Le associazioni ambientaliste contestano i tagli ai fondi destinati a parchi nazionali, aree protette, riserve e aree marine. Nel mirino gli effetti della Legge di Bilancio 2026: «Così si indebolisce la tutela del patrimonio naturale»
I tagli dei fondi ai parchi nazionali stanno provocando una dura reazione del mondo ambientalista. WWF Italia, Greenpeace Italia e altre sette organizzazioni hanno denunciato la riduzione dei finanziamenti destinati anche ad aree marine protette e riserve naturali statali, definendola «un altro duro colpo alla natura italiana».
ℹ️ INFOBOX – In breve
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Taglio medio dei fondi: circa il 23% - 🌳
Enti coinvolti: 24 Parchi Nazionali e 31 Aree Marine Protette - 🦅
Attività a rischio: monitoraggio della fauna, prevenzione degli incendi boschivi ed educazione ambientale - 🏛️
La richiesta: le associazioni chiedono al Governo di rivedere immediatamente la misura in manovra
Secondo le associazioni, le comunicazioni inviate dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) agli enti gestori prevedono una significativa diminuzione delle risorse per il 2026, conseguenza delle minori disponibilità finanziarie previste dalla Legge di Bilancio.
Non si tratta di un taglio uniforme. Secondo quanto riportato dalle associazioni, la riduzione non sarà uniforme tra i diversi enti gestori. Nel complesso, però, si stima una contrazione media di circa il 23% rispetto ai fondi assegnati nel 2025. In alcuni casi la riduzione supera i 700 mila euro per singolo parco nazionale.
Cosa rischiano concretamente i parchi nazionali
Secondo il documento sottoscritto da WWF, Greenpeace, Lipu, Marevivo, Italia Nostra, Mountain Wilderness, Pro Natura, Blue Marine Foundation e Worldrise, la diminuzione dei finanziamenti non riguarda progetti straordinari, ma le spese ordinarie indispensabili per il funzionamento quotidiano delle aree protette.
Tra le attività che potrebbero risentirne figurano:
- monitoraggio della fauna e degli habitat;
- interventi di conservazione della biodiversità;
- manutenzione ordinaria e straordinaria;
- apertura al pubblico e gestione dei centri visita;
- programmi di educazione ambientale;
- prevenzione degli incendi boschivi, particolarmente delicata durante la stagione estiva.
Le organizzazioni sottolineano inoltre un ulteriore elemento di criticità: molte comunicazioni sui tagli sono arrivate a esercizio finanziario già avviato, quando gli enti avevano già programmato o impegnato parte delle risorse disponibili.
Il nodo della strategia europea sulla biodiversità
Le critiche non riguardano soltanto la riduzione delle risorse economiche. Secondo WWF e Greenpeace, la decisione rischia di entrare in contrasto con gli impegni assunti dall’Italia nell’ambito della Strategia europea per la biodiversità 2030, che punta ad assicurare una protezione efficace del 30% del territorio terrestre e marino entro il 2030, e con il quadro delle nuove politiche europee per il ripristino degli ecosistemi.
Per le associazioni ambientaliste, un sistema di aree protette indebolito faticherà a garantire gli obiettivi di conservazione richiesti dall’Unione europea proprio mentre il Paese affronta eventi climatici estremi, perdita di biodiversità e consumo di suolo.
Le associazioni: «La natura non è una spesa da tagliare»
Nel comunicato congiunto, le nove organizzazioni parlano di una scelta «miope», sostenendo che la tutela degli ecosistemi rappresenti un investimento e non un costo. Secondo le associazioni, ridurre le risorse destinate ai parchi nazionali significa compromettere non solo la conservazione della biodiversità, ma anche servizi fondamentali per i territori, dal turismo naturalistico alla prevenzione del dissesto idrogeologico.
Anche il direttore Affari legali e istituzionali del WWF Italia, Dante Caserta, ha sottolineato che la riduzione dei finanziamenti rischia di incidere direttamente su controlli, monitoraggi, attività antincendio, ricerca scientifica ed educazione ambientale, definendola «un attacco diretto al nostro capitale naturale».
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Quanto valgono i parchi nazionali italiani
Spesso si pensa ai parchi nazionali soltanto come luoghi dedicati alla conservazione della natura, ma il loro ruolo è molto più ampio. In Italia il sistema delle aree protette comprende 24 Parchi Nazionali, che tutelano complessivamente oltre 2 milioni di ettari di territorio, affiancati da 31 Aree Marine Protette. Nel loro insieme, queste aree contribuiscono alla salvaguardia di circa il 10% del territorio nazionale e custodiscono migliaia di specie animali e vegetali, molte delle quali rare o minacciate.
Cosa comporta il taglio “sul campo” in queste aree?
Come sottolineato nei tavoli tecnici del WWF, i tagli non eliminano i parchi nazionali sulla carta, ma ne ostacolano l’operatività attraverso tre criticità:
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Istituzione di nuovi parchi al palo: i fondi promessi per il completamento di nuove aree protette attese da anni (come il Parco Nazionale di Portofino nella sua estensione definitiva o il neonato Parco Nazionale del Matese) vengono congelati.
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Blocco del turn-over delle guardaparco: meno risorse significano l’impossibilità di assumere nuovo personale di vigilanza per sostituire chi va in pensione, lasciando migliaia di ettari senza controlli.
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Stop al cofinanziamento dei progetti europei (Life): per ottenere i fondi UE per la biodiversità, l’Italia deve garantire una quota di tasca propria. Secondo le associazioni, la riduzione delle risorse potrebbe rendere più difficile cofinanziare alcuni progetti europei dedicati alla biodiversità.
Un dibattito destinato a proseguire
Dal Ministero la riduzione viene ricondotta ai minori stanziamenti previsti per il MASE dalla Legge di Bilancio 2026, con conseguenti tagli ai trasferimenti destinati agli enti gestori delle aree protette. Resta ora da capire se, nel corso dell’anno, saranno individuate risorse integrative o correttivi capaci di limitare gli effetti della misura.
Nel frattempo il confronto resta aperto. Da una parte il Governo richiama la necessità di rispettare gli equilibri di bilancio; dall’altra, il mondo ambientalista sostiene che ridurre gli investimenti nella conservazione della natura rischi di produrre costi ben maggiori nel lungo periodo, sia sul piano ecologico sia su quello economico.
Il confronto sui finanziamenti arriva in un momento cruciale per il patrimonio naturale italiano. Gli effetti della crisi climatica – dagli incendi boschivi sempre più estesi alle alluvioni e ai periodi di siccità – rendono infatti sempre più strategico il ruolo delle aree protette nella conservazione della biodiversità e nella resilienza dei territori.
[Foto di copertina Parco Nazionale del Granparadiso Hairless Heart, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons]
