Green Plasma è la tecnologia pulita che trasforma le plastiche marine dovute alla pesca in un gas che può generare elettricità nei porti e nelle aree di raccolta
Nuova vita per le nocive ed inquinanti reti fantasma (ghost nets) utilizzate per la pesca e abbandonate colpevolmente in mare: una tecnologia pulita, denominata Green Plasma, riesce a trasformare fino a 100 kg di plastica marina non riciclabile al giorno in syngas, ovvero un gas combustibile ricco di idrogeno, che può essere proficuamente impiegato per produrre elettricità direttamente nei porti e nelle aree di raccolta.
Questo interessante sistema è stato sperimentato nell’ambito del progetto Pnrr Marine Ecosystem Restoration (MER) e presentato ufficialmente lo scorso 28 novembre ad Ancona, presso l’Università Politecnica delle Marche, in occasione della significativa “Giornata del Mediterraneo”, tesa a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle gravi problematiche che affliggono il Mare Nostrum e sull’urgenza di correre ai ripari con soluzioni il più possibile sostenibili.
La sperimentazione è stata realizzata da Fondazione Marevivo, Castalia, CoNISMa, in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche e la società IRIS.
“Il Green Plasma rappresenta un esempio concreto di come la ricerca e la sperimentazione possano dare un contributo alla gestione di un problema ambientale molto complesso. Conosciamo bene le conseguenze dell’inquinamento da plastiche in mare, l’importanza delle operazioni di pulizia dei fondali e la difficoltà di trovare soluzioni adeguate per i rifiuti raccolti. I risultati della sperimentazione hanno evidenziato l’efficacia della tecnologia Green Plasma nel valorizzare un rifiuto critico come le reti da pesca in un gas ricco di potere calorifico, abbattendo la massa del rifiuto di oltre il 90%. Oltre alla tecnologia, Green Plasma introduce anche un nuovo paradigma: non solo si trasforma un rifiuto in risorsa, ma si crea anche un modello virtuoso in cui la possibilità di osservare la produzione di energia direttamente nei luoghi di raccolta incentiva comportamenti responsabili, riduce la necessità di stoccaggio e trasporto e contribuisce a sensibilizzare cittadini, operatori e aziende sull’importanza di ridurre questo tipo di inquinamento”, il commento di Francesco Regoli, delegato alla Ricerca per l’Università Politecnica delle Marche.
La sperimentazione
Nel corso dell’intervento gli organizzatori hanno lodato questa sperimentazione, che permette di riutilizzare questi rifiuti marini direttamente sul posto, abbattendo quindi i costi di smaltimento ed evitando l’impatto ambientale dovuto al trasporto in discarica. Green Plasma rappresenta una soluzione efficace e sostenibile al grave problema delle reti fantasma, ovvero di materiali altamente degradati che non possono essere riciclati tramite le filiere tradizionali, ma se restano nei fondali marini costituiscono una pericolosa fonte di inquinamento ed una seria minaccia per la biodiversità.
Convertire questi rifiuti plastici non riciclabili in un gas energetico nei luoghi di raccolta “significa introdurre un metodo di trattamento più sostenibile dal punto di vista ambientale e più efficiente sul piano operativo. Il modello Green Plasma è replicabile soprattutto nelle aree portuali deputate al conferimento degli attrezzi da pesca dismessi e pienamente coerente con gli obiettivi del PNRR e con le esigenze di tutela del Mediterraneo”, chiariscono i ricercatori dell’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra), ovvero del soggetto attuatore del progetto Pnrr MER, che con le sue attività mira a monitorare e ripristinare gli ecosistemi marini italiani ed a garantire la sostenibilità delle attività economiche connesse al mare, quali il turismo e la produzione di energie rinnovabili.
Il professor Carlo Cerrano del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente (DISVA) dell’Università Politecnica delle Marche, in rappresentanza di CoNISMa, ha spiegato che la rimozione delle reti fantasma è un’operazione complessa ed estremamente delicata, che prevede un’accurata valutazione delle condizioni del fondale e delle comunità presenti. “La permanenza prolungata degli attrezzi in mare favorisce l’insediamento e il concrezionamento di organismi, con il rischio di danneggiare specie protette o di particolare pregio durante il recupero. Per questo i ricercatori del CoNISMa hanno seguito direttamente sul campo ogni fase del processo, garantendo il massimo livello di cautela e un costante controllo scientifico durante le operazioni di recupero. Ad Ancona, alcune gorgonie sono state rimosse durante la rimozione delle reti e sono ora mantenute in acquari nell’attesa di essere ricollocate”, il commento di Cerrano.
Se da una parte questa tecnologia green si presenta come un valido alleato per la soluzione sostenibile del problema dello smaltimento delle reti fantasma, dall’altra non bisogna dimenticare – come ha ben evidenziato nel corso della presentazione Raffaella Giugni, segretaria generale di Marevivo – che esistono altre criticità da risolvere e quindi risulta urgente e necessario trovare alternative alla plastica nelle attrezzature da pesca, continuare a sensibilizzare i pescatori sull’importanza di non disperdere i materiali da lavoro in mare, e non da ultimo promuovere i sistemi di tracciamento delle reti tramite gli strumenti di geolocalizzazione.
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Progetto MER-Ghost Nets
I cambiamenti climatici, l’inquinamento e lo sfruttamento intensivo stanno compromettendo il delicato equilibrio del mar Mediterraneo, un ecosistema unico al mondo ed un vero e proprio patrimonio di biodiversità, da sempre particolarmente rilevante per l’economia e la cultura del nostro Paese.
Il progetto MER, finanziato con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) – 400 milioni di euro per il periodo 2022-2026 – e gestito in modo coordinato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (MASE) e dall’Ispra, prevede 37 interventi per il ripristino e la tutela dei fondali e degli habitat marini e dei sistemi di osservazione delle coste (obiettivo PNRR M2C4-26).
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Questo importante progetto s’inserisce nel contesto del Decennio delle Nazioni Unite (2021-2030) sul ripristino degli ecosistemi e risponde alle finalità della Strategia europea per la Biodiversità, che mira al raggiungimento del 30% di aree protette nei mari europei entro il 2030, delle quali almeno il 10% sottoposte a protezione rigorosa. “Le azioni parte del progetto sono pensate per aumentare la resilienza degli ecosistemi marini, mitigare gli impatti delle attività umane e migliorare la capacità di risposta ai cambiamenti climatici. Gli interventi si concentrano sulle aree costiere e marine di particolare interesse ambientale, con un focus su habitat a rischio e zone di elevata biodiversità”, chiariscono gli organizzatori del MER.
Nell’ambito degli interventi di ripristino passivo è compreso il recupero delle reti fantasma (A12) in ben 20 siti individuati lungo le coste di nove Regioni (Sicilia, Campania, Lazio, Puglia, Marche, Emilia-Romagna, Toscana, Liguria, Veneto). L’individuazione delle sedi di intervento è stata frutto sia delle attività di monitoraggio istituzionale, sia delle segnalazioni da parte di pescatori, subacquei e ricercatori.
Tutte le operazioni di rimozione delle attrezzature da pesca dai fondali marini sono state condotte in completa sicurezza e con estrema cautela da sommozzatori specializzati, che hanno sempre cercato di minimizzare l’impatto sugli organismi marini rimasti intrappolati nelle reti. Una volta rimosse le ghost nets sono destinate allo smaltimento o, come nel caso di cui ci stiamo occupando, riutilizzate in un’ottica di economia circolare, secondo protocolli ambientali certificati.
Spiega Stefano Chianese, Project Manager RTI Ghost Nets, “il progetto Ghost Nets ci ha permesso di recuperare quasi 11.000 kg di attrezzi da pesca abbandonati, evitando che continuassero a danneggiare il mare. Abbiamo scelto una gestione centralizzata dei rifiuti presso l’impianto Labromare di Livorno, socio consorziato di Castalia, garantendo un trattamento omogeneo e tracciabile. L’ottimizzazione logistica ha ridotto del 54% i chilometri di trasporto, minimizzando costi e impatto ambientale. Le reti sono state avviate a recupero secondo principi di economia circolare, valorizzando plastiche e metalli. È un risultato concreto che dimostra come cooperazione e innovazione possano davvero proteggere gli ecosistemi marini”.
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Più in generale, nei primi due anni di progetto MER-Ghost Nets sono stati ripristinati e mappati rispettivamente 25 e 157 ettari di fondale, rimossi oltre 400 attrezzi da pesca abbandonati e liberati habitat vulnerabili popolati da coralli, gorgonie, ricci, crostacei ed altre numerose specie protette. Le attività proseguiranno anche nel 2026 con il consolidamento degli interventi di recupero ed ulteriori applicazioni della tecnologia Green Plasma in contesti operativi reali. Il proficuo lavoro per trasformare rifiuti plastici marini in energia procede senza sosta.
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