Dal 29 ottobre al 1° novembre, CRUMB Gallery ha partecipato alla fiera d’arte contemporanea torinese The Others Art Fair 2026 con Expanded Grounds. Elogio della sosta. Un progetto che, attraverso le opere di tre artiste, ha esplorato il rapporto tra città, natura e spazio urbano.
Un parcheggio può diventare un luogo da osservare, vivere e riscoprire attraverso l’arte? È la domanda da cui ha preso forma Expanded Grounds. Elogio della sosta, il progetto presentato da CRUMB Gallery di Firenze alla XV edizione di The Others Art Fair 2026, che si è svolta dal 29 ottobre al 1° novembre a Torino.
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All’interno del Parcheggio Lancia, in piazzale Chiribiri, la galleria ha proposto un percorso espositivo che ha coinvolto tre artiste: Paola Adamo, Maura Banfo e Arianna Fioratti Loreto. Le loro opere si sono confrontate con il tema scelto dalla fiera: Sosta temporanea. Forme di permanenza in uno spazio di passaggio.
Quando un parcheggio diventa uno spazio d’arte
Il parcheggio è un luogo particolare della città. Nasce, infatti, per accogliere le automobili, ma la sua funzione si basa proprio sulla sosta. È uno spazio in cui il movimento si interrompe temporaneamente, in attesa di una nuova partenza.
Da questa visione ha preso forma il progetto di CRUMB Gallery, che ha proposto di considerare la pausa non come un momento vuoto o improduttivo, ma come un’occasione per osservare ciò che ci circonda.
Secondo questa visione, l’arte è diventata uno strumento per riscoprire anche gli spazi più ordinari, trasformandoli in luoghi di incontro e relazione. Un invito a rallentare, prestare attenzione e interrogarsi sul rapporto tra le persone e l’ambiente urbano.
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Tre artiste che raccontano il rapporto tra città e ambiente
Il progetto Expanded Grounds. Elogio della sosta ha messo in dialogo tre diverse sensibilità artistiche, accomunate dalla volontà di esplorare il significato degli spazi e delle presenze che li abitano.
CRUMB Gallery, fondata a Firenze nel 2019, porta avanti attraverso il progetto #womeninart una missione dedicata alla promozione e al sostegno delle artiste, contribuendo a dare maggiore visibilità alle donne nel mondo dell’arte contemporanea.
Paola Adamo ha presentato i suoi Transiti, lavori in cui le architetture diventano paesaggi interiori. Le figure rappresentate sembrano trovarsi in una condizione sospesa tra partenza e arrivo, presenza e assenza e quindi il movimento diventa una metafora della ricerca di un luogo a cui appartenere.


D’altra parte, la ricerca di Arianna Fioratti Loreto si concentra sul mondo animale, in particolare sulle figure dei pesci. Attraverso le sue opere emergono, infatti, traiettorie, migrazioni e sistemi di orientamento che seguono regole diverse da quelle stabilite dagli esseri umani.
Il confronto tra queste immagini e uno spazio progettato per il traffico automobilistico apre una riflessione sul rapporto tra natura e città. I flussi delle automobili, ad esempio, si contrappongono a quelli degli organismi viventi, ricordando che gli ambienti urbani sono condivisi con numerose altre forme di vita e che gli ecosistemi sono delicati e interconnessi.


Maura Banfo invita invece a soffermarsi sui piccoli dettagli della quotidianità. Attraverso fotografie Polaroid e disegni a china, l’artista recupera immagini e particolari che spesso sfuggono alla nostra attenzione. Oggetti, tracce e segni del tempo acquistano così una nuova importanza, diventando occasioni per riscoprire la memoria nascosta dei luoghi familiari.


Rallentare per riscoprire la città
Accostando queste tre ricerche, Expanded Grounds. Elogio della sosta ha trasformato idealmente un’infrastruttura funzionale in un paesaggio da esplorare.
Il progetto ha invitato a superare l’idea che gli spazi urbani debbano essere considerati soltanto in base alla loro utilità. Perciò anche un parcheggio, un luogo generalmente attraversato senza particolare attenzione, può diventare uno spazio di osservazione e di confronto.
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La proposta si inserisce in una riflessione più ampia sul modo in cui viviamo le città e sul rapporto tra ambiente costruito e natura.
Fermarsi, osservare e riconoscere ciò che normalmente passa inosservato è semplice e queste azioni possono aiutarci a sviluppare una maggiore consapevolezza dei luoghi che abitiamo. Si rivela quindi come un’ottima occasione per immaginare nuove forme di relazione tra arte, persone e ambiente.
[Foto di copertina di Thilo Becker da Pixabay]
