La Coppa del Mondo 2026 è alle porte, ma il tanto atteso evento calcistico ha già un protagonista indiscusso: il cambiamento climatico.
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C’è tanta attesa attorno alla Coppa del Mondo 2026, che dall’11 giugno al 19 luglio vedrà impegnate quarantotto nazionali di calcio sui campi di Canada, Messico e Stati Uniti. Un evento senza precedenti che alla vigilia sta già facendo molto parlare e non certamente in termini di sport e pronostici.
Oltre alla mancata partecipazione dell’Italia e alle controversie dovute agli attuali scenari di guerra che si intrecciano inevitabilmente alla ricorrenza sportiva, c’è un dato preoccupante che non passa inosservato ad addetti ai lavori, atleti e spettatori.
Questa del 2026 sarà la Coppa del Mondo più calda di sempre, con temperature che rischiano di condizionare non poco la tenuta dei giocatori in campo e del pubblico sugli spalti. Considerando i cooling break, eventuali tempi supplementari e rigori le partite rischiano di diventare prove di forza estenuanti ed interminabili prima ancora che match combattuti.
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Se un tempo le nazionali si allenavano per potenziare la propria tecnica e per rodare gli schemi in campo, in vista della Coppa del Mondo del 2026 i commissari tecnici non dovranno sottovalutare un allenamento mirato a resistere, se non sopravvivere, al caldo previsto in modo da non trasformare le partite in una sorta di Squid Game in mondovisione.
Lo sa bene il commissario tecnico dell’Inghilterra, Thomas Tuchel che, come riportato dalla BBC, ha preparato i suoi ragazzi invitandoli ad andare in vacanza ai Caraibi per abituarsi al clima del torneo, e non certo quello competitivo. Per l’allenatore, infatti, il successo sul campo dipenderà anche dalla capacità delle squadre di gestire al meglio le condizioni climatiche stressanti durante le gare.
Proprio per questo, i calciatori di Sua Maestà hanno svolto la preparazione atletica in tende riscaldate appositamente per simulare le condizioni climatiche del torneo, come riporta ESPN.
La stessa testata racconta che, in sede di allenamento, il mister ha fatto indossare ai suoi atleti delle capsule digitali progettate per misurare la loro temperatura corporea e quanto rapidamente riuscissero a raffreddarsi.
Risulta chiaro che la Coppa del Mondo risentirà non poco degli effetti del cambiamento climatico e, mentre le nazionali adottano strategie specifiche per adattarsi, è importante considerare di contro che proprio un evento di tale portata ha un suo impatto significativo sul nostro Pianeta.
La sola distribuzione degli incontri in tutto il Nord America implica una mole incredibile di lunghi spostamenti di squadre e tifosi, con emissioni di carbonio che secondo il New Weather Institute nel suo rapporto Fifa’s Climate Bilnd Spot raddoppieranno le tonnellate di CO2 prodotte mediamente dai più recenti mondiali.
Il caldo, però, non è l’unica condizione con cui il cambiamento climatico rischia di farsi sentire durante la Coppa del Mondo 2026. Allarme e preoccupazione anche per eventi climatici estremi come i fulmini. Soltanto qualche giorno fa, l’amichevole pre-mondiale tra Arabia Saudita e Portorico giocata ad Austin, in Texas, è stata sospesa per oltre un’ora e mezza a causa dell’allerta.
Che sia per il caldo o per le saette, si prospettano partite interminabili che potrebbero ovviare al problema del fuso orario. Resta il fatto che uno degli eventi sportivi più attesi e seguiti al mondo debba inevitabilmente piegarsi e modellare il proprio volto dinanzi alla realtà dei fatti.
Un cambiamento climatico impetuoso che non si fronteggia apportando modifiche alla liturgia del singolo evento (si ipotizza di spostare la Coppa del Mondo in un’altra stagione), ma attuando realmente dei protocolli drastici e determinanti frutto dell’incontro tra i rappresentanti di tutto il mondo, riuniti attorno ad un tavolo e non ad un pallone.
[Photo Credits: Steve Evans via Wikimedia Commons]
