Nucleare in Italia, il network di scienziati Energia per l’Italia esprime contrarietà al disegno di legge del governo e critica il nucleare sostenibile
Nonostante i chiari esiti di due referendum (1987 e 2011) e le scorie radioattive ancora da smaltire presenti sul nostro territorio, in Italia si torna a parlare insistentemente di un ritorno al nucleare, anche alla luce del recente disegno di legge che è stato approvato lo scorso 2 ottobre e conferisce una delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile.
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Questo provvedimento è stato proposto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) e s’inserisce nel quadro delle politiche europee di decarbonizzazione al 2050 e degli obiettivi di sicurezza energetica. “Il testo, alla lettera f, ha per oggetto la disciplina della sperimentazione, della localizzazione, della costruzione e dell’esercizio di nuovi impianti di produzione di energia da fonte nucleare ‘sostenibile’ sul territorio nazionale. Con questa locuzione, che evita accuratamente il termine reattori nucleari e ne addolcisce l’impatto con l’aggettivo sostenibile, si vuole cancellare il volere del popolo italiano reiterato da due referendum, nel 1987 e successivamente nel 2011, che hanno escluso l’uso delle tecnologie nucleari a fini energetici”, commenta il network di oltre 100 scienziati indipendenti Energia per l’Italia, che in un manifesto critica aspramente la norma.
Il manifesto
Sostenibilità
Prima di tutto il network affronta il tema della sostenibilità, tanto decantata dai nuclearisti e riferita principalmente al passaggio dalle grandi centrali ai piccoli reattori modulari (Smr-Small modular reactors o Amr-Advanced modular reactors). Queste strutture hanno potenze inferiori (fino a 300 MW) rispetto a quelle tradizionali (fino ad oltre 1500 MW), ma il problema di fondo è che si tratta di impianti ancora sulla carta od in fase sperimentale, visto che ne esistono effettivamente solo quattro, due in Russia e due in Cina.
I piccoli reattori modulari o quelli a fusione su cui punta il nostro Governo non esistono neanche negli Stati Uniti, dove l’azienda “NuScale” ha dichiarato di aver abbandonato il suo progetto Smr, ammettendo la triplicazione dei costi. Stessa cosa in Francia, con “Électricité de France” (Edf) che ha rinunciato al suo piano sugli Smr. A ricordarlo è il chimico del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) Nicola Armaroli, che in un comunicato di inizio giugno diffuso da Energia per l’Italia ha dichiarato che nessuno sa quanto costeranno gli Smr, di sicuro incapaci di abbassare i costi delle bollette. “Per raggiungere gli obiettivi del PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) servirebbero 120 piccoli reattori sparsi in tutta Italia. Chiedo ai parlamentari: è proponibile, in un Paese con il 95% del territorio a rischio sismico e idrogeologico, installare 120 mini-centrali?”, dichiara Armaroli.
Secondo Energia per l’Italia, la realizzazione di questi impianti non farebbe altro che disperdere il rischio nucleare in un Paese densamente popolato come l’Italia, mentre la stessa assenza di un sito definitivo di stoccaggio delle scorie nel nostro Paese impedirebbe il ricorso alle facilitazioni degli investimenti considerati “sostenibili” dalla tassonomia europea.
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“Da ultimo, ogni stima per una possibile commercializzazione appare difficile da immaginare, ma comunque non compatibile con gli impegni assunti per il 2035. Affidare la transizione energetica a una metodologia ancora in fase sperimentale, a fronte di tecnologie pulite e mature (fotovoltaico ed eolico, associati a batterie di stoccaggio), che in questi ultimi anni stanno producendo energia elettrica in quantità pari a molte centrali nucleari, è un chiaro esempio di mala gestione del problema”, ribadisce Energia per l’Italia.
Tempistica
I vincoli di sicurezza a cui sono soggette le centrali nucleari allungano notevolmente i tempi della loro realizzazione, che in altri Paesi hanno addirittura superato pure i 20 anni anche con siti idonei già identificati. Energia per l’Italia fa presente che tali tempistiche sono del tutto incompatibili con gli stringenti impegni assunti dal nostro Paese per la transizione energetica. “Il budget di carbonio corrispondente agli impegni europei dell’Italia, senza riduzioni immediate e progressive delle emissioni, verrebbe esaurito in meno di 10 anni. Il ritorno al nucleare si configura, quindi, come un’arma di distrazione di massa per continuare a usare i combustibili fossili, garantendo ritorni finanziari giganteschi alle Aziende (anche di Stato) del settore fossile, per depotenziare il ricorso alle energie rinnovabili”, scrive il network di scienziati.
Energia per l’Italia calcola che per ottenere una quota simile alla produzione di eolico e fotovoltaico nei primi otto mesi del 2025 (47 terawattora, dati Terna), occorrerebbero almeno 27 reattori modulari da 300 MW.
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Costi
L’energia elettrica da nucleare comporta costi esorbitanti che riguardano la costruzione e manutenzione degli impianti, i materiali impiegati, il trattamento e stoccaggio delle scorie radioattive e la dismissione. Gli impianti italiani di vecchia generazione sono fermi da quasi 30 anni ma hanno appena iniziato la fase di smantellamento. Da questa considerazione nel manifesto sorgono diversi interrogativi: “Tutti gli anni improduttivi passati sono calcolati nei costi? Inoltre, le centrali nucleari sono pensate come centrali di baseload e i costi unitari dell’energia in fase di progetto sono calcolati a produzione costante? Come verrebbero gestiti tali impianti in un sistema energetico in cui, già oggi, le rinnovabili a costi molto inferiori coprono a tratti l’intera domanda? Quali costi aggiuntivi si genereranno?”.
Stando ad alcune analisi indipendenti, il costo per kWh prodotto da reattori nucleari risulta da due a quattro volte maggiore del costo di un kWh prodotto da fotovoltaico e da eolico a terra. Per gli Smr/Amr va poi considerato che il combustibile nucleare è ad alto grado di arricchimento ed a rischio di attacchi terroristici. Necessita quindi di costi maggiorati per la militarizzazione dei siti. “Oggi l’energia nucleare appare decisamente fuori mercato (nessuna nuova centrale in costruzione negli Stati Uniti) e potrebbe essere sostenuta soltanto da larghi finanziamenti statali, come nel caso del colosso francese EDF, che dovrà investire 420 miliardi di euro entro il 2040 per mantenere l’operabilità delle sue centrali ormai obsolete”, si legge nel manifesto.
Accettabilità sociale
Il programma nazionale per il nucleare sostenibile è molto esigente e richiede pure: l’istituzione di un’Autorità per la sicurezza nucleare indipendente; il potenziamento della ricerca scientifica e industriale; la formazione di nuove competenze e l’elaborazione di campagne di informazione e sensibilizzazione. Ebbene, rispetto al periodo dagli anni Cinquanta al primo referendum del 1987, l’Italia ha perso molto in termini di personale, infrastrutture e capacità.
In un Paese dove il dissenso è da sempre molto forte e difficilmente gestibile, riguardando addirittura le nuove installazioni di impianti eolici e fotovoltaici, pare davvero molto complicato riuscire a creare un consenso sociale alla realizzazione diffusa di reattori nucleari. Il manifesto cita ad esempio il caso di Scanzano Jonico nel 2003, quando le proteste popolari costrinsero l’allora governo in carica a rinunciare al progetto di deposito nazionale delle scorie radioattive, ancora oggi inesistente. I nostri 31.159 metri cubi di rifiuti radioattivi si trovano in depositi temporanei presenti in otto Regioni, in attesa di una sistemazione definitiva. “Le scorie restano pericolose per 300 anni. Se non si riesce a trovare un sito per quelle che abbiamo già, come si fa a costruire nuove centrali”, commenta Armaroli.
Indipendenza energetica
Il più grande produttore mondiale di uranio è “Rosatom”, una società di proprietà del governo russo. Tra il 2021 ed il 2025 il prezzo dell’uranio è salito del 137%, mentre gran parte della produzione mondiale (43%) resta concentrata in Kazakistan. Bastano queste poche considerazioni per capire che il nucleare non è in grado di garantire l’indipendenza energetica. Perfino le sanzioni contro la Russia hanno dovuto escludere il materiale nucleare, proprio per non incorrere nel rischio di spegnimento dei reattori europei.
“In questo clima di incertezza e insicurezza – non dimentichiamo i rischi legati alla guerra intorno alla centrale di Zaporižžja che stanno creando una situazione estremamente fragile e pericolosa – appare privo di ogni ragionevolezza riaprire oggi il discorso di costruzione di nuove centrali nucleari”, sostiene il manifesto.
Il doppio binario: nucleare civile “pacifico” e portaerei atomiche
Nel recente comunicato già citato, Armaroli, la chimica Margherita Venturi dell’Università di Bologna ed il fisico Vittorio Marletto hanno fatto riferimento pure al doppio binario governativo. Se da un lato, infatti, il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin assicura che gli Smr non saranno utilizzati a fini militari, dall’altro la Marina Militare italiana prevede di costruire una portaerei a propulsione nucleare entro il 2040, mentre il Ministero della Difesa ha avviato il Programma Minerva (Marinizzazione di Impianto Nucleare per l’Energia a bordo di Vascelli Armati), atto a studiare la fattibilità tecnica dell’integrazione di reattori di quarta generazione su sommergibili, portaerei, fregate e incrociatori della nostra Marina.
“L’espressione ‘vascelli armati’ chiarisce immediatamente l’intento, in contrasto con le dichiarazioni puramente civili del governo che racconta una storia – quella del nucleare buono per l’ambiente – e ne segue un’altra, quella militare, nelle stesse stanze”, denuncia Venturi, che smentisce pure la minor dipendenza energetica dall’estero con il nucleare civile o meno, affermata da Pichetto Fratin.
“Sconcerta anche la leggerezza con cui il capo di Fincantieri Folgiero racconta di un futuro impegno dell’azienda cantieristica di stato nello sviluppo di navi commerciali al plutonio, elemento artificiale estremamente radioattivo utilizzato comunemente per la costruzione di bombe nucleari. Se una delle sue navi atomiche venisse assalita in mare i pirati potrebbero impadronirsi del plutonio e farsi la bomba. Per scongiurare eventi simili la navigazione commerciale andrebbe militarizzata e questo è francamente inaccettabile”, aggiunge Marletto.
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100% rinnovabili
Per il nostro futuro energetico, il network di scienziati propone l’obiettivo di raggiungere il 100% da energie rinnovabili entro il prossimo decennio. Un qualcosa di non utopico, perché le tecnologie ci sono (solare, eolico, geotermia, idroelettrico, batterie e altri accumuli), i costi risultano inferiori a qualsiasi fonte fossile o nucleare, mentre i tempi di realizzazione sono brevi. Quel che pare mancare è solo la volontà politica. “Ascoltate la scienza, non le lobby. Smettetela di inseguire miraggi nucleari che ci renderanno dipendenti da chi ha combustibile e tecnologia e che riempiranno il Paese di scorie e centrali pericolose. Il futuro è nelle rinnovabili. E si può fare subito”, l’appello di Energia per l’Italia rivolto al Parlamento ed al Governo.
[Credits foto: JamesQube su Pixabay]
