carsharing_cartello

Quando l’auto privata non serve più. A Torino tentativi di car sharing

in Clima|Energia|Mobilità|Muoversi|News
Quando l’auto privata non serve più. A Torino tentativi di car sharing ultima modifica: 2015-01-25T09:00:34+00:00 da Veronica Ottria
da

Da anni la Città di Torino si sta muovendo verso una maggiore sostenibilità ambientale, in un’ottica smart.

Una città intelligente deve infatti, tra le altre cose, “poter offrire il maggior numero di alternative possibili all’utilizzo del veicolo privato”, come ha dichiarato l’Assessore allo sviluppo, Innovazione, Ambiente e Verde della Città di Torino, Enzo Lavolta. “Con l’introduzione del free floating confermiamo l’impegno in questa direzione perseguito dall’Amministrazione fin dall’inizio di questo mandato. I torinesi stanno cambiando le proprie abitudini per spostarsi in città e utilizzano con entusiasmo le auto in condivisione, e sono sempre più sensibili alle tematiche ambientali”, ha aggiunto Lavolta.

Ad una sempre più capillare ed efficiente rete di trasporti pubblici diventa necessario quindi pensare anche all’introduzione di un sistema di car sharing che riesca ad ovviare a questo obiettivo.

Ma quali sono i numeri di questo servizio ecologico? E’ stato stimato che a fine 2012 in Europa il car sharing abbia coinvolto 800.000 automobilisti, con 22.000 veicoli condivisi. Per il 2020 (anno cruciale in fatto di riduzione delle emissioni di CO2) si prevedono 15 milioni di utenti coinvolti, con 240.000 auto condivise.

ioguido

Ma veniamo a Torino, dove il car sharing esiste già dal 2002, con ioGuido, della società partecipata CarCityClub, un servizio in abbonamento grazie al quale gli associati possono prenotare una macchina per il tempo che gli serve, andare a recuperarla in un parcheggio riservato e riportarla nello stesso parcheggio, a fine utilizzo. L’utente paga, in base ai minuti e ai chilometri percorsi, una tariffa che comprende tutte le spese, dal carburante ai parcheggi in zona blu ad assicurazione e bollo. Vuoi per i costi di abbonamento, vuoi per il numero basso di auto a disposizione, vuoi per il vincolo del parcheggio riservato, fatto sta che il servizio non è mai decollato. O meglio, ha avuto riscontri positivi, ma non è diventato (nè è stato percepito) dalla maggioranza dei cittadini come una reale alternativa all’utilizzo del veicolo privato, in sinergia con la rete di mezzi pubblici.

carsharing 1

Forse stimolata dagli ultimi dati pubblicati da Legambiente in fatto di vivibilità ambientale dei capoluoghi italiani, forse ispirata dall’esperienza di città italiane come Milano, che hanno da diversi anni un sistema estremamente diffuso e sfruttato, l’amministrazione torinese ha deciso di estendere al car sharing modalità differenti da quelle già note, aprendo il mercato anche alle società private.

La recente delibera comunale stabilisce dei parametri precisi che le società private dovranno rispettare, e sembra aver fretta di partire: si parla infatti di un limite di 90 giorni entro i quali gli interessati dovranno attivare il servizio.

Tra i parametri per partecipare spicca la sostenibilità ambientale, con la richiesta di auto che siano minimo Euro5, che non superino i 100.000 km di percorrenza e che vengano periodicamente mantenute e sostituite, secondo i dettami comunitari.

L’obiettivo è raggiungere le 1500 auto in condivisione su tutta la città, in una rete ben distribuita che copra almeno 40 km quadri del territorio cittadino.

Le auto potranno essere utilizzate senza limiti di tempo e percorrenza, e potranno accedere alla ZTL centrale e romana (restano escluse le ZTL pedonali, quelle riservate al trasporto pubblico e la ZTL del Valentino), oltre a parcheggiare gratuitamente in tutte le zone di sosta a pagamento.

Una buona opportunità di incasso per la città, che riceverà dalle società private € 700 per ogni veicolo in servizio.

car-sharing2

Ma che cos’è che renderà appetibile ai cittadini questo nuovo servizio? La fondamentale novità è la scelta della modalità free floating: terminato l’utilizzo, l’auto potrà essere lasciata in un qualsiasi parcheggio (purchè sia all’interno dell’area servita), anche in quelli riservati ai residenti. Il successivo utilizzatore potrà vedere dove si trova l’auto a sè più vicina e recarsi a ritirarla. Senza contare che, vedendo le esperienze già attive in altre città italiane, i costi di abbonamento verranno abbattuti se non azzerati, e tutto sarà probabilmente reso più semplice e immediato da un’app installata sul proprio smartphone.

car-sharing

Ma dall’essere interessante al diventare utile (e utilizzato) il passo è arduo: il car sharing (a Torino, come altrove in Italia) ha ottime probabilità di essere un’alternativa concreta e percorribile, ma lo scoglio più grande è che venga metabolizzato a livello culturale, affinchè diventi realmente un’abitudine quotidiana. La città non deve pertanto fare il classico errore di “servire il piatto senza presentarlo”: non basta fornire un servizio innovativo, ma bisogna comunicarlo in modo da persuadere i possibili fruitori ad utilizzarlo. La speranza è che si investa in questo senso, perchè il cambio di mentalità del cittadino è la scintilla scaturente per ogni vero cambiamento, e la comunicazione in questo senso non può prescindere in una città che si voglia definire “smart”.

AutoElettrica

L’attuale ioGuido ha recentemente introdotto la possibilità di utilizzare auto elettriche: se le nuove società entranti fornissero un’ampia gamma di soluzioni sostenibili e alternative alla classica auto a benzina o diesel, si potrebbe davvero intravedere una svolta concretamente green per la città di Torino, con buona pace dei nostri polmoni. E, anche in questo caso, la “rivale” Milano ha solo da insegnare (si veda ad esempio EQ Sharing, che offre solo auto elettriche).

Vogliamo essere ottimisti e staremo a vedere.

Quando l’auto privata non serve più. A Torino tentativi di car sharing ultima modifica: 2015-01-25T09:00:34+00:00 da Veronica Ottria
Tags:
Quando l’auto privata non serve più. A Torino tentativi di car sharing ultima modifica: 2015-01-25T09:00:34+00:00 da Veronica Ottria

Laureata in Comunicazione, un Master in Comunicazione per la Sostenibilità, una dose infinita di dilemmi etici. Con i bambini piccolissimi ha trovato la sua dimensione: baby-sitter da sempre ed educatrice di prima infanzia da poco. Bacchettona della raccolta differenziata, fissata con la cosmesi naturale, attenta lettrice di etichette, esploratrice di erbe, vegetariana, legge molto, cucina e cuce ancora di più... Una donna all'antica, insomma! Ama soffermarsi sulle piccole cose, scoprire odori e gusti nuovi, i flashback improvvisi, le facce delle persone, i bambini e gli animali: quell'empatia che con loro è così naturale. Il mondo che vorrebbe... nella sua testa esiste già!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non verra pubblicato

*

Ultimi articolo di Clima

Go to Top