Are We Cooked? è il report di Greenpeace che spiega i pericoli delle microplastiche nei pasti pronti e le modalità in cui i contenitori di plastica le rilasciano sugli alimenti che ingeriamo
Microplastiche nei pasti pronti. Un recente studio diffuso da Greenpeace segnala che il riscaldamento delle pietanze all’interno di contenitori in plastica — anche quando dichiarati adatti al microonde — può provocare il rilascio di un’enorme quantità di microplastiche e nanoplastiche direttamente nel cibo. L’azione del calore, infatti, tende a degradare il materiale plastico, favorendo il passaggio di particelle e sostanze chimiche potenzialmente dannose per la salute.
Nel report Greenpeace Are We Cooked? The Hidden Health Risks of Plastic-Packaged Ready Meals, pubblicato lo scorso 26 febbraio, emerge una questione destinata a far discutere: i pasti pronti confezionati in contenitori di plastica potrebbero rappresentare un rischio significativo non solo per l’ambiente, ma anche per la salute umana.
Il report di Greenpeace fa luce su un altro problema causato dalla plastica
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Da anni la plastica è al centro del dibattito globale per il suo impatto sugli ecosistemi. Tuttavia, il rapporto mette in luce un aspetto ancora più vicino alla quotidianità delle persone: la contaminazione del cibo che consumiamo. Secondo quanto evidenziato, i contenitori in plastica utilizzati per i pasti pronti rilascerebbero microplastiche direttamente negli alimenti, che finiscono inevitabilmente per essere ingerite.
La plastica già presente nel corpo umano
Le microplastiche e le nanoplastiche, insieme alle sostanze chimiche associate alla plastica, sono già state rilevate in numerosi tessuti e fluidi del corpo umano. Tracce sono state individuate nel sangue, nella placenta, nel latte materno, nel liquido amniotico, nelle feci, nei polmoni, nel fegato e perfino nel tessuto cardiaco. Un dato particolarmente allarmante riguarda i neonati, che possono essere esposti a queste particelle già prima della nascita.
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I rischi sulla salute aumentano ulteriormente quando si considerano le nanoplastiche, particelle ancora più piccole, capaci di penetrare nelle cellule e di muoversi attraverso l’organismo. Queste possono attraversare il tratto gastrointestinale e i polmoni, raggiungendo altri tessuti e organi.
I rischi sulla salute di micro e nanoplastiche
Le possibili conseguenze sulla salute sono ampie e includono infertilità e disturbi riproduttivi, disfunzioni endocrine, alterazioni delle risposte immunitarie, stati infiammatori cronici, danni fisici e funzionali a cellule e tessuti – come il rivestimento dello stomaco – e cambiamenti nel microbioma intestinale, nonché impatti sullo sviluppo neurologico, tra cui una possibile riduzione del quoziente intellettivo. Si tratta di effetti che, nel lungo periodo, potrebbero compromettere l’equilibrio generale dell’organismo.
Il rilascio di microplastiche negli alimenti: la causa sono i contenitori di plastica
Il fenomeno del rilascio delle microplastiche sugli alimenti da contenitori in plastica si intensifica quando il cibo viene riscaldato. In particolare, diversi studi citati nel report indicano che il microonde rappresenta una delle principali fonti di aumento del rilascio di particelle. Le vibrazioni generate dalle onde elettromagnetiche, infatti, contribuirebbero a degradare ulteriormente la plastica, facilitando il distacco di micro e nanoplastiche. In alcuni casi, si parla di numeri impressionanti: fino a 534.000 particelle per singola porzione.
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Le condizioni che aumentano il rilascio di microplastiche
Un ulteriore fattore di rischio è rappresentato dallo stato dei contenitori. Quelli già usurati o graffiati risultano più vulnerabili e tendono a rilasciare quantità maggiori di particelle. Anche il passaggio in congelatore potrebbe aggravare la situazione: le basse temperature rendono la plastica più fragile e suscettibile alla degradazione, soprattutto quando successivamente esposta al calore del microonde.
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Il report solleva quindi interrogativi importanti sulle abitudini alimentari moderne, sempre più orientate verso la praticità dei pasti pronti. Se da un lato questi prodotti rispondono alle esigenze di una vita frenetica, dall’altro pongono nuove sfide in termini di sicurezza alimentare.
Mancano provvedimenti, la richiesta del report di Greenpeace
Nonostante il crescente numero di evidenze, al momento non esistono normative specifiche volte a limitare l’esposizione alle microplastiche. Una lacuna che il report di Greenpeace sottolinea con forza, chiedendo interventi urgenti sia a livello politico che industriale e incoraggiando l’adozione di alternative più sicure e sostenibili.
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Come ridurre i rischi della presenza di microplastiche nei pasti pronti
Nel frattempo, i consumatori possono ridurre i rischi seguendo questi consigli:
- Prima di cuocere o riscaldare alimenti contenuti in imballaggi di plastica, è consigliabile trasferirli in contenitori più sicuri, come quelli in acciaio inox per il forno o in vetro idoneo per il microonde.
- È inoltre importante evitare di riscaldare cibi coperti con pellicola trasparente; quando possibile, si può sciacquare la superficie degli alimenti che ne sono stati a contatto, così da ridurre l’eventuale presenza di microplastiche.
- Infine, è buona pratica non inserire alimenti ancora caldi in contenitori di plastica, per limitare il rilascio di particelle e sostanze chimiche indesiderate.
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L’allarme lanciato dal report non è solo un monito, ma un invito a riflettere su quanto le nostre scelte quotidiane possano incidere, nel lungo periodo, sulla salute e sull’ambiente.
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