L’inquinamento da mozziconi di sigaretta è un problema ambientale e sanitario evitabile, che richiede un approccio integrato di prevenzione primaria
Possono sembrare insignificanti eppure sono il rifiuto più disperso al mondo ed una delle principali fonti di contaminazione da microplastiche di spiagge, fiumi, suoli ed aree urbane. I 4,5 trilioni (o 4.500 miliardi) di mozziconi di sigaretta dispersi ogni anno rappresentano un grave problema ambientale e sanitario, “il filtro della sigaretta è costituito da acetato di cellulosa, un polimero plastico non biodegradabile che persiste nell’ambiente per decenni. Una volta disperso, si frammenta in piccolissime particelle di plastica (micro- e nanoplastiche –MNP) che entrano nelle catene alimentari e rilasciano le sostanze tossiche di cui sono composte o di cui si sono arricchite nel processo di combustione della sigaretta stessa, come nicotina, metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici. Gli effetti ecotossicologici includono riduzione della crescita e aumento della mortalità negli organismi esposti con possibile esposizione umana tramite acqua e alimenti contaminati. Oltre che ingerite, le microplastiche derivate dai filtri possono essere inalate da chi fuma direttamente durante la combustione della sigaretta, configurando un ulteriore rischio per la salute”, spiega l’Associazione medici per l’ambiente (ISDE Italia), che partecipa alla Campagna nazionale di prevenzione dei rischi per la salute da esposizione alla plastica.
In occasione della ricorrenza della Giornata mondiale senza tabacco dello scorso 31 maggio, le società scientifiche mediche e le associazioni promotrici della campagna hanno elaborato un progetto che propone di inserire il tema della riduzione dei rifiuti da fumo nel contesto più ampio della prevenzione del fumo. A tal fine, il gruppo di lavoro ha redatto un documento (“Inquinamento da mozziconi di sigaretta e microplastiche”), che mira ad approfondire il tema dei danni ambientali e sanitari da rifiuti da fumo (in particolare di quelli di plastica), oltre a promuovere sul territorio una serie di azioni utili a ridurre questo impatto ed a valutare l’opportunità di interventi più radicali, come quello della rimozione dei filtri dalle sigarette tradizionali.
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La lettera all’ANCI
Sempre in occasione della Giornata mondiale senza tabacco, i promotori della campagna hanno inviato una lettera all’Associazione nazionale Comuni italiani (ANCI), con l’obiettivo di sollecitare le amministrazioni comunali ad impegnarsi di più nella lotta all’inquinamento causato dai mozziconi di sigaretta.
“I Comuni si trovano in prima linea nella gestione dell’abbandono dei mozziconi come rifiuto, sia come enti responsabili della qualità degli spazi pubblici sia come soggetti destinatari delle previsioni normative vigenti – dal D.Lgs. 152/2006 al D.Lgs. 196/2021, fino alla recente L. 147/2025 – che impongono l’installazione di raccoglitori dedicati, l’organizzazione di campagne di sensibilizzazione e la comminazione delle sanzioni per l’abbandono”, si legge nel testo della lettera.
Per tali motivi, i firmatari della missiva invitano i Comuni a diffondere il documento sopra citato e ad aderire alla Giornata mondiale senza tabacco, “integrando il problema dell’abbandono dei mozziconi nelle politiche locali di ambiente e salute”. Le amministrazioni locali sono chiamate inoltre ad adottare ordinanze di divieto di fumo in spiagge, parchi, rive dei fiumi ed aree densamente popolate, oltre ad implementare la raccolta dedicata dei mozziconi nei luoghi pubblici ad alta frequentazione. Rivolgendosi infine all’Anci, le associazioni promotrici della campagna e della lettera chiedono di sostenere l’applicazione del principio europeo di responsabilità estesa del produttore (EPR), “ affinché i costi della raccolta e del trattamento di questo rifiuto ricadano su chi lo produce”.
I problemi del fumo
Il fumo di sigaretta costituisce uno dei principali fattori di rischio prevenibili di malattia, mortalità e inquinamento ambientale. “La dipendenza dal tabacco è una epidemia globale che raggiunge e colpisce intere regioni e Paesi, provocando perdita di produttività, malattie, disabilità e morte. L’industria del tabacco continua ad anteporre il profitto alla vita, la propria espansione alla salute delle generazioni future, il guadagno economico al benessere e allo sviluppo sostenibile”, sostiene l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), invitando a diffidare dei nuovi prodotti lanciati dall’industria del tabacco, giudicati “di illusoria sicurezza”.
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L’impatto ambientale è legato sia alla coltivazione del tabacco, che richiede un notevole consumo di acqua ed un massiccio utilizzo di pesticidi, sia all’abbandono dei mozziconi, come abbiamo visto il rifiuto a maggior dispersione nel mondo, fonte di plastica/microplastiche e di altre sostanze altamente inquinanti.
Attualmente vi sono tre tipologie di prodotti da fumo: le sigarette tradizionali, quelle elettroniche (o e-cig) ed i prodotti a tabacco riscaldato (HTP). Le prime, oltre al filtro in plastica, contengono sostanze altamente inquinanti, come arsenico, piombo e formaldeide. “Un recente studio effettuato su 88 pacchetti di sigarette provenienti da 18 Paesi e prodotti da varie compagnie del tabacco ha evidenziato una contaminazione da microplastiche (MP) nel 94% dei campioni (consistenti in 1-3 gr di tabacco secco ottenuto da 3 sigarette di ciascun pacchetto), in un range molto ampio pari a 1,6-29,9 MP per grammo di tabacco”, si legge nel documento.
Gli studi dimostrano che i filtri per sigarette fumate rilasciano centinaia di microfibre al giorno, che presentano una bassa degradabilità e un’elevata ecotossicità in ambienti acquatici. I mozziconi costituiscono addirittura il 23,4% dei rifiuti presenti sulle spiagge europee (dati 2022 dell’Agenzia europea dell’ambiente), mentre studi italiani più recenti hanno rilevato ingenti quantità di questi rifiuti lungo le sponde fluviali (fino al 24% dei rifiuti totali in aree ricreative nei pressi dei fiumi), con il rischio che possano esser facilmente trascinati verso mari ed oceani.
Stando invece al monitoraggio dei rifiuti lungo le spiagge condotto da Legambiente (2024), i prodotti in plastica monouso rappresentano il 56,3% dei rifiuti totali monitorati, con i mozziconi di sigaretta al primo posto nella classifica delle tipologie di rifiuti raccolti, grazie ad una media di 77 cicche ogni 100 metri lineari dal 2014 al 2026 (Legambiente 2026). Il loro abbandono in quantità massicce ed il rapido rilascio di nicotina portano a considerare i mozziconi come una minaccia rilevante per la qualità delle acque urbane e, di conseguenza, per l’acqua potabile.
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Il contesto normativo
Dal punto di vista normativo, in Italia è in vigore il decreto legislativo 152/2006 (Norme in materia ambientale), che ha introdotto il divieto di abbandono dei mozziconi, obbligando i Comuni ad installare raccoglitori appositi nelle strade, nei parchi e nei luoghi di alta aggregazione sociale, oltre ad istituire sanzioni per i trasgressori, successivamente inasprite dalla legge 3 ottobre 2025, n. 147.
A livello europeo la norma di riferimento è invece la direttiva (UE) 2019/904 sulla riduzione della plastica monouso, che ha imposto l’etichettatura dei pacchetti dei prodotti da fumo, al fine di informare i consumatori sull’impatto negativo dei rifiuti da fumo sull’ambiente a causa della presenza di plastica nei prodotti. Questo importante provvedimento normativo ha inoltre istituito un regime EPR, prevedendo un contributo dei produttori ai costi di gestione dei mozziconi.
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Le misure contro l’abbandono dei mozziconi di sigaretta
Secondo gli autori del documento, la misura più efficace per contrastare l’inquinamento da mozziconi di sigaretta è la prevenzione alla fonte, attraverso l’eliminazione dei filtri in plastica. Quest’ultimi, infatti, secondo l’OMS non hanno benefici comprovati per la salute e non riducono quindi la tossicità del fumo per i fumatori. Al contempo risultano pericolosi poiché costituiti da plastica monouso e capaci di rilasciare sostanze inquinanti e microplastiche, con effetti ecotossicologici sui viventi e sull’ambiente. “La strategia per proteggere la salute umana e l’ambiente consiste nell’eliminazione del problema alla fonte, attraverso politiche incisive di prevenzione del fumo in tutte le sue varianti e l’eliminazione dei filtri in plastica delle sigarette”, si legge nel documento, che invita anche a bandire le sigarette elettroniche usa e getta.
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In attesa del provvedimento di eliminazione dei filtri dalle sigarette, ISDE Italia e gli altri promotori della campagna suggeriscono di attuare strategie di mitigazione, quali l’installazione di contenitori dedicati, la raccolta separata dei mozziconi, le sperimentazioni di riciclo e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, che pur non essendo risolutive del problema risultano comunque utili. Ad esempio, l’installazione di posaceneri e contenitori dedicati è stata associata ad una riduzione dell’abbandono fino al 9% per ogni punto di raccolta aggiuntivo, secondo l’esperienza di Marevivo. “Altrettanto efficaci si sono dimostrati progetti di informazione e azione implementati nelle scuole, dove oltre alla prevenzione del fumo è stata sperimentata l’adozione di una ‘spinta gentile’ volta ad invitare tutti coloro che fumavano negli spazi consentiti, ovvero quelli antistanti la scuola, a depositare i mozziconi in appositi contenitori prima di poter accedere agli ambienti scolastici”, prosegue il documento.
L’implementazione delle attività di mitigazione passa poi giocoforza dall’attuazione della responsabilità estesa del produttore prevista dalla direttiva (UE) 2019/904. Le stesse campagne promosse o sostenute dall’industria del tabacco, che pur possono avere qualche effetto positivo sulla dispersione dei rifiuti, rischiano di rimanere semplici strategie di greenwashing se non attuate in un regime EPR ed inserite in un quadro normativo vincolante, capace di risolvere il problema alla fonte.
“Pertanto, mentre si provvede alla gestione dei rifiuti dei prodotti da fumo vanno definiti obiettivi e tempistiche certe per l’eliminazione alla fonte di questo rifiuto e rafforzate le campagne antifumo, a partire da quelle rivolte ai ragazzi e ai giovani, possibilmente affidate ad associazioni/Enti indipendenti, con un’attenzione anche agli aspetti relativi all’inquinamento ambientale e all’aggravio che la presenza di filtri in materiale plastico determina sulla salute umana”, conclude il documento.
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