Le Mauritius entrano nella storia del diritto ambientale: l’ecocidio è reato penale. Ecco come la nazione insulare e altri Stati nel mondo stanno blindando la natura
Mentre la comunità internazionale e la Corte Penale Internazionale (CPI) di L’Aia discutono ancora su come inserire formalmente l’ecocidio tra i crimini contro l’umanità — al pari del genocidio o dei crimini di guerra —, c’è chi ha deciso di non aspettare i tempi della diplomazia globale. La Repubblica delle Mauritius ha compiuto una storica svolta giuridica, approvando un emendamento che inserisce ufficialmente il reato di ecocidio all’interno della propria legislazione nazionale.
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L’Assemblea Nazionale di Mauritius ha approvato l’emendamento il 14 aprile 2026, e la legge è entrata ufficialmente in vigore pochi giorni dopo, il 18 aprile 2026.
Con questa decisione, lo Stato insulare dell’Oceano Indiano si posiziona all’avanguardia del diritto ambientale internazionale, rafforzando un fronte globale ancora ristretto ma in rapidissima espansione.
Il Parlamento delle Mauritius ha inserito il reato di ecocidio emendando l’Environment Act 2024 all’interno di un pacchetto di leggi nate inizialmente per il contrasto al riciclaggio di denaro e crimini finanziari (Anti-Money Laundering Act 2026). Ciò dimostra come ormai i reati ambientali vengano equiparati ai grandi crimini finanziari e societari internazionali.
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Cosa significa punire l’ecocidio e perché le Mauritius hanno detto basta
Il termine “ecocidio” definisce quegli atti illeciti o arbitrari commessi con la consapevolezza che esista una reale probabilità di causare danni gravi, diffusi o a lungo termine all’ambiente.
Nel codice penale delle Mauritius, la nuova legge punta a colpire la responsabilità penale dei dirigenti e prevede pene detentive severe per i manager, gli amministratori delegati e i funzionari pubblici responsabili delle decisioni che portano a disastri ecologici.
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La scelta del governo di Port Louis affonda le radici in una ferita aperta: il drammatico naufragio, avvenuto nel luglio del 2020, della nave cargo giapponese MV Wakashio, che si incagliò sulla barriera corallina sversando in mare oltre mille tonnellate di carburante. Quel disastro devastò le lagune protette e le foreste di mangrovie. La difficoltà legale nel punire adeguatamente i responsabili ha spinto il Paese a dotarsi di questo strumento giuridico straordinario.
Uno sguardo al mondo: dove l’ecocidio è già legge
Il caso delle Mauritius non è isolato. La criminalizzazione dei grandi disastri ambientali sta trovando spazio nei codici penali di diversi Paesi, spinti dalla necessità di una maggiore tutela legale per la biodiversità:
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Belgio e Francia: in Europa, il Belgio è stato il pioniere introducendo l’ecocidio nel suo nuovo codice penale per i danni più gravi su scala nazionale. La Francia lo ha preceduto parzialmente introducendo il reato di ecocidio all’interno della legge Climat et Résilience.
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Cile: lo Stato sudamericano ha approvato una storica legge sui crimini ambientali che punisce con il carcere e sanzioni durissime chiunque causi, per dolo o grave negligenza, una contaminazione o un danno sistematico agli ecosistemi.
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I Paesi dell’est e il Vietnam: nazioni come Ucraina, Georgia, Armenia e Bielorussia prevedono il reato di ecocidio nei propri codici post-sovietici. Il Vietnam lo ha introdotto decenni fa, segnato dalla devastazione ecologica dell’Agente Arancio durante la guerra con gli Stati Uniti.
La svolta dell’Unione Europea e la situazione in Italia
Questo mosaico di leggi nazionali sta per trasformarsi in uno standard continentale. L’Unione Europea ha infatti approvato la nuova Direttiva sui Crimini Ambientali.
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Questa norma impone a tutti i 27 Stati membri (Italia inclusa) di allineare i propri codici penali nazionali introducendo un reato “qualificato” che ricalca la definizione internazionale di ecocidio. Chi provocherà danni ambientali catastrofici, diffusi e irreversibili rischierà il carcere e sanzioni proporzionate al fatturato aziendale.
L’Unione Europea ha adottato ufficialmente la nuova Direttiva sui Crimini Ambientali (Direttiva UE 2024/1203) l’11 aprile 2024. Il testo è poi entrato formalmente in vigore il 20 maggio 2024, fissando per tutti gli Stati membri la scadenza tassativa del 21 maggio 2026 per il recepimento all’interno delle singole legislazioni nazionali.
In Italia, il recepimento è avvenuto puntualmente attraverso il Decreto Legislativo 21 aprile 2026, n. 81, entrato in vigore il 2 giugno 2026, che ha integrato i nuovi reati direttamente all’interno del Codice Penale.
Tuttavia nel nostro Paese la trasposizione della Direttiva UE 2024/1203 sui crimini ambientali non ha introdotto esplicitamente la parola “ecocidio” nel codice penale. Ha introdotto i cosiddetti “reati qualificati” disastri ambientali di eccezionale gravità con sanzioni severissime e responsabilità d’impresa. Pertanto, pur rafforzando la tutela penale dell’ambiente e introducendo nuove fattispecie aggravate, il legislatore italiano non ha inserito nel codice penale un autonomo reato denominato ‘ecocidio’.
La voce dei piccoli Stati insulari nella giustizia climatica
L’iniziativa delle Mauritius lancia un messaggio potente. I piccoli Stati insulari in via di sviluppo (SIDS) sono storicamente i meno responsabili delle emissioni e dell’inquinamento globale, ma sono i primi a pagare il prezzo più alto a causa dell’innalzamento del livello dei mari e dell’acidificazione degli oceani.
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Nel contesto della giustizia climatica, la criminalizzazione dell’ecocidio rappresenta un’arma di difesa geopolitica.
L’obiettivo dei sostenitori dell’ecocidio è rafforzare gli strumenti giuridici disponibili per perseguire i responsabili dei più gravi danni ambientali
[Foto di Zak H © Pexels]
