16 Agosto 2026

Legame invisibile è tra i corti premiati al Clorofilla Film Festival

Legame invisibile

Legame invisibile, incentrato sulla pet therapy negli ospedali, si è aggiudicato il premio del pubblico per il miglior corto al Clorofilla Film Festival

Il Clorofilla Film Festival, di cui èHabitat è media partner, anche quest’anno è stato uno degli eventi principali di Festambiente, il Festival nazionale di ecologia e pace di Legambiente che si è tenuto dal 5 al 9 agosto nel Parco della Maremma (localià Enaoli, Rispescia – Grosseto). Oltre alla proiezione di vari documentari in concorso e non, ai reading, agli spettacoli teatrali e ai piccoli concerti, sabato 8 agosto si è tenuta la premiazione dei cortometraggi vincitori, inclusa la sezione Montanaria, la rassegna organizzata da Clorofilla in collaborazione con il CAI Grosseto.

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Il premio della giuria, composta da Francesco Ciarapica, Marino Midena, Federico Raponi, Federico Santini, Alice Coiro, Alessia Piccinetti, Donatella Bigozzi e Massimiliano Marcucci, è andato a Non sono emergenza di Arianna Massimi. Il pubblico ha invece premiato Legame invisibile di Nicola Bozzo,  rappresentato per l’occasione da Martina Gallini, ideatrice del progetto.

I premi della sezione Montanaria

Per la sezione Montanaria, la giuria del CAI (formata da Marco Carollo, Alessandro Biagi, Beatrice Bartoletti, David Fucile, Manuela Berti e Fabio Ricci) ha decretato la vittoria di due documentari: Ho cambiato passo di Ramona Mismetti, Andrea Cristini, Elena Maggioni e In cammino per l’acqua di Marco Pavan.  Per “Ho cambiato passo” il premio è stato ritirato da Ramona Mismetti e Elena Maggioni, mentre per “In cammino per l’acqua” era presente Mirco Corato dell’associazione eQuiStiamo, che ha collaborato al documentario.

Il premio ex aequo si deve al fatto che i due film sono accomunati dalla capacità di raccontare il cammino come esperienza di incontro, crescita e condivisione. Stando alle motivazioni del CAI, “Ho cambiato passo” è stato premiato “per aver mostrato la montagna come luogo di possibilità e non di limite, raccontando con autenticità un percorso di fatica, solidarietà e determinazione. Un’opera che invita a ripensare il significato dell’inclusione e dimostra come la montagna possa essere uno spazio aperto a tutti.

Il riconoscimento a “In cammino per l’acqua”  è stato invece così motivato, “per aver intrecciato il camminare con l’impegno civile, raccontando il rapporto tra uomo e ambiente e facendo riflettere sull’importanza di preservare i corsi d’acqua nel loro equilibrio naturale. Un documentario capace di coniugare bellezza del paesaggio, conoscenza e responsabilità, ricordando come la tutela della natura sia un percorso da condividere”.

Non sono emergenza

Di taglio prettamente sociale, il corto premiato dalla giuria al Clorofilla Film Festival 2026, ovvero “Non sono emergenza”, è stato realizzato dal fotografo di fama internazionale Riccardo Venturi e dalla documentarista Arianna Massimi. Gli autori per circa due anni hanno percorso l’Italia da nord a sud incontrando varie comunità educanti, per dar vita a un interessante ed emozionate fotoreportage e documentario che indaga il tema del disagio adolescenziale, promuovendo al contempo il protagonismo delle giovani generazioni.

“Attraverso queste testimonianze, il documentario vuole abbattere il muro di assordante silenzio e lo stigma che circonda i disturbi mentali e sociali, sollecitando la società a non considerare queste problematiche come emergenze isolate, ma come realtà quotidiane che richiedono comprensione e azione. E ascolto”, il commento degli autori. Il corto ha dato spazio alle testimonianze di ragazzi tra i 17 e i 25 anni, afflitti da varie problematiche quali: ansia e depressione, isolamento volontario (hikikomori), eco-ansia e disturbi alimentari (anoressia, bulimia e disturbi da alimentazione incontrollata). Non solo, tramite la viva voce dei ragazzi, “Non sono emergenza” affronta anche altri delicati aspetti come la sessualità e l’identità di genere, il bullismo, i cosiddetti fenomeni di baby gang e il razzismo verso le seconde generazioni.

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Questo lavoro nasce da una campagna omonima promossa dall’impresa sociale Con i bambini, un’organizzazione senza scopo di lucro nata nel giugno 2016 e interamente partecipata dalla Fondazione con il Sud, che attraverso bandi e iniziative ha avviato e rafforzato oltre 800 cantieri educativi in tutta Italia. Una realtà che ha coinvolto 650mila bambini e ragazzi insieme alle loro famiglie, mettendo in rete circa 10mila organizzazioni, tra terzo settore, scuole, enti pubblici e privati, al fine di rafforzare le “comunità educanti” dei territori.

“La campagna ‘Non Sono Emergenza’ affronta il disagio degli adolescenti proponendo una narrazione ‘altra’, partendo dai dati, dalle buone pratiche e dall’ascolto diretto dei giovani, per far emergere le dimensioni del fenomeno ma anche promuovere il protagonismo delle nuove generazioni. I giovani non trovano ascolto. La risposta che viene dal mondo degli adulti sembra ripetere vecchi schemi, con letture parziali e superficiali del mondo giovanile, che tendono a evidenziare soprattutto l’aspetto deviante e ad oscurare l’aspetto propositivo delle nuove generazioni”, spiegano gli ideatori della campagna.

Legame invisibile

Il premio del pubblico è andato invece aLegame invisibile, il corto di Nicola Bozzo dedicato al mondo della pet therapy all’interno di ospedali e strutture assistenziali. “Seguendo il lavoro di alcune operatrici e di un veterinario, il film mostra come gli animali entrino in contesti delicati, diventando parte di un percorso di cura fatto di presenza, contatto e relazione. Attraverso incontri semplici ma profondi, la pet therapy si rivela uno strumento capace di ridurre l’isolamento, stimolare le emozioni e migliorare il benessere delle persone più fragili. Tra quotidianità e pratica clinica, il documentario esplora una forma di cura che passa attraverso il legame, restituendo valore a ciò che spesso non si può misurare”, si legge nella scheda del film.

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Parevano una follia, oggi invece gli interventi assistiti con gli animali sono una realtà imprescindibile, come spiega nel corto il veterinario Massimo Scarzi, che fa presente come animali (cane, gatto, asino, cavallo) e conducenti abbiano personalità e carisma specifici e la vera magia si raggiunga nel trovare la loro giusta combinazione.

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Il cane è ancora l’animale più impiegato negli interventi assistiti con animali, che hanno la straordinaria capacità di sollecitare interesse, empatia e collaborazione tra i pazienti che affrontano un delicato momento della loro vita. Non si tratta quindi solo di un semplice nuovo rapporto che si instaura tra animale e malato, con tutti i vantaggi del caso, ma di un nuovo clima che si respira all’interno di ospedali e strutture grazie al legame tra pazienti, conduttori e animali, all’insegna del sorriso e della positività.

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Il corto aiuta a capire il mondo della pet therapy in tutte le sue sfaccettature e lascia spazio alle parole ed emozioni dei conduttori, accompagnate da una colonna sonora coinvolgente e dalla delicatezza di sguardi, carezze, movimenti, perché come dice una delle intervistate, in quest’attività si impara ad apprezzare il valore delle piccole cose. Grazie agli animali, pure i bambini in difficoltà imparano ad avere empatia tra di loro e a prendersi cura di qualcuno, con chiari benefici per le relazioni tra coetanei e più in generale con la società. La pet therapy non è individualismo.

Nell’immaginario comune gli interventi assistiti con gli animali sono associati prevalentemente ai cani, i più impiegati, ma è pur vero che esistono altri amici dell’uomo straordinari, come gli asini ad esempio, che con la loro lentezza, pacatezza, pazienza ed empatia riescono a dare benessere e gioia a bambini affetti da autismo o sindrome di down. Animale nuovo nella pet therapy è pure il gatto, impiegato principalmente nell’ambito oncologico dove riesce ad esprimere al massimo la sua sensibilità, con la morbidezza del pelo e le fusa che regalano calma, pace e distrazione dal dolore a pazienti a cui spesso non resta purtroppo molto da vivere. Un vero e proprio supporto morale a problematiche non solo fisiche ma anche psicologiche, emotive ed affettive, grazie a una sensibilità animale che si fatica davvero a spiegare o a capire da dove provenga, come affermano i protagonisti di questi interventi in ospedali e strutture.

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La compagnia si associa al gioco, “l’animale non giudica, questo è un pregio enorme durante la relazione che noi abbiamo nei set terapeutici. La persona quindi è portata a fidarsi dell’animale”, commenta Scarzi. Gli animali all’interno di questi contesti interagiscono per il bene dei pazienti e per il loro stesso piacere, ottenendo carezze, biscotti premio e la possibilità di giocare. L’emozione più forte che emerge nel corto è quella provata dagli stessi operatori, quasi commossi per la naturalezza che i pazienti esprimono nel loro dolore, per la gioia e i sorrisi che si sprigionano nelle strutture, per la straordinaria e quasi inspiegabile empatia generata da questi interventi che riportano vitalità e positività in contesti complicati se non drammatici.

In chiave futura, gli operatori e i professionisti coinvolti nella pet therapy si augurano che questa pratica si diffonda il più possibile nelle aziende sanitarie di tutte le regioni italiane. “Il futuro, spero roseo, anzi ne sono certo roseo, sarà quello di maggiore interazione tra il mondo della medicina veterinaria e quello della medicina umana, affinché effettivamente tutta la struttura sanitaria umana interagisca intimamente con il discorso animale”, spiega Scarzi.

Semplice, diretto ed emozionante, questo corto è riuscito a entrare nel cuore del pubblico del Clorofilla, grazie a quel magico legame invisibile tra animale e paziente della pet therapy. Un rapporto che immagino traduca anche l’amore degli spettatori per i nostri affettuosi amici a quattro zampe, nonché la compassione per il dolore e le fragilità delle persone ritratte, che in quasi tutti noi richiamano alla memoria esperienze provate con i nostri cari.

[Credits foto: Clorofilla Film Festival]

Marco Grilli

Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

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