In Albania proteste contro il resort Trump: ambientalisti e cittadini si mobilitano per difendere la biodiversità della laguna di Narta dal cemento.
Non si placano in Albania le proteste contro il progetto del nuovo resort di lusso della famiglia Trump, un mega-complesso turistico che rischia di cementificare una delle aree protette più incontaminate del Mediterraneo. Al quinto giorno di protesta, oggi sono avvenuti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine nella capitale Tirana.
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L’Albania si trova al centro di un acceso dibattito internazionale che unisce geopolitica, turismo di lusso e conservazione ambientale. Al centro della tempesta c’è il progetto multimilionario di Ivanka Trump e di suo marito Jared Kushner (ex consigliere della Casa Bianca), intenzionati a realizzare un mega-resort di lusso su una delle coste più incontaminate e fragili del Mediterraneo. Un piano che ha sollevato un’ondata di indignazione e proteste da parte di scienziati, attivisti e residenti locali.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’approvazione, da parte del governo albanese guidato da Edi Rama, di una controversa modifica alla legge sulle aree protette. Questa riforma, definita dagli ecologisti una vera e propria “sentenza di morte per la biodiversità“, spalanca di fatto le porte alle costruzioni di hotel a 5 stelle e complessi turistici all’interno di parchi nazionali precedentemente intoccabili.
Nel mirino l’isola di Zvërnec e l’ecosistema di Valona
L’area più minacciata dal progetto della famiglia Kushner-Trump è la penisola di Zharrec e la splendida area della laguna di Narta, vicino a Valona. Si tratta di un ecosistema delicatissimo che include l’isola di Zvërnec, famosa per le sue foreste di pini marittimi e per essere un santuario per oltre 200 specie di uccelli, tra cui i fenicotteri rosa e i rarissimi pellicani ricci.
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La costruzione di ville extralusso, moli per yacht, piscine e strade asfaltate rischia di frammentare irrimediabilmente questo habitat unico. Gli scienziati locali ed europei hanno lanciato l’allarme: l’impatto dei cantieri e del turismo di massa altererà i flussi idrici della laguna e spazzerà via le zone di nidificazione della fauna selvatica.
Le proteste e la rabbia dei residenti: “Capitalismo clientelare”
Nelle ultime settimane, le piazze di Tirana e le spiagge della costa meridionale sono diventate teatro di accese manifestazioni. Al grido di “La natura non è in vendita” e “Proteggiamo il nostro futuro”, centinaia di attivisti e cittadini sono scesi in strada contro quella che viene considerata una svendita del patrimonio pubblico a favore di magnati stranieri.
A protestare non sono solo gli ambientalisti, ma anche le comunità locali di pescatori e piccoli proprietari terrieri. Molti di loro denunciano il rischio di espropriazione forzata e la progressiva privatizzazione delle spiagge pubbliche.
“Questo non è sviluppo, è capitalismo clientelare. Stanno distruggendo ciò che rende l’Albania un posto speciale — la sua natura selvaggia — per compiacere i grandi nomi della politica americana”, ha dichiarato uno dei portavoce delle coalizioni ecologiste albanesi.
Il turismo sostenibile tradito
Negli ultimi anni, l’Albania si era faticosamente imposta sui mercati internazionali come la “perla verde d’Europa“, una destinazione emergente amata proprio per i suoi prezzi accessibili e la natura incontaminata. I critici sottolineano come questo modello di sviluppo basato su resort blindati per ultra-ricchi tradisca l’idea originaria di un eco-turismo diffuso, capace di portare benessere alle micro-economie locali senza distruggere il territorio.
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Mentre il governo albanese difende l’investimento definendolo un “volano economico fondamentale per il Paese“, la battaglia legale e civile è appena iniziata. Diverse ONG internazionali stanno preparando ricorsi formali, chiedendo alle istituzioni europee di intervenire per far rispettare gli standard di tutela ambientale che l’Albania, come Paese candidato all’ingresso nell’UE, sarebbe tenuta a garantire.
[Immagine di copertina Flladina Zilja, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons]
