Ibis sacri Novara: la crescita della specie invasiva accende il dibattito sulla gestione dell’emergenza. Ambientalisti, cittadini e politica si confrontano tra tutela della biodiversità e benessere animale
Gli ibis sacri Novara sono diventati il simbolo di una gestione ambientale che continua a far discutere. Da mesi la presenza sempre più massiccia di questi grandi uccelli nelle campagne e nelle aree urbane del Novarese alimenta polemiche tra istituzioni, associazioni ambientaliste, cittadini e mondo politico.
Il problema non riguarda soltanto il numero crescente di esemplari. Al centro del dibattito vi sono soprattutto le modalità con cui le autorità hanno scelto di affrontare una situazione che, secondo molti osservatori, era nota da anni e avrebbe richiesto una strategia preventiva più efficace.
Chi è l’ibis sacro e perché è considerato una specie invasiva
L’ibis sacro (Threskiornis aethiopicus) è un uccello originario dell’Africa che negli ultimi decenni si è diffuso in diverse aree europee a seguito di fughe da parchi zoologici e collezioni private.
L’Unione Europea lo ha inserito nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale. La sua presenza può infatti alterare gli equilibri degli ecosistemi locali, entrando in competizione con specie autoctone e predando uova e piccoli di altri uccelli.
Per questo motivo gli Stati membri sono tenuti a mettere in atto misure di controllo e contenimento delle popolazioni presenti sul territorio.
Perché Novara è diventata il centro del caso
Nel Novarese la popolazione di ibis sacri è aumentata progressivamente negli ultimi anni, fino a rendere evidente il problema anche nelle aree urbane.
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Parchi, alberature cittadine e zone frequentate quotidianamente dai residenti sono diventati luoghi di sosta e nidificazione della specie. Con l’avvicinarsi della stagione estiva e la presenza di numerose colonie in prossimità dei centri abitati, il tema è esploso nel dibattito pubblico.
Secondo molti cittadini, le istituzioni avrebbero sottovalutato per troppo tempo il fenomeno, intervenendo soltanto quando la situazione era ormai diventata difficile da gestire.
Le critiche delle associazioni ambientaliste
Tra le voci più critiche figurano diverse associazioni ambientaliste e animaliste.
In particolare la LIPU ha contestato la strategia basata sugli abbattimenti, sostenendo che tali interventi rischiano di non risolvere il problema e possano addirittura provocare lo spostamento delle colonie verso nuove aree urbane.
Secondo gli ambientalisti, il contenimento delle specie invasive dovrebbe essere pianificato attraverso programmi scientifici di lungo periodo, monitoraggi costanti e interventi preventivi capaci di ridurre la necessità di azioni emergenziali.
Le associazioni chiedono inoltre maggiore trasparenza sui dati relativi alla popolazione degli ibis e sugli effetti reali delle misure adottate.
Le modalità del contenimento: l’accusa di crudeltà
Oltre alla scelta di ricorrere alle armi da fuoco, a sollevare la forte indignazione delle associazioni e dei cittadini sono le specifiche modalità con cui vengono eseguiti i piani di abbattimento.
Per eradicare la specie, infatti, si interviene spesso direttamente sui nidi durante la stagione riproduttiva. Tra i metodi autorizzati e più contestati figurano il tiro al nido (che causa la morte dei pulcini per fame o caduta), la distruzione fisica dei nidi con la conseguente uccisione dei piccoli non ancora in grado di volare, e la sterilizzazione delle uova tramite la tecnica della “scuotitura” o della spennellatura con oli soffocanti.
Pratiche che le sigle ambientaliste definiscono barbare e cruente, in quanto provocano lunghe agonie agli animali e non tengono conto del benessere psicofisico della fauna, violando lo spirito di un approccio etico alla gestione della biodiversità.
L’intervento dell’onorevole Eleonora Evi
La vicenda è arrivata anche in Parlamento grazie all’intervento dell’onorevole Eleonora Evi.
L’esponente politica ha criticato duramente la gestione del caso, annunciando un’interrogazione parlamentare e chiedendo chiarimenti sulle modalità degli interventi effettuati. Secondo Evi, la situazione dimostrerebbe l’assenza di una pianificazione adeguata e la necessità di individuare soluzioni maggiormente basate su criteri scientifici e sulla prevenzione.
Le sue dichiarazioni hanno contribuito ad amplificare il dibattito nazionale sulla gestione delle specie invasive e sul rapporto tra tutela della biodiversità e benessere animale.
Il difficile equilibrio tra biodiversità e tutela degli animali
La questione degli ibis sacri evidenzia una delle sfide ambientali più complesse del nostro tempo.
Da una parte esiste l’obbligo di proteggere gli ecosistemi e le specie autoctone minacciate dalla diffusione di organismi invasivi. Dall’altra emergono sensibilità crescenti nei confronti del benessere animale e delle modalità con cui vengono effettuati gli interventi di controllo.
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Il rischio è che il confronto si trasformi in uno scontro ideologico, mentre sarebbe necessario costruire strategie condivise fondate sulla ricerca scientifica e sulla prevenzione.
[Immagine di copertina © Osservatorio Ambientale UTC]
