46,8 giorni!

Un record che aveva fatto ben sperare e, invece, in questo momento i cittadini portoghesi si ritrovano a combattere contro la possibile estrazione di idrocarburi, in un Paese in cui non sono mai state effettuate trivellazioni di tipo estrattivo prima d’ora. Nell’ultimo secolo, infatti, in Portogallo sono stati realizzati più di 100 sondaggi, ma non è mai stata avviata una vera e propria estrazione di combustibili fossili.

 “Ciò che ci indignasostiene Saraè che queste concessioni servono soltanto per far guadagnare qualche impresa con le nostre risorse, […] invece ci sarebbe molto da investire e fare ricerca per le rinnovabili: abbiamo il sole, il mare, le onde, il vento…

Concessioni tra ieri e oggi

Ognuno ha diritto ad un ambiente di vita umano, sano ed ecologicamente equilibrato e ha il dovere di difenderlo”, così recita l’articolo 66 della Costituzione della Repubblica Portoghese. Ed è sorretti da questi ideali che gli attivisti della PALP portano avanti con onore la loro lotta contro le concessioni rilasciate al Consorzio ENI-GALP.

Mappa delle concessioni iniziali in mare e in terra con relative compagnie petrolifere Foto: PALP
Mappa delle concessioni iniziali in mare e in terra con relative compagnie petrolifere
Fonte: PALP

Già, perché la compagnia petrolifera italiana Eni c’entra eccome. E’ lei a possedere tre concessioni, il 70% del capitale e a collaborare con la GALP nelle esplorazioni di petrolio della costa tra l’Algarve e l’Alentejo. Più precisamente, la perforazione prevista per la prossima primavera dovrebbe avvenire in un territorio posto a 46,5 chilometri a largo di Aljezur, in prossimità di due aree protette come il Parco Naturale del Sud-Ovest Alentejano e la Costa Vicentina. Sara conferma:

E’ stata data a disposizione dei consorzi tutta la nostra costa e due terzi della nostra terra, come zone lagunari, riserve e parchi naturali inclusi.

Ottenimenti e battaglie vinte

In quest’ultimo anno, la PALP, in collaborazione con altri movimenti cittadini, è riuscita ad ottenere – dagli undici contratti iniziali – la cancellazione di due in terra e altri sei in mare, ma restano ancora in vigore tre contratti per le concessioni in mare, solamente in Algarve, per un totale di nove concessioni ancora attive in tutto il territorio portoghese.

Ognuno dei contratti firmati è un atto unico che contempla tutte le fasi di attività: ricerca, sondaggi, sviluppo e produzione. Il decreto legge 109/94 prevede che l’attività di sondaggio sia fatta in 8 anni. Il consorzio a cui sono state date le concessioni di fronte ad Aljezur (che è cambiato nel tempo, visto che prima era della Petrobrás) ha chiesto due volte la proroga della scadenza per fare il sondaggio e quest’anno termina la scadenza che gli è stata data e il governo ha l’opportunità di sciogliere questi contratti il 31 dicembre 2017 o di prorogargli la scadenza di nuovo“.

Mappa delle concessioni ancora in vigore sul territorio portoghese
Mappa delle concessioni ancora in vigore – Fonte: PALP

Come possiamo metterci a estrarre petrolio quando il pianeta è già afflitto dai cambiamenti climatici? Si stanno basando su un decreto legge del 1994! Ad oggi più nessuno pensa all’ambiente come si pensava nel 1994!

Algarve e Alentejo sono regioni altamente turistiche, soprattutto durante il periodo estivo e basano parte della loro attività economica sulla pesca. Settori che avrebbero sicuramente ripercussioni, qualora i contratti non venissero annullati.

 “La piattaforma intende fin dall’inizio mettere in guardia la popolazione sui rischi riguardanti l’estrazione di idrocarburi in Algarve, incentivare un dibattito pubblico sulle conseguenze che avrebbe la regione se prendesse una decisione di questa natura, e ancora, premere perché lo Stato pubblichi tutta l’informazione inerente i sondaggi, la ricerca, lo sviluppo e la produzione di petrolio e gas naturale in Portogallo“, afferma Tereza.

Possibili danni per flora e fauna marina

Dalla prospettiva di eventuali danni ambientali, il punto è che il tipo di prospezioni geofisiche in aree marine che è stato adottato negli ultimi due decenni impiega la tecnica dell’airgun, ossia l’uso di bombe ad aria compressa che generano onde compressionali.

Anche in Italia, il dibattito sulla pericolosità di questa tecnica di energizzazione sismica è stato ampio. Legambiente, WWF, Greenpeace e altre diverse associazioni ambientaliste sostengono la tesi che questa particolare tecnica sia causa di molti spiaggiamenti di cetacei. L’airgun era anche stata inserita in elenco all’interno del decreto legge sugli ecoreati, ma è stata successivamente rimossa.

La causa degli spiaggiamenti e del disorientamento di questi animali marini sarebbe dovuto al fortissimo rumore emanato dalle compressioni e dalle conseguenti onde generate. Sara ci riassume alcuni studi fatti in merito:

Questi bombardamenti, 24 ore al giorno e per mesi, provocano danni agli animali marini, principalmente nei mammiferi, che perdono l’udito, il senso che gli permette di sopravvivere nel mare (che li aiuta a localizzare quelli della loro specie, i predatori, il cibo, il partner, ecc…)  […] I bombardamenti sono stati sentiti a 400 km di distanza!”. 

Foto: PALP
Foto: PALP

È stato pubblicato nella rivista Nature che persino lo zooplancton microscopico viene distrutto da questa attività. E tutto l’ecosistema dell’oceano dipende dallo zooplancton. Questo studio registrò che un unico cannone d’aria compressa (quando in realtà ne vengono usati tra 12 e 48) causa danni enormi allo zooplancton (l’alimento base di tutte le specie marine!) e che nella maggior parte delle sue specie il suo numero diminuisce di metà”.

Eventuali incidenti e conseguenze ambientali

Per non tralasciare di considerare l’eventualità di incidenti con conseguenti perdite di petrolio, che purtroppo a volte si verificano e non sono solamente un’ipotesi fantasiosa. Ci risponde Tereza, biologa e attivista della PALP.

“Le esplorazioni sono una delle fasi più pericolose per quel che riguarda un’eventuale fuoriuscita catastrofica. Un esempio di fuoriuscita durante i sondaggi è il caso della piattaforma della BP nel Golfo del Messico ad aprile 2010. Inoltre, Questo tipo di attività causa: rumore associato alla perforazione e alle attività di supporto; perturbazione delle specie di pesci, mammiferi, tartarughe e varie classi di organismi bentonici; inquinamento dell’acqua e degli habitat bentonici; degradazione di habitat importanti per i pesci”.

E’ inoltre responsabile della contaminazione delle falde acquifere, causata dagli scarichi d’acqua contenente sostanze tossiche nocive, e dell’inquinamento atmosferico dovuto al rilascio di composti organici volatili pericolosi per l’uomo e l’ambiente come il benzene, l’etilbenzene, il gas metano.

Manifestazione in spiaggia - Foto: PALP
Manifestazione in spiaggia – Foto: PALP

Tradurre gli ideali in azioni concrete

Gli attivisti della PALP hanno creato e sottoscritto una petizione e hanno avviato una causa giudiziaria contro il Governo poiché quest’ultimo ha rilasciato una licenza al consorzio ENI-GALP non prendendo in considerazione le 42.000 obiezioni raccolte e presentate nel corso del 2016.

In conclusione, i quesiti sui quali riflettere e da cui partire per muoverci a sostegno di questa campagna, sono i medesimi che mi sottopone Tereza e che si pongono tutti gli attivisti della PALP:

Concludo con la domanda iniziale del documento “Impatti e Attività” elaborato dalla PALP. Come può il Portogallo, un Paese non produttore, firmare contratti di estrazione di petrolio e gas naturale in un momento in cui si intendono ridurre le emissioni di gas responsabili dei cambiamenti climatici e in cui si riconosce che non si possono sfruttare nuove riserve di idrocarburi (petrolio e gas naturale)? E infinePerché rendere l’ambiente un posto peggiore?

Motto della PALP - Foto:PALP
Motto della PALP – Foto:PALP

Ringrazio i volontari della PALP per la battaglia che portano avanti anche per noi, in quanto cittadini del Mondo. In particolare voglio ringraziare per la disponibilità ad essere intervistate Sara e Tereza e per la preziosa collaborazione Elisa, Claudio, Bruno e Rúben.

[Fonti: 24.sapo.pt, palp.pt, assomineraria.org, ilfattoquotidiano.it, legambiente.it, nonsoloambiente.it]

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Sensibile e curiosa per natura, animalista e attratta dalle tematiche ecologiche fin dall'infanzia. A 16 anni diventa vegetariana. Si definisce "un'appassionata" perchè mette tutta se stessa nelle cose di cui si occupa e non riesce a restare indifferente a nulla. Laureata in Scienze dell'Educazione, sempre attenta ai più piccoli e al più delicato degli esseri viventi, adora la natura, ama leggere libri in mezzo al verde e ha la valigia sempre pronta per qualche viaggio (anche immaginario). La scrittura è il suo rifugio, tratta e dialoga con le parole come fossero amiche. Con questa collaborazione raggiunge uno dei suoi piccoli grandi sogni: scrivere per un giornale!

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