9 Giugno 2022

Mar Mediterraneo, il viaggio della plastica monitorato da un gruppo di scienziati

Mar Meditteraneo plastica
Mar Meditteraneo plastica

Mar Mediterraneo, il viaggio della plastica è stato monitorato da un gruppo di scienziati che ha individuato le zone costiere più colpite dall’inquinamento.

Nel Mar Mediterraneo la plastica è un problema serio.

Anche se i rifiuti non si accumulano in isole, si muovono sbriciolandosi in microplastiche col passare del tempo.

Un gruppo di ricercatori ha pubblicato uno studio su Nature Communication, ricostruendo proprio il movimento dei rifiuti. 

La ricerca ha combinato un modello teorico con le misurazioni del viaggio dei detriti di plastica rinvenuti nel Mediterraneo durante la campagna di spedizione Tara, durata 6 mesi.

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Dall’analisi dei dati è emerso che le concentrazioni più elevate di plastica si trovano nel Mediterraneo occidentale, probabilmente a causa del maggior numero di persone presenti sulla costa.

I valori minimi, invece, sono stati rilevati nel Mediterraneo orientale.

Lo spiaggiamento dei rifiuti nelle zone costiere

Il 21% dei rifiuti attraversa soltanto l’1% delle acque mediterranee, principalmente vicino alle coste. I crocevia principali per il trasporto della plastica si trovano, infatti, vicino alle coste algerine, turche e al nord di Maiorca.

I casi peggiori di spiaggiamento dei rifiuti sono in Egitto, in Algeria e nel bacino della Cilicia, dove si accumulano fino a 45 kg di plastica.

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Anche l’Italia presenta una situazione preoccupante. Nella regione del Delta del Po si arriva a circa 10 kg di rifiuti per chilometro.

La situazione migliora leggermente nella zona di Taranto, sullo Ionio e nella Sardegna orientale (0,3 kg di detriti).

Ma non finisce qui.

I ricercatori hanno analizzato anche l’allarmante situazione dei fondali.

La plastica che affonda per effetto del biofouling colpisce maggiormente i bacini del Mare Adriatico e del Mar Ligure.

Questi studi si riveleranno sicuramente molto importanti.

Grazie alla ricerca, infatti, si potrà monitorare meglio l’inquinamento del mare e, inoltre, si potranno programmare meglio le campagne di pulizia, individuando le zone in cui è necessario intervenire.

[Photo by Sören Funk on Unsplash]

Fabrizio Simone

Nato a Torino, dopo aver conseguito la laurea in Dams si iscrive a un master in progettazione della comunicazione digitale. Oltre a scrivere, lavora come guida al Museo Nazionale del Cinema di Torino. Nel tempo libero si dedica alle sue passioni che comprendono il cinema e la lettura di libri e fumetti.

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