Uccisa Mona Khalil la fondatrice dell’Orange House Project. Per oltre un quarto di secolo ha difeso la biodiversità marina e le spiagge di Mansouri dal cemento e dal bracconaggio, rifiutandosi di abbandonare il proprio presidio naturalistico nonostante la guerra
Il Mediterraneo perde una delle sue voci più pure, coraggiose e intransigenti nella difesa della biodiversità. Mona Khalil, ambientalista libanese di 76 anni internazionalmente nota come la “custode delle tartarughe“, è deceduta il 19 giugno 2026 a Beirut. La donna è spirata in ospedale a causa delle gravissime ferite riportate due settimane prima, quando un attacco aereo israeliano ha colpito la sua abitazione sulla spiaggia di Mansouri, nel sud del Libano.
Mona Khalil aveva scelto fermamente di rimanere nella sua casa-rifugio nonostante l’intensificarsi del conflitto. Da civile e pacifista, era convinta che la sua assoluta estraneità a dinamiche militari l’avrebbe protetta. Ma la guerra non fa distinzioni, e un ordigno ha colpito proprio l’ala della struttura in cui si trovava la sua stanza da letto.
Dalle gallerie d’arte europee alla sabbia di Mansouri
Nata a Lagos da genitori libanesi, Mona Khalil aveva vissuto a lungo nei Paesi Bassi durante gli anni della guerra civile in Libano, lavorando come stimata restauratrice di porcellane. Una professione che, come amava ricordare chi l’ha conosciuta, richiedeva una dote straordinaria: la pazienza millimetrica nel prendersi cura delle cose fragili e danneggiate.
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La svolta ecologista arrivò quasi per caso nel 1999, durante un soggiorno nella vecchia casa di famiglia a Mansouri, poco a sud di Tiro. Mentre si godeva il tramonto sulla spiaggia, una tartaruga marina emerse dall’acqua per scavare il nido, gettandole involontariamente della sabbia addosso. Da quell’incontro ravvicinato nacque una folgorazione: Khalil scoprì che quel delicato lembo di costa mediterranea era uno dei siti di nidificazione più cruciali – e minacciati – per le tartarughe caretta caretta e per le tartarughe verdi (entrambe specie a rischio estinzione).
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Nel 2000 decise di abbandonare la sicurezza della vita europea per trasferirsi definitivamente in Libano. Insieme alla compagna Habiba Fayed restaurò la dimora di famiglia, dipingendone la facciata di un arancione brillante in omaggio ai Paesi Bassi, la terra che l’aveva protetta durante l’esilio. Nacque così l’Orange House Project, un esperimento pionieristico di ecoturismo e conservazione.
Vent’anni di battaglie contro cemento e dinamite
Finanziare la tutela dell’ambiente in un’area politicamente instabile non era un’impresa facile. L’Orange House divenne un eco-b&b in cui viaggiatori e volontari da tutto il mondo pagavano il soggiorno per poi svegliarsi all’alba, pulire la spiaggia e monitorare i nidi sotto la supervisione di scienziati ed esperti internazionali.
L’impegno di Mona Khalil non si limitava però alla cura scientifica dei nidi. Per un quarto di secolo, l’attivista ha ingaggiato una lotta frontale contro le piaghe del litorale libanese: la pesca di frodo con la dinamite, l’inquinamento da plastica e, soprattutto, la speculazione edilizia selvaggia che minacciava di privatizzare e cementificare le spiagge incontaminate. Più volte minacciata e persino bersaglio di colpi d’arma da fuoco da parte di bracconieri locali, Khalil non ha mai indietreggiato. Grazie alla sua determinazione incrollabile, quel tratto di spiaggia di 1,4 chilometri è stato infine riconosciuto ufficialmente come hima, una zona di conservazione protetta e gestita dalla comunità locale.
Un’eredità che continuerà a camminare verso il mare
Mona Khalil ha addestrato e ispirato intere generazioni di giovani biologi e attivisti libanesi, trasmettendo loro l’idea che la spiaggia appartiene alle creature marine che la popolano da millenni, e non agli eserciti o ai palazzinari.
Oggi l’Orange House è gravemente danneggiata e la sua custode non c’è più. Eppure, l’impatto del suo lavoro resta indelebile. Come hanno ricordato i volontari che oggi portano avanti la sua missione, le tartarughe continueranno a tornare. Una femmina nata su quella spiaggia decenni fa, protetta dalle reti metalliche posizionate da Mona, emergerà ancora dal mare in una notte buia, troverà la stessa striscia di sabbia e ricomincerà a scavare. Libera e al sicuro, esattamente come Mona Khalil aveva sognato.
