La Corte di Cassazione conferma in via definitiva l’illegittimità del decreto di abbattimento dell’orsa F36 in Trentino. Una sentenza storica per la tutela della fauna.
La vicenda giudiziaria legata all’orsa F36 si chiude con una sentenza storica per la giustizia ambientale e la tutela della biodiversità in Italia. La Corte di Cassazione ha infatti confermato in via definitiva l’annullamento del decreto con cui il Presidente della Provincia Autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, aveva ordinato l’abbattimento dell’animale.
Il ricorso presentato dalla PAT (Provincia Autonoma di Trento) contro le precedenti decisioni del Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa (TRGA) di Trento e del Consiglio di Stato è stato dichiarato inammissibile. Una vittoria legale netta per le associazioni ambientaliste, in prima linea il WWF Italia, che avevano promosso il contenzioso per fermare l’esecuzione dell’ordinanza.
Il principio di proporzionalità: l’abbattimento è solo l’estrema ratio
La decisione della Suprema Corte non è solo un atto formale, ma sancisce un principio giuridico di fondamentale importanza per il futuro della gestione della fauna selvatica sulle Alpi. La Cassazione ha ribadito che i provvedimenti drastici, come l’abbattimento di un animale protetto dalle normative europee e nazionali, non possono essere adottati sulla scia dell’emotività o come prima opzione politica.
La rimozione o l’uccisione di un grande carnivoro deve sottostare a regole rigidissime:
-
Verifica delle alternative: è obbligatorio dimostrare scientificamente l’inefficacia o l’impossibilità di applicare misure preventive o di dissuasione non letali (come ad esempio radiocollaraggio, recinzioni elettrificate, monitoraggio intensivo).
-
Valutazione scientifica: ogni decisione deve basarsi su pareri tecnici stringenti e oggettivi, analizzando la reale e imminente pericolosità dell’esemplare rispetto ai criteri del piano PACOBACE.
Nel caso specifico dell’orsa F36, i decreti di abbattimento erano stati ritenuti sproporzionati dai giudici amministrativi già in prima battuta, in quanto l’episodio di falso attacco (fatto per difendere i propri cuccioli) non giustificava la condanna a morte dell’animale.
Il commento del WWF: “Un freno alle politiche di pancia“
Grande soddisfazione è stata espressa dal WWF Italia e dai legali che hanno curato il ricorso. In una nota ufficiale, l’associazione del Panda ha sottolineato come questa sentenza metta finalmente un punto fermo istituzionale alla gestione giudicata “punitiva e ideologica” dei grandi carnivori in Trentino.
Pericolosamente vicini, la difficile convivenza fra orsi e umani in Trentino
Secondo gli ambientalisti, la Cassazione ha ricordato alla politica che la fauna selvatica è un bene inalienabile dello Stato tutelato dall’Articolo 9 della Costituzione Italiana. La coesistenza tra attività umane e grandi predatori deve essere costruita attraverso la prevenzione, l’informazione alla cittadinanza e la gestione scientifica, e non tramite interventi d’urgenza sistematici volti all’eliminazione fisica degli esemplari.
Un verdetto che arriva troppo tardi per F36
Se da un lato la sentenza rappresenta una pietra miliare dal punto di vista legale e concettuale per tutti gli altri orsi e lupi d’Italia, dall’altro lascia l’amaro in bocca per il destino della diretta interessata.
L’orsa F36, infatti, è stata trovata morta in Val di Daone a settembre 2023, poco dopo la sospensione del decreto di abbattimento da parte del TAR, a causa di un presunto atto di bracconaggio (avvelenamento o uccisione illegale su cui la Procura ha indagato). La pronuncia della Cassazione, seppur postuma per l’esemplare, blinda legalmente la tutela dei plantigradi rimasti sul territorio, impedendo future scorciatoie burocratiche per le ordinanze di rimozione letale.
[Foto di copertina Andreas Ebner Pexels]
