Rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente, calano i reati ambientali ma aumentano gli illeciti amministrativi e il business illegale sale a 11,5 miliardi di euro
35.735 reati ambientali accertati nel 2025, 30.729 persone denunciate, 158 arresti e 6.527 sequestri: sono questi i numeri ancora preoccupanti dell’illegalità ambientale in Italia, che emergono dal rapporto Ecomafia 2026 realizzato da Legambiente sulla base dei dati forniti dalle forze dell’ordine e dalle capitanerie di porto.
Dopo due anni di crescita calano finalmente i reati ambientali accertati (–12% rispetto al 2024, con uno 0,4% di controlli effettuati in più, pari a 1.460.611), ma resta comunque una media non invidiabile di 98 violazioni al giorno (4,1 ogni ora), che impone di tenere la guardia alta. A questa diminuzione si contrappone inoltre la crescita degli illeciti amministrativi, giunti a quota 77.895 (+11,4% rispetto al 2024). Se sommiamo quest’ultimi ai reati ambientali il totale delle violazioni tocca quota 113.630, con una media di 311 al giorno, 13 ogni ora.
La gestione illecita dei rifiuti si riprende il primato dei reati ambientali, che non le spettava più dal 2018, con ben 10.914 illeciti accertati (in media quasi 30 al giorno), mettendosi alle spalle i reati nel ciclo del cemento (8.034, -41% rispetto al 2024) e quelli contro gli animali (6.930, -4%). Crescono inoltre gli incendi boschivi e di vegetazione (3.586, +10,7%), con ben 90.000 ettari andati in fumo nel 2025, mentre diminuiscono i reati contro il patrimonio culturale (2.276 quelli accertati, -23%). Questi ultimi registrano una flessione dei controlli (-8,5%) ed un aumento degli arresti per i traffici di opere d’arte e reperti archeologici, passati in un anno da due a 34.
Rapporto Ecomafia 2024, in Italia è boom di reati ambientali
Per quanto riguarda invece le illegalità nella filiera agroalimentare, sono stati 67.677 i reati e gli illeciti amministrativi commessi nel 2025 (+46% rispetto all’anno precedente), con il valore economico di sequestri e sanzioni che è cresciuto del 109,1%, attestandosi a 968 milioni di euro.
In generale, continua a far paura il business illegale delle ecomafie, salito a ben 11,5 miliardi di euro (+2,2 miliardi rispetto al 2024) grazie al boom della gestione illecita dei rifiuti, delle filiere agroalimentari e del mercato di specie protette.
Green corruption e clan
L’illegalità ambientale va di pari passo con il fenomeno della cosiddetta green corruption. Nel periodo dal 1° maggio 2025 al 30 aprile 2026, Legambiente ha censito 75 inchieste giudiziarie su fatti di corruzione relativi ad attività di impatto ambientale, con 1.066 persone denunciate, 307 arresti e 151 sequestri. Più della metà delle indagini (40) ha riguardato regioni meridionali (in ordine decrescente Campania, Sicilia, Puglia e Calabria), ma anche Lombardia (9) e Lazio (6) hanno fatto registrare numeri importanti. La classifica degli arresti è guidata dalla Sicilia (96), seguita da Campania (85), Puglia (53) e Lombardia (32).
In sintesi, il fatto che si sia in presenza di strutture criminali sempre più organizzate ed efficienti è dimostrato anche dal numero dei clan censiti dal 1995 al 2025, ben 393, 15 in più nell’ultimo biennio. “Le filiere della transizione ecologica, in rapida espansione e caratterizzate da elevata redditività, attirano l’interesse di attori criminali e reti speculative, mentre l’ampiezza del settore dei rifiuti e la quantità di denaro che vi gravita continuano a rappresentare un’attrattiva per la criminalità organizzata”, spiega Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente.
Nonostante tali scenari tutt’altro che idilliaci, va comunque reso merito alla legge 68/2015 sugli ecoreati. Introducendo questi delitti nel Codice penale, la norma ha permesso sia la riduzione complessiva del numero dei reati, sia la crescita dei casi in cui viene contestato il delitto di inquinamento ambientale (303, pari al 35% di tutte le fattispecie) e quello di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (115, 13,3%).
La geografia dei reati
Nei primi tre posti della classifica regionale per numero di reati ambientali contestati troviamo la Campania (5.638, 15,8% del totale nazionale), davanti alla Sicilia (3.726, 10,4%) e alla Puglia (3.601). Seguono la Calabria (2.862), la prima regione del centro ovvero il Lazio (2.358), la Sardegna (2.240) che prosegue purtroppo la sua tendenza in crescita (nel 2022 era addirittura quindicesima), la Toscana (2.123), la Liguria (1.863) prima regione del nord che ha scavalcato la Lombardia (1.822) e al decimo posto l’Emilia-Romagna (1.434). Il Piemonte è undicesimo con 1.306 reati.
Passando all’analisi per province, domina Napoli (2.512 reati, +8,6% rispetto al 2024) seguita da Salerno (1.472, +11,4%), Palermo (1.235), Roma sempre stabile al quarto posto (1.113), Cosenza (1.092), Bari (985), la prima del nord Genova (963), la new entry nella top ten Lecce (847) e le stabili Foggia (838) e Ancona (671).
I reati
All’abusivismo edilizio si deve la realizzazione di migliaia di case illegali ogni anno, tra costruzioni ex novo e ampliamenti significativi. Quel mosaico di scheletri rimasti spesso incompiuti o di villette e alberghi che privatizzano le spiagge o sorgono in aree a forte rischio idrogeologico, deturpa la bellezza del nostro Paese, mina la sicurezza ed è strettamente correlato alle cave fuorilegge, alla movimentazione terra e al calcestruzzo e alle imprese dei clan. “Perché il ciclo illegale del cemento non è solo il costruito dove non si può, ma è anche appalti truccati, opere dai costi esorbitanti per alimentare giri di mazzette, corruzione e speculazioni immobiliari con le carte truccate. La distinzione tra l’operato delle famiglie mafiose tradizionali e quello dei sodalizi criminali tra grandi imprese e mala politica si è ormai fatta sempre più labile. Se non addirittura inesistente quando gli interessi si saldano e dal malaffare del cemento guadagnano tutti”, si legge nel portale di Legambiente dedicata all’ecomafia. Nel 2025 il ciclo del cemento ha comportato non solo l’accertamento di 8.034 reati, ma anche la denuncia di 8.472 persone, 13 arresti e 701 sequestri.
I rifiuti trattati in modo irregolare avvelenano l’aria, l’acqua e i campi coltivati, mettendo a rischio la salute e l’integrità degli ecosistemi. “Le reti ecocriminali attive in questo settore sono molto articolate, di solito ne fanno parte imprenditori e manager d’azienda, broker, faccendieri, amministratori locali e tecnici senza scrupoli. Una sorta di Rifiuti Spa che conta su pratiche collaudate di corruzione, frode ed evasione fiscale, attiva su tutto il territorio nazionale”, spiega Legambiente. Nel 2025 i reati accertati nel ciclo dei rifiuti sono stati 10.914, con 11.824 persone denunciate, 86 arresti e 3.157 sequestri.
La zoomafia è invece un settore criminale diffuso in tutta Italia che vale circa tre miliardi di euro all’anno, che oltre alla violenza sugli animali provoca danni alla biodiversità e rischi sanitari. I traffici illegali di cani e gatti, il bracconaggio, il contrabbando della fauna selvatica, le scommesse illegali su corse clandestine di cavalli e combattimenti fra cani, il commercio illecito di pesce, le macellazioni clandestine e i furti di bestiame sono i reati commessi dalle organizzazioni criminali in questo ambito (6.930 nel 2025), che hanno comportato anche 5.553 denunce, sei arresti e 1.651 sequestri.
Gli incendi dolosi, dovuti non solo alle tradizioni agropastorali per procurarsi nuovi pascoli o rigenerare terreni ma anche agli interessi speculativi legati all’edilizia, sono stati 3.586 nel 2025 e hanno portato a 454 denunce, 31 arresti e 85 sequestri. Infine eccoci arrivati all’agromafia, ovvero alle attività illegali nella filiera agroalimentare (truffe per ottenere finanziamenti pubblici, false certificazioni, finti marchi di qualità, abuso di pesticidi, caporalato ecc.), che sottopongono migliaia di agricoltori al controllo delle cosche, tramite minacce, soprusi ed estorsioni. Le famiglie criminali controllano da tempo i mercati ortofrutticoli più importanti del Paese e stanno rafforzando anche la loro presenza nel commercio dei prodotti tipici pregiati, sfruttando anche l’imbroglio del falso Made in Italy o dell’Italian sounding per conquistare i mercati internazionali. Nel 2025 i reati accertati sono stati 67.677, con 19.676 persone denunciate, 27 arresti e 6.199 sequestri.
I commenti e le richieste
“Il 2025 è stato un anno caratterizzato da diverse norme in difesa dell’ambiente che abbiamo giudicato positivamente come ad esempio l’inasprimento delle sanzioni previste per i reati nella gestione dei rifiuti, dalle discariche abusive alle spedizioni illegali, diventati delitti e l’introduzione di quelli contro gli animali nel Codice penale. Anche il decreto legislativo di recepimento della Direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente, approvato dal governo nel mese di dicembre ed entrato in vigore lo scorso 2 giugno, contiene scelte importanti, come il nuovo delitto di commercio di prodotti inquinanti; ma ci sono ancora molte norme che attendono di essere approvate e riviste, insieme al rafforzamento dei controlli ambientali e al contrasto all’abusivismo edilizio, che continua a essere un fenomeno grave e diffuso. Per questo torniamo a ribadire l’urgenza di un Piano nazionale di lotta all’abusivismo edilizio non più rinviabile, il cemento illegale si contrasta con gli abbattimenti”, ha commentato Stefano Ciafani, presidente di Legambiente.
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Sul grave problema dell’abusivismo edilizio è intervenuto anche Fontana, secondo cui “i reiterati tentativi, finora fortunatamente falliti, di rilanciare nel nostro Paese una stagione di condoni edilizi non favoriscono l’indispensabile innalzamento delle attività preventive e repressive su un tema così delicato e annoso di tutela ambientale, che riguarda da vicino anche la sicurezza dei territori e delle comunità che li abitano e l’economia legale, incidendo pesantemente nelle regioni del Sud ma non solo. Per questo chiediamo con forza norme più efficaci, a cominciare dal potere sostitutivo dei Prefetti, più controlli e più risorse per le demolizioni. Lo stesso approccio deve caratterizzare la lotta agli incendi boschivi e di vegetazione, cresciuti drammaticamente nel 2025 e nel 2026. Così come il contrasto del fenomeno della corruzione, l’altra piaga del nostro Paese. Urgente che l’Italia recepisca al più presto la Direttiva europea anticorruzione, reinserendo il delitto di abuso d’ufficio. Legambiente vigilerà perché sia coerente con le nuove regole dettate dell’Unione europea”.
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L’organizzazione ambientalista, che ha formulato in totale dieci proposte, chiede il recepimento nel Codice penale dei delitti previsti dalla Direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente, con l’inserimento dell’uccisione e del commercio di specie animali o vegetali selvatiche protette, del saccheggio di acque superficiali o sotterranee e della commercializzazione di materie prime o prodotti derivati da attività di deforestazione. Inoltre dovrebbero essere inasprite le sanzioni per i gas fluorurati a effetto serra, mentre il nuovo delitto 452 bis 1 del Codice penale – relativo al commercio di prodotti inquinanti – dovrebbe essere applicato anche a chi produce e commercializza fitofarmaci illegali.
Oltre all’adozione di un Piano nazionale per la lotta all’abusivismo edilizio e alla revisione del meccanismo del cosiddetto “subappalto a cascata”, Legambiente chiede anche di estendere le pene previste per il reato di incendio boschivo (articolo 423 bis del Codice penale) a qualsiasi rogo di vegetazione nelle aree di maggiore importanza per la biodiversità e di aggravare la fattispecie colposa. Non da ultimo, il cigno verde reclama la necessità di garantire l’accesso gratuito alla giustizia alle associazioni iscritte nel Registro nazionale unico del Terzo settore, recependo così le indicazioni contenute nell’articolo 15 della Direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente.
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