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Turtle House, la memoria e il cemento

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Turtle House, la memoria e il cemento ultima modifica: 2017-07-10T08:00:26+00:00 da Giorgia Marino
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Arrivarci è una caccia al tesoro. Si cercano prima, per orientarsi, le tracce lasciate online dagli altri viaggiatori: un appunto su Tripadvisor, un’immagine o un ricordo su qualche blog dedicato alla Thailandia. Poi si consulta la cartina e ci si avventura nel traffico furioso di Bangkok. In mezzo a un intrico di vie, qualcuna senza uscita, alle spalle della centralissima e super trafficata Sukhumvit, poco lontano da uno dei tanti giganteschi e avveniristici shopping mall della Città degli Angeli, proprio lì, incuneata in un angolo fra un condominio di svariati piani e un city resort, resiste, ancora, Turtle House. Ed è esattamente come la descrive Tiziano Terzani nelle pagine di Un indovino mi disse: «Un’oasi di vecchio Siam in mezzo all’orrore del cemento».

Qui il giornalista e scrittore fiorentino scomparso nel 2004, diventato un’icona e un’ispirazione per tutti gli amanti dell’Oriente, visse i suoi anni tailandesi, tra il 1990 e il 1995. Oggi quella casa, meta di un incessante pellegrinaggio di giovani turisti europei, soprattutto italiani e tedeschi (Terzani scriveva per “Der Spiegel”), potrebbe diventare finalmente un museo. La proposta arriva dalla Società Dante Alighieri, centro di cultura italiana a Bangkok, che si è mobilitata per cercare di salvarla dalla speculazione edilizia.

turtle house targa

Turtle House era infatti in vendita da circa tre anni e rischiava di essere comprata e abbattuta per far posto all’ennesimo gigante di cemento. Qualche mese fa, una petizione online promossa dalla blogger Teresa Pisanò (Asiamonamour) ha portato la vicenda all’attenzione della cronaca. Le formiche hanno spostato l’elefante, ha commentato qualcuno in rete: oltre 20mila firme raccolte su change.org e, infine, il decisivo interessamento della “Dante Alighieri” sono riusciti a bloccare la vendita. Ora i giochi si riaprono e ci sono buone probabilità che Tiziano Terzani abbia presto il suo museo, nel luogo che più di ogni altro è diventato l’emblema della sua lunga storia d’amore con l’Asia.

Sulle tracce di Tiziano Terzani

«Turtle House era splendida la notte. I grattacieli che ci crescevano attorno ci toglievano ogni giorno più sole, ma quando calava la sera e Kamsing, il giardiniere, accendeva le lampade nascoste fra gli alberi, le fiaccole attorno allo stagno e le lucine a olio ai piedi delle statue di Ganesh e di Buddha nel giardino, la casa tornava ad avere quella calda, quieta magia tropicale che ci aveva fatto venire in Thailandia».

turtle house cancello

Entrando dal cancello di bambù, dove fino a qualche settimana fa era affisso il cartello “Sale”, è proprio quella magia che si sta andando a cercare. Se le fiaccole attorno allo stagno non ci sono più, così come non c’è più traccia dei meravigliosi arredi, raccolti in ogni angolo d’Asia, che la famiglia Terzani si portava dietro ad ogni trasloco, rimane tuttavia, tenacemente aggrappato a quel cuneo di terreno strappato alla città, il fascino dirompente e insieme rasserenante della natura tropicale. È in fondo consolante constatare come, anche in una metropoli in forsennata crescita, dove negli ultimi trent’anni palazzi, grattacieli e centri commerciali si sono accatastati gli uni sugli altri come in un monopoli impazzito, basti un attimo di distrazione perché la giungla si insinui, incontenibile, fra le crepe del cemento. Forse Turtle House è sopravvissuta proprio grazie a quella “distrazione”.

Mentre sembra vittima di una felice distrazione del tempo Kamsing, il giardiniere e custode dall’età indefinibile, che, da qualche anno, si è abituato ad accogliere i visitatori in pellegrinaggio laico sulle tracce dello scrittore fiorentino. Con il suo sorriso e la tipica pazienza thai, Kamsing è diventato una perfetta guida nella memoria del luogo e sa esattamente cosa vuol vedere chi arriva fin lì. Sugli scaffali della sala principale, con il pavimento in legno che scricchiola sotto i piedi nudi, ha disposto alcuni libri e le foto di Terzani con la famiglia: in quella stanza affacciata sullo stagno, oggi vuota, un tempo si ricevevano gli ospiti, tanti, racconta Kamsing, nel suo incerto inglese.

turtle house giardino

Poi mostra, in un angolo del giardino, seminascosto da enormi foglie e liane, il tempietto che lo stesso Tiziano costruì quando si trasferì lì: una “casa degli spiriti” allestita per tenere buoni i pii, irascibili presenze infastidite dai bruschi cambiamenti, ma soprattutto (e ne hanno motivo, nel cuore frenetico di Bangkok) dallo scarso rispetto per l’armonia della natura.

Infine, accanto al piccolo gazebo sullo stagno, si scopre una piastrella in terracotta con inciso quel nome, poi diventato storia: “Turtle House”. Fu lo stesso Terzani a battezzarla così, in onore del vero genius loci della casa, un’enorme tartaruga carnivora, anche lei vittima del progresso. «Era vissuta, chi sa quanti anni, nel sistema di canali della città – racconta lo scrittore nel suo libro più famoso – poi, quando i canali erano stati cementati e l’acqua che prima scorreva davanti e sotto casa era diventata uno stagno morto, lei c’era rimasta intrappolata».

Luogo dell’anima

Costruita intorno al 1940, Turtle House è oggi una delle pochissime case in vero stile thai tradizionale sopravvissute alla cementificazione selvaggia di Bangkok. «Ma fino a trent’anni fa, a sentire i racconti di chi ci viveva, in quella stessa via le abitazioni erano tutte così», spiega Riccardo Mazzanti, giovane vice-presidente della Società Dante Alighieri. La famiglia che ne detiene la proprietà – di cui sono rimaste oggi due anziane sorelle – la comprò nel 1942. «Ci vissero per diversi anni, poi la affittarono», continua Mazzanti. Andò quindi ad abitarci lo studioso e scrittore americano Bill Warren, noto per essere il biografo di Jim Thompson, altro celebre espatriato, fondatore di un fortunato commercio di sete orientali, a cui è dedicata una ricchissima casa-museo nel centro della capitale tailandese.

turtle house terzani kamsing

Fu proprio Warren a “cedere” la casa ai Terzani, nel 1990. Tiziano e Angela stavano cercando una sistemazione per trasferirsi a Bangkok, ma non si rassegnavano a chiudersi in uno dei grattacieli da upper class che già allora stavano invadendo la città. Quella palafitta di legno teak, costruita su un fazzoletto di giungla, con il suo laghetto, un’antica barchetta thai tradizionale, alberi secolari e uccelli ovunque, così in contrasto con la modernità ingombrante che le cresceva intorno, apparve subito come la soluzione perfetta. «Non era per niente una casa lussuosa, non aveva alcune comodità – ha scritto di recente Angela Terzani, ricordando quel periodo -. Le termiti le avevano corroso il pavimento e bastava un passo falso per trovarsi con una gamba a penzoloni sullo stagno. Tiziano cominciò a popolarlo comprando pesci, tante anatre e oche al mercato di Chatuchak, e poi piccioni e uccellini che cantavano a varie voci nella grande vecchia voliera».

Con qualche miglioria e aggiustamento, arredata e riempita di animali, per cinque anni la casa visse così di un via vai incessante di ospiti internazionali. E quella vita, travasata nelle pagine più famose del suo illustre inquilino, la rese a tutti gli effetti un luogo letterario. Partito Terzani, un paio di ristoranti hanno cercato di sfruttarne l’aura e la fama internazionale. L’ultimo, il Lai Thai, ha chiuso i battenti nel 2014: c’erano pochi clienti perché negli stretti vicoli intorno è impossibile parcheggiare, spiega Kamsing.

turtle house gazebo

«Le proprietarie, anziane e stanche, a quel punto volevano vendere. C’erano alcuni potenziali clienti interessati al terreno, uno dei pochi ancora liberi ed edificabili nella zona – racconta Mazzanti – Per fortuna le abbiamo convinte a desistere. Hanno capito che la loro proprietà è unica, ha una storia e una tradizione da preservare, ci sono anche degli alberi secolari». La Società Dante Alighieri, che si occupa di promuovere la cultura italiana attraverso corsi di lingua, eventi e festival di cinema, vorrebbe fare di Turtle House la sua nuova sede, con un museo dedicato allo scrittore fiorentinoSiamo in contatto con la famiglia Terzani e stiamo cercando un accordo con la proprietà. Ci sono ottime possibilità», assicura Mazzanti.

A quel punto anche la tartaruga, spostata quando si pensava che la casa sarebbe stata abbattuta, potrebbe tornare nel suo stagno. A sorvegliare, chissà ancora per quanto, una vecchia casa di legno diventata – suo malgrado e per sua fortuna – ultimo baluardo di una tradizione morente, memoria tangibile della vita straordinaria di un uomo e luogo dell’anima per migliaia di lettori e viaggiatori.

Turtle House, la memoria e il cemento ultima modifica: 2017-07-10T08:00:26+00:00 da Giorgia Marino
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Giornalista pubblicista, si occupa di temi ambientali, cultura e innovazione. Scrive per La Stampa (in particolare per la sezione Tuttogreen) e collabora con il service giornalistico Spazi Inclusi. Ha lavorato per varie istituzioni culturali, tra cui Il Teatro Stabile di Torino e il Circolo dei Lettori. Ama viaggiare e negli ultimi anni ha trascorso lunghi periodi in Asia.

2 Commenti

  1. Ci sono stata nel 2013 2 volte nei mesi in cui ho vissuto a Bangkok. Magnifica, atmosfera unica.
    Il ristorante Lai Thai offriva un’ottima cucina. Una delle migliore che ho avuto modo di provare a Bangkok.
    Visita consigliata per i lettori di Terzani.

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