Il sostegno finanziario pubblico alle energie rinnovabili e all’elettrificazione pulita è una delle politiche di sicurezza energetica strutturalmente più efficaci, l’analisi dell’IISD
Grazie al sostegno finanziario pubblico alle energie pulite, quattro dei maggiori Paesi importatori di petrolio e gas (ovvero Germania, Turchia, Cina e India) stanno garantendosi maggiore sicurezza energetica, minori costi per le importazioni, la stabilizzazione dei prezzi e la tutela dei consumatori, rafforzando la loro competitività. A rivelarlo è la nuova indagine dell’Istituto internazionale per lo sviluppo sostenibile (IISD), che conferma come tali interventi statali rappresentino una delle politiche più efficaci per la sicurezza energetica, consentendo di migliorare l’approvvigionamento energetico interno, rafforzare la resilienza agli shock dei prezzi e abbassare i costi per l’energia, con conseguenti vantaggi per i consumatori.
“Questi studi nazionali mostrano come le energie pulite possano affrontare diverse sfide in materia di sicurezza energetica. Germania e Turchia, importanti importatori di gas, hanno ridotto la loro esposizione agli shock dei prezzi del gas espandendo la produzione di energia solare ed eolica, ottenendo notevoli risparmi durante le crisi energetiche del 2022 e del 2026. La Cina si trova ad affrontare una crescente domanda di elettricità e una forte dipendenza dal carbone, soddisfacendo gran parte di tale domanda con fonti rinnovabili a basso costo. L’India sta riducendo la sua dipendenza dal petrolio importato attraverso il sostegno ai veicoli elettrici (EV)”, commenta l’IISD.
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I vantaggi del sostegno pubblico alle energie pulite
Perché dunque continuare a spendere molto per importare i nocivi combustibili fossili volatili – tra le principali cause della crisi climatica – quando il semplice sostegno pubblico alle energie rinnovabili può garantire notevoli vantaggi in termini di sicurezza energetica e contenimento dei costi, contribuendo anche alla lotta alla crisi climatica? Questi quattro Paesi – che insieme rappresentano rispettivamente circa il 40% ed il 27% delle importazioni globali di petrolio e gas – sono riusciti ad affrontare meglio le recenti crisi energetiche dovute anche ai conflitti geopolitici in corso, poiché sono stati bravi ad abbinare misure di sollievo a breve termine a una soluzione di più lungo periodo, ovvero la produzione a livello nazionale di energia pulita e l’elettrificazione. “Il fatto che questi benefici si mantengano in economie così diverse per ricchezza, dimensioni e vulnerabilità energetica suggerisce che non si tratti di eccezioni, bensì della norma, una soluzione disponibile per gli importatori disposti a sostenere le energie rinnovabili”, ribatte l’IISD.
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I risparmi emergono dal confronto tra il sostegno alle energie pulite – finanziato tramite i bilanci pubblici, le bollette elettriche e le imposte sui consumatori – e i costi evitati correlati all’utilizzo dei combustibili fossili. ”I benefici si ripercuotono sull’economia attraverso minori costi delle importazioni, minori spese per l’elettricità o i trasporti e una minore pressione sui governi per fornire sussidi energetici di emergenza”, spiega l’IISD.
I vantaggi ottenuti si rivelano particolarmente evidenti nei momenti di di massima crescita dei prezzi dei combustibili fossili, “il sostegno alle energie rinnovabili in Germania e Turchia ha generato un risparmio netto complessivo stimato di 38 miliardi di dollari, derivante dalla mancata importazione di gas, durante la crisi energetica del 2022. Con un nuovo aumento dei prezzi del gas nel 2026, si prevede che le stesse politiche genereranno un risparmio netto complessivo di circa 39 miliardi di dollari quest’anno”, commenta l’IISD.
Sostenere le energie rinnovabili e l’elettrificazione significa migliorare due fattori cruciali della sicurezza energetica: la disponibilità e l’accessibilità economica. Se infatti i sussidi generalizzati ai combustibili fossili e il sostegno alla loro produzione accentua la dipendenza da queste fonti inquinanti (dopo la crisi energetica del 2022 i governi hanno destinato ben 1.700 miliardi di dollari per i combustibili fossili non migliorando però l’esposizione di fondo, è bastato infatti un nuovo conflitto per determinare un ulteriore impennata dei loro prezzi), puntare invece sulle energie pulite e sull’elettrificazione significa accentuare la sovranità energetica e diversificare il mix delle fonti, “conferendo ai paesi un maggiore controllo sulle tecnologie, le infrastrutture e le risorse che sono alla base dei loro sistemi energetici”.
I Paesi analizzati
In Germania, i sistemi di sostegno previsti dalla legge sulle energie rinnovabili (EEG) – ovvero le tariffe incentivanti e i premi per l’immissione di energia rinnovabile – hanno ridotto l’esposizione del Paese teutonico agli shock dei prezzi del gas, garantendo agli investitori entrate stabili e contribuendo allo sviluppo di capacità di produzione di energia rinnovabile nel mix energetico, a detrimento del gas. Le analisi dell’IISD hanno dimostrato che tale politica sulle rinnovabili ha consentito di risparmiare 21 miliardi di dollari sulle importazioni di gas nel periodo 2020-2026, generando un risparmio netto di 25 miliardi di dollari nel 2022, che molto probabilmente salirà a 28 miliardi di dollari nell’anno in corso.
Se spostiamo l’attenzione alla Turchia possiamo vedere che il sostegno alla produzione nazionale di energia rinnovabile sta consentendo di sostituire gradualmente quella ben più costosa di gas, riducendo anche le importazioni di questa fonte fossile con un risparmio netto previsto di 11 miliardi di dollari nel 2026.
Il sistema energetico turco è stato rivoluzionato grazie al programma YEKDEM lanciato nel 2011. Si tratta di un sistema di sostegno alle risorse energetiche rinnovabili basato su tariffe incentivanti, che offre garanzie decennali di acquisto di energia elettrica ai produttori di energia rinnovabile a prezzi predeterminati. Grazie in primis al contributo di YEKDEM l’energia solare ed eolica è cresciuta dall’1% del mix energetico nel 2010 al 22% nel 2025. Un risultato straordinario che rappresenta solo un inizio, entro il 2035 la Turchia punta a raggiungere un totale di 120 GW di capacità solare ed eolica.
In Asia l’indagine ha analizzato le tendenze di Cina e India. Nel primo Paese la crescente domanda di elettricità è resa più economica dall’espansione dell’energia solare ed eolica al posto del carbone, con un risparmio previsto di 1.900 miliardi di dollari entro il 2050. Decenni di politiche di sostegno alle rinnovabili hanno rafforzato la sovranità energetica della Cina: un netto impulso si è avuto nei primi anni Duemila con gli investimenti governativi nella produzione di pannelli solari fotovoltaici, che hanno reso il Paese del Dragone il più grande mercato solare al mondo. Fortissimo è stato anche lo sviluppo dell’eolico, dal 2020 al 2024 la Cina ha investito una media di 27 miliardi di dollari nelle rinnovabili. La quota di solare ed eolico nel mix energetico è così salita dall’1% nel 2010 al 22% nel 2025, mentre quella del carbone è diminuita dal 77% al 54%.
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In India il sostegno ai veicoli elettrici sta riducendo la dipendenza dalle importazioni di petrolio, con un risparmio previsto di 7,8 miliardi di dollari per i consumatori e una spesa evitata di 2,5 miliardi di dollari per le importazioni del nocivo combustibile fossile entro il 2035.
Dal 2014, i sussidi ai combustibili fossili nel Paese asiatico sono diminuiti del 61%, mentre quelli per le energie pulite sono aumentati di oltre il 590%. La quota di energia solare ed eolica nel mix energetico è così passata da circa il 2% nel 2010 al 15% nel 2025. Nell’ambito della transizione energetica molto forte è il sostegno del governo centrale alla mobilità elettrica, che ha raggiunto i due miliardi di dollari nell’anno fiscale 2025-2026, grazie all’aliquota agevolata GST (Goods and Services Tax) del 5% valida per tutti i veicoli elettrici, oltre agli incentivi alla domanda e alla produzione.
Le misure per la sicurezza energetica
“Nel loro insieme, questi risultati dimostrano perché l’energia pulita rappresenta una politica di sicurezza energetica. Ogni shock dei prezzi dei combustibili fossili colpisce due volte i paesi importatori: in primo luogo attraverso l’aumento delle bollette di importazione e poi tramite il costo della protezione di famiglie e imprese da tali prezzi più elevati. La soluzione non è smettere di proteggere le persone, ma investire in soluzioni che riducano l’esposizione alla volatilità dei mercati dei combustibili fossili. In quattro economie molto diverse, osserviamo lo stesso risultato: il sostegno pubblico alle energie rinnovabili e all’elettrificazione può costruire una sicurezza energetica duratura”, ha commentato Tara Laan, la principale autrice dell’analisi presso l’IISD.
Nel documento si afferma che l’obiettivo è spendere in modo intelligente e non sempre di più. Quattro dovrebbero essere le principali priorità dei decisori politici: 1) intervenire con supporto mirato sui punti critici e sui rischi che ostacolano lo sviluppo delle energie pulite (in primis reti e sistemi di accumulo inadeguati, flessibilità limitata della domanda, pianificazione debole del sistema, procedure di autorizzazione lente, costi di finanziamento elevati e catene di approvvigionamento concentrate; 2) utilizzare un sostegno competitivo, prevedibile e a tempo determinato, basato sul mercato, per incrementare l’energia pulita e l’elettrificazione (ad esempio passando dalle sovvenzioni iniziali, dal sostegno alla produzione e dalle tariffe incentivanti a strumenti più economici legati al mercato, quali aste competitive e premi incentivanti, vincolati da contratti di acquisto di energia a lungo termine – PPA); 3) spostare il sostegno pubblico dai combustibili fossili alle persone e alle energie pulite (nel 2024 quello globale in favore dei combustibili fossili ha superato i 1.200 miliardi di dollari, rispetto ai 254 destinati alle rinnovabili); 4) integrare la transizione nei piani nazionali (individuando traguardi per l’espansione delle energie rinnovabili, delle reti, dello stoccaggio, dell’efficienza energetica e dell’elettrificazione, con responsabilità e tempistiche chiare che guidino la spesa pubblica, gli investimenti privati e l’attuazione).
I quattro casi analizzati nell’indagine IISD puntano tutti nella stessa direzione, quella del sostegno pubblico alle energie pulite, che oltre a contribuire alla mitigazione della crisi climatica garantisce decenni di energia interna a prezzi stabili, attutendo gli shock dei prezzi dei combustibili fossili e le interruzioni di approvvigionamento.
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All’insicurezza energetica non si può più rispondere consolidando una tendenza basata sull’aumento di produzione e consumo di combustibili fossili. L’augurio dell’IISD è che tali esempi vengano ben considerati nella prossima COP31, che si terrà proprio in Turchia (ad Antalya) dal 9 al 20 novembre 2026.
[Credits foto: andreas160578 su Pixabay]
